Nel cuore di Lodi, il linguaggio dell’arte contemporanea incontra l’immaginario pop dei supereroi e lo ribalta, lo interroga, lo rende sorprendentemente umano. “We Are All Superheroes”, la mostra che inaugura oggi 22 marzo 2026 al Museo Folligeniali di Lodi, non celebra l’eroe perfetto: lo smonta, lo attraversa, lo restituisce nelle sue crepe.
Il risultato è un percorso espositivo che vibra di contrasti e riflessioni, dove la forza convive con la fragilità e la maschera diventa il simbolo più potente del nostro tempo. In una società ossessionata dalla performance e dalla necessità di apparire all’altezza, gli artisti chiamati a raccolta dalle curatrici Alessandra Pierelli e Francesca Baboni mettono in scena un’umanità che non ha paura di mostrarsi imperfetta.
Non si tratta solo di una mostra, ma di una narrazione corale che intreccia generazioni e linguaggi. Accanto agli artisti affermati, i giovani della Scuola d’Arte Bergognone di Lodi partecipano attivamente a questo processo di rilettura, portando uno sguardo fresco, diretto, spesso disarmante.
Le opere si muovono tra estetiche e media differenti, ma tutte convergono su un punto: la decostruzione del mito. Gus Andy sfrutta le potenzialità dell’intelligenza artificiale per creare figure iper-realistiche, sospese tra cinema e simulazione. Fabrizio Ceccarelli imprime sulle superfici l’energia del neo-pop, con graffiti che pulsano di colore e ritmo urbano. I collage di Felipe Cardeña esplodono in visioni caleidoscopiche, frammentate, quasi destabilizzanti, mentre Giulia Maglionico porta in primo piano il tema dei diritti, affrontando con forza le questioni legate alle donne e alle minoranze.
Al centro, come un nodo concettuale, la ricerca di Alessandra Pierelli sul tema della maschera e dell’identità: un’indagine tridimensionale che affonda le radici nella celebre intuizione di Oscar Wilde, secondo cui è proprio indossando una maschera che si riesce a dire la verità. Una provocazione che, in questo contesto, assume una risonanza particolarmente attuale.
Anche Francesca Baboni, nel suo testo critico, insiste sulla natura ambivalente del supereroe: figura mitologica contemporanea, perfetta e anonima, capace di agire per il bene collettivo ma inevitabilmente intrappolata in una doppia identità. Un parallelo che trova eco nel mondo della street art, dove l’anonimato diventa cifra espressiva e atto politico.
In questo scenario, il Museo Folligeniali si conferma come uno spazio dinamico, capace di accogliere e valorizzare linguaggi diversi. Lo sottolinea anche Samuele Frosio, responsabile artistico, che vede nell’arte un linguaggio universale capace di integrarsi con l’identità ibrida del museo, dove musica, cultura visiva e design convivono in un equilibrio fertile.
“We Are All Superheroes” resta visitabile gratuitamente fino al 30 giugno 2026, offrendo non solo un’esperienza estetica, ma un’occasione per interrogarsi sul proprio ruolo, sulla propria maschera, sulla propria idea di forza. Perché, in fondo, il vero superpotere oggi potrebbe essere proprio questo: accettare la propria vulnerabilità.



