21Art presenta il calendario della stagione primaverile 2026 articolato tra Treviso, Rome e Monte Carlo, costruendo un programma che mette in relazione tre figure centrali del contemporaneo: Mario Ceroli, Ahmet Güneştekin e Jan Fabre. Tre progetti distinti, ma coerenti nella costruzione di una linea che insiste su materia, memoria e dimensione simbolica, elementi che attraversano l’intera programmazione.
La stagione si apre a Treviso con “L’ultima Utopia. Ceneri e germogli, cronache dal Presente”, mostra di Mario Ceroli a cura di Cesare Biasini Selvaggi, visitabile dal 16 aprile al 31 luglio 2026. Il progetto si sviluppa come una installazione ambientale in cui l’artista costruisce un sistema di contrasti visivi e materiali. Una distesa di pietre dorate, attraversabile e concreta, si configura come metafora di ambizione e tensione verso l’alto, mentre inserti lignei blu lapislazzulo introducono una dimensione spirituale e immateriale. A completare il dispositivo, reti metalliche ossidate evocano scenari di conflitto e fragilità contemporanea. Il lavoro non propone nuove forme, ma lavora sulla trasformazione di elementi già esistenti, costruendo una narrazione in cui la materia diventa testimonianza storica e tensione metafisica.
A Roma, dal 30 aprile al 15 settembre 2026, la personale di Ahmet Güneştekin, curata da Sergio Risaliti, sviluppa il progetto “Testimoni del tempo”, articolato attorno al tema della memoria come sistema stratificato. Le opere – tra cui ceramiche, rilievi, elementi tessili e lavori a tecnica mista – costruiscono un linguaggio visivo che intreccia mitologia, simbolo e archeologia. Il grande Atlante del mondo (2026), rilievo circolare a spirale con superficie riflettente, introduce una dimensione percettiva che coinvolge direttamente lo spettatore, trasformando l’osservazione in esperienza. L’intero percorso insiste su una temporalità non lineare, in cui il passato non viene archiviato ma continua a riemergere attraverso immagini e forme, costruendo una riflessione sulla persistenza della memoria collettiva.
Il programma si completa con l’apertura della nuova sede di 21Art a Montecarlo, inaugurata dalla mostra “Allegory of caritas (an act of love)” di Jan Fabre, a cura di Melania Rossi. L’esposizione riunisce circa cinquanta opere e attraversa diversi linguaggi, dai disegni realizzati con il sangue alle sculture in corallo rosso, fino a lavori legati alla dimensione autobiografica. Il progetto si concentra su una riflessione sulla vita, la nascita e la trasformazione, costruendo un sistema allegorico in cui elementi intimi vengono tradotti in forme universali. Le opere in corallo, in particolare, introducono una componente materica fortemente caratterizzata, in cui la natura organica si intreccia con una dimensione simbolica stratificata.
Nel loro insieme, queste tre mostre delineano un percorso che attraversa contesti geografici e culturali differenti, mantenendo una coerenza tematica centrata sulla relazione tra materia e significato, tra costruzione formale e dimensione narrativa. 21Art articola così una programmazione che non si limita alla successione di eventi espositivi, ma costruisce una traiettoria capace di mettere in dialogo pratiche artistiche diverse, evidenziando come la ricerca contemporanea continui a interrogare il presente attraverso dispositivi visivi complessi e stratificati.



