A Cernobbio la leggerezza poetica delle sculture di Davide Dall’Osso

“Bisogna ricordarsi della gente, se ce ne dimentichiamo, a cosa serve l’arte?”. Una semplice frase, oggi non così banale, pronunciata dall’artista Davide Dall’Osso, che descrive perfettamente gran parte del suo pensiero critico. Quella di Dall’Osso è un’arte per le persone, che pone al centro dell’esecuzione il dialogo e la partecipazione collettiva

La relazione con il pubblico e l’interesse verso il coinvolgimento emotivo degli spettatori sono al centro di tutte le mostre dell’artista, come per la più recente personale intitolata Tracce e curata da Francesca Bogliolo. L’esposizione fa parte del progetto triennale Ombre e Presenze, portato avanti dal Comune di Cernobbio – dove si dispiega la mostra – e dalla Galleria GALP, che prevede tre esposizioni di arte diffusa, ognuna della durata di sei mesi circa. Inaugurata sabato 14 marzo, la personale di Dall’Osso sarà infatti visitabile per le strade della città di Cernobbio fino al 4 ottobre 2026.

Sul bellissimo panorama del lago di Como, le opere si legano perfettamente al contesto naturale che gli fa da sfondo. Con la loro importante presenza scenica, catturano l’attenzione di chiunque sia di passaggio, ma senza alterare lo spettacolare ambiente nel quale sono immerse. Attraverso un materiale semitrasparente, come il policarbonato e il plexiglas, le opere si muovono nel vento grazie alla loro leggerezza, sia fisica che poetica, correnti d’aria che diventano sculture

Ritratto dell’artista Davide Dall’Osso

Nato come attore di prosa, Davide Dall’Osso intraprende la strada attoriale fino al 1999, anno in cui inizia a esprimere la sua poetica non più attraverso la parola ma tramite la scultura. Nel 2014 assieme a Maria Vittoria Gozio, sua compagna di vita e di lavoro, fonda l’Atelier Dall’Osso snc. L’utilizzo della plastica, proveniente da scarti industriali di plexiglas e policarbonato, deriva dalla particolare attenzione dell’artista verso questioni ecologiche. Grande sostenitore dell’economia circolare e delle infinite possibilità creative che si nascondono dietro apparenti scarti, Dall’Osso fa di quest’ideologia il suo manifesto, dando nuova vita ai suoi materiali. Uno degli obiettivi dell’artista è infatti anche quello di sensibilizzare chi incontra le sue opere ai temi del riciclo e della sostenibilità ambientale.

Il titolo della mostra, Tracce, prende ispirazione dalla poesia “Per un teatro clandestino” di Antonio Neiwiller, letta dall’artista in occasione dell’inaugurazione. Neiwiller parla di “un’arte clandestina / per mantenersi aperti, / essere in viaggio ma lasciare tracce, / edificare luoghi, / unirsi a viaggiatori inquieti”. Le opere di Davide Dall’Osso si fanno tracce materiali di esperienze intangibili, raccontando di resilienza, rinascita, coraggio civile, emancipazione, sete di conoscenza, giustizia, cambiamento, empatia, amore. L’artista spiega che il pubblico è invitato a confrontarsi con le proprie emozioni, a lasciarsi pervadere da sentimenti dimenticati e da storie passate.

Il percorso espositivo, che prevede 15 installazioni (e complessivamente circa 60 sculture), dissemina come poesie visive le opere di Dall’Osso in vari punti della città, da quelli più noti e turistici a quelli più periferici e isolati, coinvolgendo in questo modo tutti i cernobbiesi così come i turisti di passaggio. Il titolo di ogni scultura si rifà a un verso della poesia di Neiwiller, che l’artista imprime sul retro dell’opera, come nascosto. Il percorso si conclude alla Galleria GALP, la quale presenta una serie di altri lavori dell’artista. Fondata nel 1984 a Olgiate Comasco da Mauro Colombo e Paola Catelli, la galleria è diventata presto un punto di riferimento per l’arte contemporanea, con un focus su quella italiana. 

Davide Dall’Osso, “Volti”, fusione di policarbonato

Le sculture di Davide Dall’Osso vivono il territorio con coloro che lo abitano tutti i giorni e forse proprio per questo, il progetto è riuscito a creare una fitta rete collaborativa con i commericianti del luogo. Dal macellaio che ha gentilmente offerto la sua corrente per l’installazione di una scultura davanti al suo negozio, a tutti i cittadini che hanno dato il proprio contributo per il montaggio delle opere. Tracce non vuole portare le persone nei musei ma l’arte alle persone, facendosi essa stessa spazio in un ambiente familiare, diversamente dalle istituzioni museali o dalle gallerie, spesso considerate elitarie e invalicabili dal grande pubblico. L’obiettivo della mostra è quello di dimostrare alle persone che ognuno possiede già gli strumenti per capire e interpretare l’arte contemporanea. Ogni opera ci fa comprendere qualcosa di noi stessi, portandoci a una maggiore consapevolezza della nostra interiorità, attraverso l’ascolto di quello ci circonda e dei nostri moti interiori. 

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Alice Taraboi
Alice Taraboi
Laureata in Discipline della Valorizzazione dei Beni Culturali all’Accademia di Belle Arti di Brera, il suo interesse si concentra prevalentemente verso l’arte contemporanea. Per questo motivo, da un anno a questa parte, sta lavorando presso la struttura museale del MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, grazie al Servizio Civile Universale. Ricoprendo diversi incarichi tra cui lo svolgimento dei laboratori didattici con i bambini delle scuole, l’allestimento e il disallestimento delle mostre in esposizione e la stesura di didascalie esplicative, scopre la realtà museale sotto diversi aspetti.

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