A chi non ha potuto sognare: l’omaggio di Maria Dompè alle donne invisibili a Villa Carlotta

Tra le suggestive rive del lago di Como si erge una splendida villa storica che con un parco di quasi dieci ettari, unisce il museo a un giardino botanico senza eguali. Ed è proprio in quest’incredibile location che si erge l’installazione permanente dell’artista Maria Dompè.
Il 26 giugno è stato presentato al pubblico To the women who are not allowed to fulfill their dreams! / A tutte quelle donne a cui non è permesso realizzare i propri sogni!, due interventi artistici che nella loro diversità ritrovano il medesimo fine. Uno permanente, l’altro effimero, i due progetti seppur apparentemente in contrasto, sono però accomunati dall’elemento naturale reso protagonista.

Ph Ugo Ambroggio di Aleph

A cura di Elena Di Raddo, le due installazioni sono dedicate e ispirate alle donne costrette a rinunciare ai propri sogni, come lo è stata la Principessa Carlotta di Prussia, proprietaria della Villa e morta prematuramente durante il parto, alla giovane età di 23 anni, dando alla luce il terzo figlio. Figura centrale nella storia del luogo, il progetto di Maria Dompè diventa anche forma di rivalsa non solo per la Principessa ma anche per chiunque si senta marginalizzato dalla storia dominante. È così che arte, storia e natura si intrecciano all’interno di un luogo magico. 

Non è la prima volta che la Villa punta sull’arte contemporanea come mezzo per far conoscere il parco e come strumento di riqualificazione. Quasi ogni due anni infatti, l’Ente Villa Carlotta propone mostre temporanee, portando avanti la tradizione originale degli antichi proprietari dell’edifico, come Duca Giorgio II, appassionato d’arte e grande collezionista. Centrale in questo luogo è la relazione tra l’interno e l’esterno, vera punta di diamante della Villa. Non solo l’arte ma anche la botanica era il grande amore del Duca che faceva arrivare a Como da luoghi esotici e dagli angoli più remoti della terra, piante ed essenze rare. Nel giardino nulla è lasciato al caso ed è evidente il lavoro scenografico che fece il Duca nel restituire quel senso di meraviglia e stupore che chiunque prova, percorrendo i sentieri del giardino, oggi così come allora. 

Ph Ugo Ambroggio di Aleph

Proprio al confine con la zona boscosa del parco, sulla soglia del giardino storico della Villa, Maria Dompè dà vita alla sua installazione permanente, creando un collegamento tra le due aree, rendendo così possibile un dialogo tra le parti senza stravolgerne la conformazione naturale. Si tratta di un vero e proprio progetto di riqualificazione paesaggistica, realizzato grazie alla costante collaborazione con gli esperti giardinieri di Villa Carlotta, diventando quasi un’opera partecipata.

Ed è proprio qui che sta la vera forza del lavoro di Maria, il coinvolgimento di personale esterno che conosce il giardino e le sue piante e ne sa a memoria profumi e colori. Forse scontata ma fondamentale è infatti la manutenzione dell’installazione che, essendo costituita da alberi e fiori, deve resistere al clima e alle intemperie. Proprio per questo infatti, ancora prima di lavorare sul campo vi è una lunghissima fase di ricerca arborea, inevitabile per la buona riuscita del progetto. L’artista, che da diversi anni porta avanti una ricerca legata alle installazioni ambientali site-specific, si è dovuta far affiancare da specialisti del settore botanico, non per una sua incapacità o mancanza, ma perché per lavorare col naturale è necessaria una particolare delicatezza e attenzioni speciali che per un tipo d’arte più tradizionale non occorre porsi. Composta da piante perenni come amelanchier e magnolie, ma anche fiori come agapanto, gaure, aster e diversi tipi di edere, l’installazione ha una forma concentrica, pensata come un luogo per il riposo e la meditazione, in cui i visitatori possono fermarsi a riflettere o anche semplicemente a rilassarsi, durante le loro passeggiate nei giardini della Villa. 

Ph Ugo Ambroggio di Aleph

Nella sala dei gessi, circondata da magnifiche sculture, è stata invece esposta per un solo giorno l’opera effimera, che porta lo stesso titolo di quella permanente, come fossero due facce della stessa medaglia. L’installazione coinvolge diversi sensi, non solo la vista ma anche udito e olfatto vengono attivati attraverso profumi d’incenso e armoniose melodie di musiche gregoriane, rielaborate da Dompè con l’inserimento di alcune registrazioni dei rumori della natura, come il vento tra gli alberi o l’acqua del fiume che scorre.

Dal forte sapore orientale, sicuramente dovuto dai frequenti viaggi in India dell’artista, l’opera è composta da piccoli fazzoletti di tessuto bianco, utilizzato dalla donne indiane per i loro sari. Il tessuto del sari bianco ha una valenza particolare, perché viene indossato dalle donne quando diventano vedove, in alcuni casi costrette a mangiare esigui pasti e a dormire per terra, come se la morte del marito le azzerasse come persone. Maria Dompè sceglie proprio questo tessuto come simbolo di rivendicazione della loro identità silente. Raccolti e assemblati dall’artista durante l’anno, i tessuti sono stati ricamati dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera, motivo per cui sono molto diversi tra loro e trattano le tematiche più svariate come l’insicurezza, la paura o la ricerca della libertà.

Anche in questo lavoro il legame col naturale è molto forte, sono infatti presenti petali di svariati tipi di fiori, come rose bianche, ortensie, garofani cinesi e di diverse tonalità di viola, senza dimenticare la presenza del riso, disposto in grande quantità lungo la forma circolare dell’installazione. Appena entrati nella sala dei gessi, ci accorgiamo subito di essere stati trasportati in un’altra realtà, più mistica e spirituale, in cui i nostri sensi si attivano immediatamente. 

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