A Major Paris Show Reveals Jackson Pollock’s Early Struggles with Picasso

In questi giorni, le pareti del Picasso Museum di Parigi raccontano una storia di confronto e ispirazione artistica di grande interesse. La mostra parigina, dal nome “Jackson Pollock: Gli anni iniziali (1934-1947)”, rivela le influenze che Picasso ha avuto sulla ricerca artistica del pittore americano, prima che questo abbracciasse definitivamente la tecnica della pittura astratta. Egli fu parte integrante della scena artistica di New York del dopoguerra, dominata dai maschi, e le sue tele sembrano danzare al ritmo del suo istinto e della sua pittura gestuale.

Ma prima di affermarsi come l’icona dell’Espressionismo astratto, Pollock fu profondamente influenzato da vari artisti, tra cui, soprattutto, Pablo Picasso. “Quel maledetto Picasso”, si dice che Pollock abbia commentato una volta, “ha fatto di tutto”. Infatti, prima di trovare la sua via personale, Pollock ha lottato per assorbire le lezioni dell’opera del maestro spagnolo. Eppure, negli anni a venire, Pollock si sarebbe dimostrato sbagliato, sviluppando una sua forma di espressione con la pittura che attingeva anche da altre fonti, come l’arte nativa americana, i muralisti messicani e i surrealisti europei esiliati a New York.

Questa influenza di Picasso sulla creatività di Pollock è chiaramente esposta nella mostra attuale. Molte delle opere in mostra sono raramente viste e offrono uno spaccato molto interessante sulla crescita artistica di Pollock. Tra queste, alcuni lavori di Picasso sono esposti accanto a quelli di Pollock, offrendo un’iscrizione diretta nel dibattito artistico tra i due artisti.

Pollock, sensibile all’opera di Picasso alla fine degli anni ’30 e all’inizio degli anni ’40, nei suoi lavori scompone le figure e utilizza linee geometriche per evocare queste forme dall’opera di Picasso, rendendole in parte astratte. Nel suo dipinto “Head” (1938-1941), per esempio, Pollock rappresenta una creatura simile ad un toro ricorrendo a grandi pennellate e ad una interpretazione molto tormentata. Questo lavoro, in particolare, dimostra come Pollock avesse usato l’intera tela per creare una composizione ad alta tensione sia emotiva che visiva.

Un altro esempio notevole è rappresentato dai suoi disegni psicoanalitici, creati per l’iniziativa del suo terapeuta Jungiano, Joseph Henderson, con lo scopo di trattare la sua dipendenza da alcol. Non sono disegni automatici, ma mostrano con chiarezza quelle che erano le influenze di Pollock in quel periodo, tra cui quella decisiva di Picasso. In quasi tutti questi disegni, per esempio, è possibile riconoscere la presenza di Guernica in qualche modo, insieme all’arte dell’indiano d’America e di figure più astratte e biomorfiche che provengono dal periodo surrealista di Picasso negli anni ’30.

La mostra parigina rivela quindi una sinergia complessa e dinamica tra i due artisti. Benché Picasso fosse sicuramente un punto di riferimento per Pollock, quest’ultimo non ha mai cercato di imitarne lo stile, ma piuttosto di apprenderne le lezioni e di reinterpretarle alla luce della propria sensibilità e ricerca artistica. Un bell’esempio di come il confronto tra artisti possa essere un terreno fertile per la creazione di nuove forme espressive.

Poster for 'No Curves' solo show with a Mona Lisa portrait wearing neon yellow virtual-reality style goggles, set in a vivid geometric collage; includes dates and venue details (free admission).
CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

Il primo Picasso di Milano: al Museo del Novecento la storia di Homme assis tra rivoluzione, antifranchismo e solidarietà internazionale

Da oggi il Museo del Novecento di Milano presenta “Il primo Picasso di Milano. Un Moschettiere tra rivoluzione, antifranchismo e solidarietà internazionale”, un focus a cura di Roberto Pini dedicato alla complessa vicenda di Homme assis del 1967, primo dipinto di Pablo Picasso a entrare nelle collezioni civiche milanesi nel 1972.

I capolavori rinascimentali diventano icone urbane: No Curves porta la tape art alla Biblioteca Ambrosiana

La Sala del Foro Romano, nella Veneranda Biblioteca Ambrosiana, è uno degli spazi più antichi e riconoscibili del centro di Milano. Il luogo, segnato da un impianto romanico, da superfici in pietra e da una configurazione architettonica che conserva una forte leggibilità storica, diventa il punto di incontro tra memoria e linguaggi del presente.

Chiara Camoni a Casa Zegna: la materia diventa paesaggio, corpo e rito

È il tempo della materia. Si plasma e si modella con altre sostanze, spesso organiche. Dà forma a sculture e rappresentazioni di corpi e oggetti, installazioni e presenze che appartengono al mondo: quello terreno, con i suoi elementi, e quello spirituale con i suoi accadimenti. Sono fatte di terra, organismi vegetali, arbusti, fiori, sabbie recuperate in natura, qui dove si sono scontrate le placche tettoniche milioni di anni fa, divise dall'oceano Tetide.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui