A Prato una mostra su mezzo secolo di sperimentazioni “informali”

La Galleria Open Art di Prato inaugura la mostra “Informally Speaking. Una grammatica universale”, un’esplorazione delle esperienze artistiche informali italiane e internazionali che si estende dagli anni Cinquanta del Novecento ai primi decenni del nuovo millennio. Aperta dal 14 dicembre 2024 al 1 marzo 2025, l’esposizione propone un viaggio attraverso più di mezzo secolo di storia dell’arte, evidenziando la varietà e la complessità di un linguaggio capace di superare confini geografici e culturali.

L’evento, che sarà inaugurato sabato 14 dicembre alle ore 17.30, è corredato da una monografia (Edizioni Masso delle Fate, 2024), con testi critici a cura di Maria Letizia Paiato. La curatrice sottolinea come la selezione di opere in mostra consenta di percepire “un’invisibile linea fluida capace di restituire la complessità, ma anche l’unità di un panorama di esperienze internazionali”, trasformando “Informally Speaking” in una delle esposizioni più significative del panorama privato degli ultimi anni.

Attraverso i dipinti e le installazioni presenti, emerge un dialogo tra alcuni dei nomi più rappresentativi dell’arte informale: da Alberto Burri e Jean Dubuffet a Toti Scialoja, da protagonisti dell’Espressionismo Astratto americano come Sam Francis, Norman Bluhm, Conrad Marca-Relli e Paul Jenkins a maestri della sperimentazione come Jiří Kolář, Renata Boero e Jacob Hashimoto. La presenza di questi trentuno artisti, appartenenti a contesti e generazioni differenti, testimonia la pluralità di approcci che hanno arricchito il linguaggio informale, dalla dimensione gestuale alla riflessione sull’astrattismo geometrico e sul collage.

La Galleria Open Art, sin dalla sua fondazione, si è distinta per l’attenzione alle correnti artistiche nate nel secondo dopoguerra, con un focus particolare sugli sviluppi dell’arte gestuale, dell’Espressionismo Astratto e dei linguaggi astratto-geometrici. Protagonisti delle sue esposizioni sono spesso stati artisti come Toti Scialoja, Gerard Schneider e Jiří Kolář, le cui opere confermano la straordinaria vitalità e l’attualità del messaggio informale. Questa nuova esposizione ne ribadisce il ruolo centrale, collocandoli in un contesto internazionale accanto a figure del calibro di Roberto Matta, Ben Nicholson e Bruno Querci.

Tra gli artisti esposti si trovano anche nomi di grande rilievo come Walter Fusi, Osvaldo Licini, Paolo Scheggi, Fernando de Szyszlo e Mauro Reggiani, che incarnano la continua evoluzione del linguaggio informale e il suo dialogo con temi filosofici, politici e poetici. La mostra diventa così un’occasione per riflettere sulle trasformazioni dell’arte nel tempo e sulle diverse risposte che essa ha saputo offrire alle inquietudini di epoche complesse.

La selezione delle opere include dipinti, disegni e collage, con una particolare attenzione ai contributi provenienti dall’Espressionismo Astratto americano e alle influenze reciproche tra le avanguardie europee e le sperimentazioni statunitensi. Il visitatore sarà invitato a immergersi in un percorso che attraversa l’intero spettro delle possibilità espressive dell’arte informale, offrendo una lettura ricca e stratificata del suo significato culturale.

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