A St. Moritz nasce Der Pavilion: il progetto di Giorgio Pace che vuole trasformare l’Engadina in una destinazione culturale

In Engadina qualcosa sta cambiando. Accanto allo sport e all’immaginario alpino tradizionale, cresce la richiesta di contenuti culturali capaci di intercettare un pubblico internazionale, abituato a viaggiare tra fiere, musei e destinazioni creative. In questo scenario si inserisce Der Pavilion, il nuovo progetto ideato da Giorgio Pace, che ha l’ambizione di costruire nel tempo una vera e propria destinazione culturale per St. Moritz.

Pace, attivo da anni nel territorio e forte di una rete consolidata di relazioni, immagina un percorso in due tempi: da un lato una programmazione diffusa e temporanea, dall’altro la proposta – in fase di costruzione con la città – di uno spazio permanente che possa accogliere stabilmente attività artistiche durante tutto l’anno.

Giorgio Pace_01 Ph.Agostina Schenone

Come nasce l’idea di Der Pavilion?

«Con la città di St. Moritz abbiamo iniziato a riflettere su una programmazione culturale che potesse estendersi oltre la stagionalità», spiega Pace. «Ma mancava un luogo fisico. Da qui la proposta di pensare a uno spazio futuro, permanente, che possa diventare la destinazione di questi progetti». L’iter istituzionale richiederà tempo (si parla di diversi anni) e proprio per questo Der Pavilion prende forma già ora come piattaforma attiva: una sequenza di eventi che anticipano e raccontano la visione di una struttura continuativa.

Der Pavilion_Singular Voices_01 Ph. Agostina Schenone

Qual è il primo capitolo di questa programmazione?

«Il progetto inaugurale, che ha avuto luogo in questo mese di febbraio, s’intitola Singular Voices: una costellazione di mostre dedicate a singoli artisti e designer, concepite come un formato ibrido tra fiera e ciclo espositivo. Non una manifestazione concentrata in pochi giorni, ma un programma che si sviluppa per oltre un mese, accompagnato da conversazioni, momenti di approfondimento, ma anche concerti ed esperienze immersive. L’approccio è dichiaratamente curatoriale, con un’attenzione quasi museale. Tra gli approfondimenti presentati figurano nomi storici come Andrea Branzi e Gio Ponti, ma anche esponenti di spicco della contemporaneità come Wael Shawky e Vanessa Beecroft, inseriti in un contesto che privilegia la qualità e la selezione naturale rispetto alla quantità».

Quale risposta ha avuto dal pubblico?

«Molto positiva». Il progetto, volutamente selettivo, ha intercettato un pubblico curioso e competente. «Anche il sistema alberghiero locale ha contribuito alla diffusione dell’iniziativa, grazie a una rete di contatti che ho sviluppato nel corso degli anni. L’affluenza, composta non solo da residenti ma anche da proprietari di seconde case e turisti abituali, conferma un interesse crescente per proposte culturali strutturate».

Der Pavilion si muove solo nel campo delle arti visive?

«Al contrario, la sua natura è trasversale. Il programma abbraccia musica, gastronomia, design, natura e musica. Dopo Singular Voices, il calendario proseguirà con un Flower Show dedicato a fiori e piante ai primi di luglio, un progetto di opere cantate sempre in estate e, il prossimo inverno, una mostra interamente dedicata al cioccolato. Quattro appuntamenti che ampliano la nozione di cultura, includendo dimensioni sensoriali diverse».

Perché oggi un progetto come questo è necessario in Engadina?

Secondo Pace, il territorio sta vivendo una trasformazione. Sempre più visitatori scelgono di frequentare St. Moritz anche fuori stagione, inclusi i mesi estivi tradizionalmente meno centrali. Non tutti cercano esclusivamente sport o glamour: cresce il desiderio di alternative per il tempo libero, soprattutto tra i più giovani. «C’è molto tempo da colmare, sia tra i locali che tra i visitatori stranieri, e può essere riempito con esperienze interessanti e legate al mondo della cultura», osserva. «Anche il nome che ho scelto riflette questa tensione internazionale: “Der” è una forma tedesca, mentre “Pavilion” è in lingua inglese, e i due termini costituiscono un ibrido che sottolinea l’intenzione di radicarsi nel contesto locale mantenendo uno sguardo aperto».

Der Pavilion_Singular Voices_05 Ph. Agostina Schenone

La mostra Singular Voices, appena conclusa, rappresenta solo un passaggio all’interno di un disegno più ampio. Der Pavilion si configura come un progetto in progress sul lungo termine: una piattaforma che, mentre immagina una casa futura, costruisce già ora un pubblico e una narrazione. In un’Engadina che non vuole essere solo sportiva e mondana, ma anche culturale, la scommessa è trasformare un programma temporaneo in una presenza stabile.

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Martina Bonetti
Martina Bonetti
Fotografa e collaboratrice di numerose testate online e cartacee, scrive di fotografia, design e arte contemporanea. Dopo aver studiato tra Milano e Londra, attualmente si occupa di Digital Communication e Press Office in ambito museale.

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