Negli ultimi anni il concetto di accessibilità nei musei ha progressivamente cambiato significato. Non si tratta più soltanto di eliminare barriere architettoniche, ma di ripensare il modo in cui il patrimonio culturale viene raccontato e condiviso. In questa prospettiva il museo contemporaneo non è semplicemente un luogo di conservazione, ma uno spazio capace di dialogare con pubblici diversi, offrendo strumenti e linguaggi differenti per avvicinarsi alle opere. È in questa direzione che si colloca il nuovo progetto promosso dal Museo del Novecento, che rafforza il proprio impegno verso una fruizione sempre più inclusiva dell’arte del XX secolo.
A partire dal 5 marzo 2026, il museo introduce sei video in LIS – Lingua dei Segni Italiana, realizzati in collaborazione con Ad Artem. I contenuti sono integrati nella webapp del museo e disponibili anche su YouTube, con l’obiettivo di ampliare le modalità di accesso alla collezione permanente e offrire nuove possibilità di lettura delle opere.
L’operazione ha un significato che va oltre il semplice aggiornamento tecnologico. Inserire la LIS nei dispositivi di mediazione museale significa riconoscere che la conoscenza dell’arte passa attraverso molteplici forme di comunicazione. Non esiste un unico modo di guardare o comprendere un’opera: ogni linguaggio apre nuove prospettive interpretative e permette di costruire un rapporto più diretto tra pubblico e patrimonio.
I video approfondiscono sei capolavori della collezione, costruendo un percorso simbolico che attraversa alcune delle tappe fondamentali dell’arte del Novecento. Tra questi compaiono Forme uniche della continuità nello spazio ed Elasticità di Umberto Boccioni, opere che incarnano la tensione dinamica del Futurismo; Femme nue di Pablo Picasso, testimonianza della radicale trasformazione del linguaggio figurativo nel primo Novecento; Struttura al neon di Lucio Fontana, che introduce la dimensione spaziale della luce nell’arte; Merda d’artista di Piero Manzoni, una delle provocazioni più celebri dell’arte concettuale; e infine Lullaby di Maurizio Cattelan, opera che riflette sul rapporto tra memoria, storia e spazio urbano.
La scelta di queste opere non è casuale. Insieme costruiscono una narrazione che attraversa l’intero percorso del museo, dal Futurismo alle sperimentazioni artistiche degli anni Novanta, mostrando come il linguaggio dell’arte si sia trasformato nel corso del secolo. I video in LIS diventano così non soltanto strumenti di accessibilità, ma anche dispositivi di interpretazione culturale.
Il progetto ha inoltre coinvolto gli studenti dell’ITSOS Albe Steiner, che hanno partecipato alla realizzazione e al montaggio dei contenuti audiovisivi nell’ambito di un percorso di formazione scuola-lavoro. Questo aspetto introduce un ulteriore livello di significato: il museo diventa anche luogo di formazione e sperimentazione, dove le nuove generazioni possono confrontarsi con i temi della produzione culturale e dell’educazione museale.
Accanto ai video, il Museo del Novecento amplia anche il proprio programma di attività accessibili con un nuovo calendario di visite guidate dedicate a persone con disabilità visive e uditive, aperte comunque a tutti i visitatori. Tra marzo e giugno tornano infatti le visite tattili del ciclo Arte con-tatto, che si svolgeranno ogni secondo sabato del mese.
Questi incontri offrono un approccio diverso all’opera d’arte. Attraverso disegni a rilievo, tavole tattili e supporti audio, i partecipanti possono esplorare alcune sculture e comprendere meglio la struttura delle opere. In alcuni casi saranno disponibili anche schede in braille. L’esperienza tattile è accompagnata da un racconto che introduce il contesto storico e i movimenti artistici di riferimento, trasformando la visita in un vero e proprio percorso di conoscenza multisensoriale.
Parallelamente il museo propone visite guidate gratuite in LIS, in programma ogni primo giovedì del mese alle 19.30. La presenza di un interprete permette anche alle persone sorde di partecipare pienamente all’esperienza museale, confermando l’attenzione dell’istituzione verso una fruizione culturale realmente condivisa.


