Un bicchiere d’acqua può sembrare un gesto minimo, quotidiano, quasi automatico. Eppure, proprio da lì può nascere un racconto più ampio, capace di tenere insieme salute, ambiente, alimentazione, memoria e immaginazione. È questa la direzione de “i colori raccontano storie® per Nutrire la Biodiversità”, il progetto ideato e curato da Cristina Ciusa che sabato 23 maggio arriva nello spazio Gioco di Triennale Milano, trasformando il tema dell’idratazione in un laboratorio artistico e sensoriale rivolto a bambini e adulti.
Al centro c’è l’idea che la conoscenza non passi solo attraverso la spiegazione, ma anche attraverso il fare: fili, nastri, tessuti, colori e gesti diventano strumenti per avvicinare i più piccoli alla complessità della biodiversità e al ruolo vitale dell’acqua. Il riferimento a Maria Lai, artista che ha trasformato l’intreccio e il filo in linguaggio poetico, relazionale e comunitario, orienta il laboratorio verso una dimensione in cui l’arte non illustra la scienza, ma la rende esperienza condivisa.
Ne abbiamo parlato con Cristina Ciusa, per capire come un progetto nato dall’incontro tra creatività, nutrizione clinica e sostenibilità possa costruire un modello educativo capace di coinvolgere famiglie, ricerca scientifica e istituzioni culturali.

Il laboratorio prende ispirazione da un’opera di Maria Lai, artista che ha fatto del filo, dell’intreccio e del gesto manuale un linguaggio capace di unire racconto, memoria e comunità. In che modo questo riferimento ha orientato la struttura de i colori raccontano storie® e la scelta di far lavorare i bambini con nastri, fili e tessuti per parlare di acqua e biodiversità?
Favola, racconto, curiosità, istinto, libertà oltre i confini rappresentano l’anima ontologica dell’idea creativa de i colori raccontano storie® per Nutrire la Biodiversità che incontra l’opera dell’artista in una dimensione lirica, che parla ai bambini invitati a realizzare un’opera collettiva per creare il migliore dei mondi possibili e lasciar traccia per sé, per gli altri e per l’ambiente. Il progetto nasce dal significato etico e profondo del concetto di Biodiversità. E sceglie luoghi e spazi urbani che corrispondono ai valori e li condividono. Contenitori che diventano essi stessi contenuto. In questa scenografia è stato spontaneo riferirmi a una “tavola-fiaba” che apre al mistero della conoscenza “per farci sentire più uniti”: fili e nastri, che richiamano l’acqua visibile e non visibile, si annodano e si legano. Diversi e inusuali riempiono vuoti e pieni su una grande tela che rappresenta la terra dove l’acqua scorre, penetra, si genera, ci nutre, ci cura e ci fa vivere. Come l’arte relazionale che ideò Maria Lai.

©TessituraGalbiati
Nel progetto l’acqua diventa un “filo conduttore” tra salute, ambiente, alimentazione e comportamenti quotidiani. Quanto è importante, per lei, trasformare un tema scientifico come l’idratazione in un’esperienza artistica concreta, in cui i bambini non ricevono semplicemente informazioni ma costruiscono conoscenza attraverso il fare?
È una responsabilità culturale che mi permette di decodificare temi e linguaggi complessi della scienza con la poetica dell’arte, avvicinando i più piccoli a diventare ambasciatori consapevoli dell’interdipendenza fra salute e sostenibilità del pianeta (Planetary Health Diet). Perché la conoscenza ci rende più liberi e rispettosi di sé stessi, in famiglia, nelle comunità cittadine di riferimento e per l’ambiente. I bambini, edonisti per natura, potranno trasformare una tela di tessuto in un tappeto di colori legati all’acqua che diventano racconti collettivi. Sospesi dal giudizio e liberi da condizionamenti sperimenteranno il “fare”.

Dopo il debutto nella scuola primaria di via Bergognone, il progetto arriva ora nello spazio Gioco di Triennale Milano. Che cosa significa portare questo format in un’istituzione culturale così legata al design, all’arte e alla città, e quanto conta per lei creare un modello replicabile capace di avvicinare famiglie, ricerca scientifica e creatività?
Ogni spazio è diverso, come noi stessi, come una poesia e un’opera d’arte, come la biodiversità. E ogni spazio entra nell’idea creativa in un rapporto di interdipendenza. Sublima la cornice per entrare nell’anima del contenuto, che si plasma nella sua personalizzazione. Il progetto è vocato alla condivisione, alla città, alle famiglie, all’arte come linguaggio universale, e questo luogo, a cui sono molto legata, svela il ritmo di queste relazioni, ne disegna la coerenza. Per la prima volta dedicheremo un’esperienza di gioco e immaginazione anche per i genitori. Il “modello” parte dall’opportunità dei più piccoli di porsi le domande per arrivare deduttivamente alle risposte e condividerle, confrontarsi. Questa pratica va oltre le barriere gnoseologiche, alimentando la curiosità, l’esplorazione e ci permette di pensare in modo “diverso”. Semplificare la complessità è quindi il valore più singolare e affascinante. L’arte contemporanea ha il privilegio di tradurre un messaggio articolato con l’essenzialità di un segno, che diventa forma e sostanza. Si rivela, come la poesia, essere il medium più trasparente e diretto per trasferire e condividere informazioni scientifiche e renderle accessibili a tutti, anche a un pubblico più giovane che costruirà la conoscenza e alimenterà la cultura delle nuove generazioni sul tema della biodiversità. La cultura guida la scienza e l’interconnessione fra i saperi per sviluppare una saggezza condivisa.




