Non tutte le archeologie scavano nel terreno. Alcune lavorano sulle immagini, sui suoni e sui simboli che continuano a riemergere nel presente. Da questa idea nasce Archeologie Eclettiche, la mostra-concerto che, dal 19 settembre al 25 ottobre 2026, mette in dialogo l’artista Felice Levini e il compositore Carlo Crivelli negli spazi del Castello Orsini Colonna di Avezzano.
Promosso dalla Fondazione No Man’s Land con il patrocinio del Comune di Avezzano, il progetto utilizza il passato come un archivio instabile, aperto a combinazioni impreviste. Levini e Crivelli non cercano di ricostruire fedelmente una determinata epoca: prelevano forme, figure, strumenti e sonorità da tempi differenti e li riportano in circolazione. L’antico diventa così un materiale contemporaneo, sottoposto a montaggi, deviazioni e sovrapposizioni.
Il confronto comincia dall’architettura. Il Castello Orsini Colonna, edificio tardo-medievale trasformato e fortificato nel corso dei secoli, non funziona come una cornice neutrale. Le sue sale, il cortile e l’attuale auditorium determinano la forma stessa dell’esposizione. Il visitatore non attraversa semplicemente una successione di opere: entra in un ambiente nel quale spazio, immagini e musica concorrono alla costruzione del racconto.
Nel salone d’ingresso, oggi adibito a teatro, Felice Levini installa tre lavori monumentali appartenenti alla serie Progettare il Caos. Più di trenta metri di figure disegnate a pennarello su carta corrono lungo la parte superiore dell’ambiente come un fregio contemporaneo. Personaggi, avvenimenti e frammenti del Novecento e del presente vengono ordinati in una sequenza che prova a dare struttura alla confusione della storia senza cancellarne le contraddizioni.
Al piano nobile, la mostra assume invece la forma di un’enciclopedia visiva discontinua. Tele puntinate, maschere in ceramica, sculture, disegni e i grandi teli dell’Ottavo Giorno mettono in relazione riferimenti alla storia dell’arte, alla cultura materiale e all’attualità. Alcuni lavori sembrano reperti provenienti da civiltà sconosciute; altri ricordano objets trouvés dei quali è impossibile stabilire immediatamente l’origine.
Levini costruisce in questo modo un vocabolario popolato da immagini riconoscibili ma sottratte al proprio contesto. L’ironia nasce proprio dagli incontri impossibili fra epoche e linguaggi, mentre la storia perde la sua apparente linearità. Non più una successione ordinata di date, ma un deposito nel quale simboli antichi e fenomeni contemporanei continuano a contaminarsi.
Nel cortile, una gigantesca freccia del ciclo Dal Giorno alla Notte appare come precipitata davanti alle mura del castello. È contemporaneamente un segnale, una scultura e un oggetto di ascendenza mitologica. Indica una direzione senza offrire una destinazione certa, introducendo il visitatore in un percorso fondato più sull’associazione che sulla spiegazione.
La componente musicale sviluppata da Carlo Crivelli estende questa stratificazione al suono. Le composizioni preregistrate, integrate da interventi elettronici, vengono diffuse attraverso postazioni collocate nelle diverse sale. La musica non accompagna le opere come un sottofondo, ma modifica la percezione degli ambienti e stabilisce nuove relazioni fra oggetti apparentemente lontani.
Durante l’inaugurazione del 19 settembre e il finissage del 25 ottobre, il dispositivo diventerà un concerto dal vivo, circolare e diffuso. Marco Crivelli alle percussioni, Pasquale Evangelista al pianoforte e il Trio Cardoso alle chitarre si alterneranno in differenti punti dell’area espositiva e dell’auditorium. La tradizionale separazione fra palco e platea verrà sostituita da un’esperienza nella quale il pubblico dovrà muoversi per ricomporre l’esecuzione.
La mostra arriva inoltre in una fase importante per il Castello Orsini Colonna, il cui polo museale è stato riaperto nell’agosto 2025. La Fondazione Carispaq, che finanzia interamente l’iniziativa, ha dichiarato l’intenzione di contribuire alla costruzione di un appuntamento culturale annuale per la Marsica.
Archeologie Eclettiche non prova dunque a riportare in vita il passato, mostra piuttosto quanto il passato sia già presente, nascosto nei simboli che utilizziamo, nelle immagini che riconosciamo e nei suoni che continuano a cambiare significato.



