Il 31 luglio 2025 è scomparso Robert “Bob” Wilson, regista, drammaturgo e artista totale, considerato uno dei maggiori innovatori del teatro del Novecento. Aveva 83 anni e si è spento serenamente nella sua casa di Water Mill, New York, dopo una breve ma grave malattia.
Nato il 4 ottobre 1941 a Waco, Texas, Wilson crebbe in una famiglia conservatrice, affrontando sin da giovane sfide personali come la balbuzie e il difficile rapporto con la sua identità omosessuale. Superò questi ostacoli grazie all’aiuto di Bird “Baby” Hoffman, figura centrale nella sua formazione e futura ispirazione per il nome della sua compagnia teatrale, la Byrd Hoffman School of Byrds.
Dopo aver studiato economia e architettura, si avvicinò al mondo della performance art e nel 1968 fondò il collettivo Byrd Hoffman, dando vita a una nuova forma di teatro visivo, priva di gerarchie narrative e incentrata su luce, gesto e suono. Il suo primo successo fu “Deafman Glance” (1970), opera muta di sette ore, interpretata da un ragazzo sordo che Wilson aveva adottato. Questo lavoro, presentato in Europa, fu subito riconosciuto come un’opera rivoluzionaria.
La consacrazione internazionale arrivò nel 1976 con “Einstein on the Beach”, opera senza trama co-creata con il compositore Philip Glass e la coreografa Lucinda Childs. Il capolavoro, che univa musica minimalista, movimenti coreografici geometrici e un’estetica ipnotica, segnò una svolta epocale nella storia dell’opera e del teatro contemporaneo.
Wilson fu autore e regista di oltre 200 opere teatrali, collaborando con artisti come Tom Waits, Laurie Anderson, Lady Gaga, Isabelle Huppert, Mikhail Baryshnikov e molti altri. Spaziò da Shakespeare a Čechov, da Woolf a Heiner Müller, senza mai rinunciare al suo stile rigorosamente visivo e formale. I suoi spettacoli, spesso della durata di molte ore, erano veri e propri eventi sensoriali, più vicini a installazioni d’arte che a rappresentazioni teatrali convenzionali.
Nel 1991 fondò il Watermill Center, un centro interdisciplinare dedicato alla ricerca artistica, che divenne punto di riferimento internazionale per giovani artisti e performers. La struttura, situata su un vasto terreno boschivo a Long Island, rappresenta ancora oggi l’essenza del suo pensiero artistico: il teatro come laboratorio, l’arte come spazio collettivo di riflessione.
Wilson non fu solo regista: fu anche disegnatore, architetto, scultore e videomaker. I suoi famosi “Voom Portraits”, ritratti video di celebrità immobili davanti alla telecamera, sono considerati capolavori della videoarte contemporanea. Le sue installazioni furono esposte nei musei più importanti del mondo e nel 1993 vinse il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia.
Amato in Europa più che in patria, Wilson ha influenzato generazioni di artisti e ridefinito i confini tra teatro, arte visiva, architettura e musica. La critica lo ha definito “il totem dell’avanguardia teatrale”, capace di coniugare astrazione e rigore con una poetica che sfidava lo spettatore a immergersi in un tempo sospeso, fuori dalla narrazione convenzionale.
Fino agli ultimi giorni della sua vita, Wilson ha continuato a lavorare, progettando nuove opere e curando la programmazione del Watermill Center. Lascia la sorella Suzanne e la nipote Lori, ma soprattutto un’eredità immensa nel mondo della scena e dell’arte.
Il teatro perde un genio. Ma il suo spirito, fatto di luce, silenzio e visione, continuerà a vivere ovunque si alzi un sipario.





