Aki Sasamoto trasforma il caos in poesia: “XYZ” invade Pirelli HangarBicocca

Inaspettata, sorprendente e dai risvolti poetici, XYZ di Aki Sasamoto presso Pirelli HangarBicocca (17 settembre 2026 – 17 gennaio 2027, curata da Roberta Tenconi e Tatiana Palenzona) assembla due decenni di produzione dell’artista giapponese, che vive e lavora negli Stati Uniti, tra New York e il Connecticut. Le installazioni storicamente più significative, realizzate tra il 2005 e il 2026, esemplificano la capacità di Sasamoto nell’esplorare i sistemi relazionali in tutte le loro declinazioni; dai lavori delle origini fino alle recenti opere con elementi cinetici più pronunciati invadono e animano i volumi dello Shed. Se allo stato di quiete la mostra trasmette un senso di sterilità, lo spazio diventa invece frizzante, a tratti caotico, durante le performance dal vivo realizzate dall’artista.

Nata nel 1980 a Kanagawa, in Giappone, Sasamoto ha lasciato casa da adolescente per il Regno Unito. Si è poi trasferita negli Stati Uniti, dove ha iniziato gli studi della matematica per poi virare verso la danza e il teatro. Nel 2007, ha conseguito il MFA presso la Columbia University di New York.

Sono gli anni alla Wesleyan University che formano l’artista, gli anni di esperienze così diverse, gli anni che la allontanano da casa. Ed è proprio la dimensione psicologica che si cela dietro l’allontanamento dal contesto familiare il fuoco che rende vive le sue opere. La matematica, la fisica, il teatro, la danza, sono gli strumenti che un’artista così poliedrica, come Aki Sasamoto, utilizza per indagare temi quali lo scorrere del tempo, l’ansia, l’amicizia, la memoria, e quindi la vita. Sono le piccole cose della quotidianità ad affascinarla, infatti la serie di performance improvvisate spaziano tra cucina, disegno e riflessioni su vita e morte.

“Penso che ci siano due modi di esistere. Uno è in questo mondo (la quotidianità, le relazioni banali, i discorsi con gli altri). Poi c’è quel mondo (creazione, improvvisazione, pensiero introspettivo). C’è anche un vuoto che occupa lo scarto fra questo e quello”.

Il trasferimento a New York, motivato dal desiderio di inserirsi nella scena locale della danza d’improvvisazione e della performance art, l’ha portata a lavorare con una delle figure che più hanno influenzato il suo percorso: la coreografa svizzera Yvonne Meier, con la quale ha collaborato a diverse performance di danza.

Le installazioni di Sasamoto, spesso intitolate in riferimento ad azione e gestualità, trasudano il senso che un’altra configurazione è sempre possibile.

Le sue opere coniugano il quotidiano con la matematica, la fisica e la psicologia, articolando al tempo stesso un vocabolario visivo in cui movimento, suono e oggetti danno vita ad ambienti che molto spesso vengono attivati dall’artista stessa e riflettono sulle differenti sfaccettature di quella tensione che rende tale la vita di tutti noi.

Le sue prime opere mescolano abilmente gesti quotidiani con una narrazione spiritosa che ricorda la forma letteraria giapponese conosciuta come shishosetsu, esaminando attraverso le abitudini la natura della personalità individuale. Parliamo, ad esempio, di Delicate Cycle, installazione e performance realizzate originariamente per lo SculptureCenter di New York nel 2016, in cui si ricrea l’ambiente di una lavanderia a gettoni. L’artista, attraverso l’immagine del programma di lavaggio e al suo delicato movimento ciclico, vuol sottolineare quella costante sedimentazione e riattivazione della memoria, in cui ogni azione e gesto, seppur in continua evoluzione, conservano tracce del passato.

La capacità di cogliere i dettagli più minuti, unita a un profondo rispetto per le piccole cose della vita, è evidente nell’attivazione dell’opera, in cui maneggia un’enorme sfera fatta di lenzuola.

Più che meri strumenti per accentuare queste narrazioni, le sue installazioni diventano elaborate partiture che provocano svolte inaspettate, come in Strange Attractors del 2010. L’opera ruota attorno alla teoria del caos, per essere più specifici ai cosiddetti “attrattori strani”, cioè modelli matematici che descrivono sistemi in cui gli elementi pur seguendo traiettorie imprevedibili, tendono a replicare sempre le stesse configurazioni. Attraverso un ambiente confusionario, invaso da bicchieri sospesi, tubi di cartone, tavolini da bar, diagrammi e schemi matematici alle pareti, Sasamoto va a indagare forme di attrazione reciproca, soprattutto nell’ambito delle relazioni affettive.

Il cibo gioca un ruolo spesso centrale; la sua presenza e dei relativi processi di preparazione costituisce un punto di accesso per mettere in discussione le aspettative di ordine e razionalità, oltre a rappresentare un veicolo per riflettere sulle variazioni di forma, per indagare le relazioni umane e le regole della vita di tutti i giorni.

La sua prima performance, dal titolo cooking show (2005), mirava a decostruire la logica frammentaria dei libri di cucina e dei programmi televisivi culinari. L’opera appartiene alla fase iniziale della sua ricerca, fortemente legata al contesto teatrale, ma anticipatrice di molte delle tematiche che oggi caratterizzano la pratica artistica di Sasamoto: l’utilizzo di oggetti quotidiani decontestualizzati, il cibo come elemento narrativo e l’improvvisazione.

Negli anni più recenti, ha incorporato osservazioni del tempo e degli ecosistemi (sia vegetali che animali) nelle sue narrazioni e nella struttura del suo lavoro. Ed è qui che arriviamo all’opera che apre la mostra, Sounding Lines (2024). Otto molle metalliche sospese delimitano la parte destra dello Shed, intersecandosi tra di loro come fili di una ragnatela, e come tali intrappolano le colorate esche ingigantite usate dai pescatori (sono entrate a far parte del suo vocabolario scultoreo grazie alla passione della famiglia per la pesca) e utensili da cucina. Le molle elicoidali, animate da dei piccoli bracci motorizzati, sono permeate da quella stessa tensione caratterizzante i legami interpersonali, costantemente sospesi tra avvicinamento e distanza.

Ed è qui che entra in campo in maniera prepotente la sua formazione scientifica, i concetti matematici e la fisica, utilizzati come strumenti per indagare tensioni emotive e dinamiche relazionali. I rigidi schemi scientifici vengono trasposti dall’artista per ricreare e analizzare la quotidianità, la sua quotidianità, come anche quella di tutti noi, in balia dell’imprevisto e dell’errore. In balia delle nostre fragilità.

Anche se non riformula la pratica dell’artista, né ne illumina gli angoli meno conosciuti, la mostra, grazie a un allestimento ponderato, costruito sulla conoscenza intima delle creazioni e della loro storia espositiva, enfatizza il modo in cui forma e concetto spesso si materializzano nell’opera di Sasamoto rifiutandosi però, in un certo senso, di finire per essere inserite in schemi interpretativi codificati.

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Andrea Cacàci
Andrea Cacàci
Art dealer e gallery manager presso la Galleria 1/9unosunove di Roma. Laureato in Storia dell’Arte all’Università “La Sapienza” di Roma e con un master in Art Management presso la Luiss BS. Ha sempre dedicato un’attenzione particolare all’arte contemporanea e ultra contemporanea, alle sue dinamiche e al punto d’incontro tra arte ed economia.

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