Alfredo Accatino con Filmmaster: perché la Chiusura di Milano Cortina 2026 è stata diversa da tutte le altre

Per la prima volta nella storia dei Giochi, una Cerimonia Olimpica prende vita dentro un monumento simbolo e in una città patrimonio UNESCO come l’Arena di Verona. Portare lo spettacolo olimpico dentro un luogo che custodisce secoli di memoria significa misurarsi con la storia, con i suoi vincoli materiali e con il suo peso simbolico, trasformando ogni limite tecnico in possibilità narrativa.

Accanto alla Cerimonia di Chiusura Olimpica, prende forma infatti anche l’Apertura dei Giochi Paralimpici, che segna un ulteriore passaggio simbolico: se “Beauty in Action” celebra l’energia trasformativa della bellezza come gesto, “Life in Motion” mette al centro il movimento come condizione universale, superando la retorica dell’eccezionalità per affermare una visione inclusiva e contemporanea dell’umano. Due narrazioni autonome ma complementari, pensate per dialogare tra loro e ridefinire l’immaginario dei Giochi in chiave culturale prima ancora che spettacolare.

Dalla goccia d’acqua come metafora di trasformazione al dialogo tra danza classica, contemporanea e street, fino al confronto con la dimensione televisiva globale che oggi ridefinisce il senso stesso di una cerimonia olimpica e paralimpica, emerge una visione che intreccia spettacolo, cultura e posizionamento internazionale. Perché una Cerimonia non è solo un evento live: è un racconto collettivo che deve parlare al mondo, senza perdere le proprie radici.

In questa conversazione, Alfredo Accatino – presidente di Filmmaster e direttore artistico delle Cerimonie di Milano Cortina 2026 – riflette sul doppio volto di “Beauty in Action” e “Life in Motion”, sulle differenze concettuali tra chiusura olimpica e apertura paralimpica, sul ruolo dell’arte come linguaggio identitario e sulla costruzione di un racconto che tiene insieme tradizione e contemporaneità.

Alfredo Accattino

Per la prima volta una Cerimonia Olimpica si è svolta dentro un monumento e una città patrimonio UNESCO come l’Arena di Verona. Quanto questa scelta è un’opportunità e quanto invece un vincolo creativo?

La risposta è nella domanda: una grande difficoltà soprattutto logistica e metereologica (in caso di pioggia non ci sono coperture e provi di notte al gelo), ma una grande opportunità che ha incantato il pubblico, soprattutto internazionale. Ad avercele (loro) una location così.

“Beauty in Action” e “Life in Motion” sembrano due declinazioni diverse di un’unica idea: il movimento come forma di identità. Qual è la differenza concettuale tra la chiusura olimpica e l’apertura paralimpica?

Sono due volti di una stessa realtà. Nasco come scrittore e sceneggiatore, e per questo la storia è per me fondamentale. Ogni cerimonia “racconta” e lo fa attraverso un percorso, un filo narrativo che parla di italianità, ma anche di valori condivisi che uniscono le due cerimonie.
Tutto nel segno del dinamismo, del movimento, dell’evoluzione. La nostra forza sono le tradizioni, le nostre radici, ma anche la capacità di saper evolvere. La scenografia ispirata alla goccia d’acqua introduce l’idea di ciclo, trasformazione, connessione tra montagna, pianura e mare. È una metafora ambientale, identitaria o politica?

VERONA, ITALY – FEBRUARY 22: Violetta played by Carolina Lopez Moreno performs during the Milano Cortina 2026 Winter Olympics Closing Ceremony on day sixteen of the Milano Cortina 2026 Winter Olympic games at Verona Olympic Arena on February 22, 2026 in Verona, Italy. (Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

La presenza di Roberto Bolle nella chiusura olimpica e di artisti come Emilio Isgrò, Jago, Marina Apollonio o Stewart Copeland nella cerimonia paralimpica segnala una forte centralità dell’arte. È una scelta estetica o una presa di posizione culturale?

Entrambe, con una forte attrazione per l’arte che ha coinvolto nella cerimonia di chiusura anche video artiste come Quayola, Tagliaferro, le foto di Marco Delogu, l’opera di Fumatto.
E Bolle è il caso emblematico. Una stella del balletto classico che per la prima volta “vola”, insieme a Aterballetto, compagnia di danza contemporanea, con il coinvolgimento della scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Eleonora Abbagnato, e poi street dancer e il vincitore di Amici per la danza Ramon Agnelli. Linguaggi diversi che dialogano tra loro.

Lei ha firmato grandi eventi internazionali da Salt Lake City a Rio. Cosa cambia oggi rispetto al passato nella costruzione di una cerimonia olimpica?

Sicuramente l’attenzione per creare non solo show live ma grandi eventi televisivi. 
Critici come Aldo Grasso, che dovrebbe conoscere la televisione, sembrano ignorarla. Ma la Cerimonia di Apertura di Torino 2006 – a cui ho lavorato, che produsse Filmmaster – è rimasta per 20 anni l’evento televisivo italiano più visto al mondo (con due Emmy Award), ora superato dall’Apertura di Milano Cortina. Così la Cerimonia di Chiusura Olimpica a Verona è in testa alla classifica delle Cerimonie di Chiusura Invernali. Cosa che il critico ignorava, avendo parlato di Filmmaster come “casa di produzione pubblicitaria ora specializzata anche nell’organizzazione di eventi live…”, ignorando che abbiamo prodotto tre edizioni olimpiche estive e invernali, come solo due società al mondo hanno saputo fare.

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Mattia Casanova
Mattia Casanova
Laureato in Economia e Gestione degli Eventi Culturali, il suo percorso lo ha portato a specializzarsi in Content Management e Web Design per il settore Artistico. Ha vissuto a Venezia, Londra e Cagliari.

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