Chi è appassionato di storia, archeologia e arte comprende a pieno il fascino di un mistero ancora insondato.
A tal riguardo, l’epopea del quadro “Il Concerto” di Johannes Vermeer, uno dei dipinti più preziosi al mondo, svela una trama dai surridenti contorni noir.
L’opera, idilliaca rappresentazione di tre figure dell’alta borghesia del XVII secolo immersi nella suadente eufonia dei loro strumenti musicali, era appesa tra i capolavori del Museo Isabella Stewart Gardner di Boston fino al 18 marzo 1990.
Quella fatidica notte, due malviventi, travestiti da poliziotti, raggirarono la sicurezza del Museo, requisendo 13 capolavori all’interno.
L’ardita impresa, uno dei più audaci colpi nella storia dell’arte, provocò un danno inestimabile, valutato ironicamente in 500 milioni di dollari.
Prima di affrontare il clamoroso furto e le sue ripercussioni, facciamo un passo indietro per esaminare più da vicino il dipinto.
“Il Concerto”, firmato dal prolifico maestro olandese Johannes Vermeer intorno al 1665, si distingue per il suo squisito realismo e il virtuosismo compositivo.
Nell’opera, tre figure distinte sono ritratte sullo sfondo di un interno ricco e sofisticato, tutte assorti nell’espressione melodiosa dei rispettivi strumenti – una donna al clavicembalo, un ometto con un liuto e una seconda figura femminile che canta.
Abbigliamento fastoso e arredi alla moda denotano il loro status sociale elevato.
“Il Concerto” fu documentato per la prima volta più di cent’anni dopo la sua creazione, nel 1780.
Non fu fino al 1892 che fu acquisito da Isabella Stewart Gardner, al tempo un’appassionata collezionista e filantropa.
La sua affezione per “Il Concerto” fu tale che lo espose permanentemente nel museo di Boston a lei intitolato fino al giorno del furto.
Ritornando a quella notte di fine inverno nel 1990, l’audacia e la crudele precisione dei ladri si svelano in tutta la loro intimidante grandezza.
I due uomini, spacciandosi per poliziotti, riuscirono a penetrare dentro il museo con la scusa di un disturbo all’interno del cortile.
Una volta entrati, immobilizzarono i due addetti alla sicurezza, legandoli con nastro adesivo ai tubi nel seminterrato del museo.
Il tempo in cui i ladri rimasero all’interno del museo, un totale di 81 minuti, fu certamente sfruttato al massimo.
In quell’ora e venti, razziarono con imperdonabile brutalità 13 opere, tra cui capolavori di Degas, Manet e Rembrandt.
Il danno non fu solo economico, ma anche fisico: i ladri, con una perfidia non comune, tagliarono alcune opere direttamente dalle loro cornici, lasciandole vuote.
Uno dei sospetti principali di questo efferato crimine fu James “Whitey” Bulger, celebre boss della malavita di Boston.
Anche se il suo coinvolgimento non fu mai confermato, le conseguenze del furto continuano a far riflettere sulla vulnerabilità di capolavori irripetibili custoditi in musei e gallerie.
Gli echi di questo furto riecheggiano nella serie Netflix del 2021 “This is a Robbery”, che analizza nel dettaglio le indagini e le ipotesi dei protagonisti coinvolti nel caso.
Oggi, “Il Concerto” è considerato l’oggetto d’arte rubato più prezioso al mondo.
Recentemente, è stato stimato un valore di circa 250 milioni di dollari.
Non resta che sperare che un giorno l’opera possa tornare a splendere nelle sale del museo, riportando a casa il tesoro che a Boston è ormai sentito come un’amara perdita.
Nel frattempo, l’appello del museo continua a riecheggiare: una ricompensa di 10 milioni di dollari a chiunque fornisca informazioni utili per il recupero delle opere rubate.
Alla luce di tutto ciò, per gli amanti dell’arte e della storia, la caccia va avanti.
L’avventura continua a spirale, nelle profondità di un verità ancora celata, della quale l’arte, come sempre, rimane l’inesauribile custode.


