È stato presentato il nuovo programma interdisciplinare 2026 della GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, intitolato “Pedagogia della Speranza”, orientato all’educazione come pratica di libertà e trasformazione e articolato in tre macro-aree. La prima dedicata alle nuove tecnologie e alle implicazioni dell’intelligenza artificiale; la seconda propone una serie di appuntamenti che ruotano attorno al concetto di marginalità; la terza approfondisce le esperienze artistiche, con un focus su alcune realtà che mettono in luce una produzione capace di incidere concretamente sulla realtà sociale.
In questo contesto, martedì 24 febbraio è stato presentato il volume “An Orobic Journey. On migratory Restlessness, Community, and Multispecies Geographies” e, soprattutto, è stata inaugurata presso lo Spazio Zero “Eau”, la prima mostra personale in un’istituzione italiana di Ana Silva, artista angolana-portoghese.
L’esposizione di Ana Silva, ideata dal direttore Lorenzo Giusti, si inserisce perfettamente in questo programma: la mostra nasce infatti dalla collaborazione con una rete di ricamatrici locali, invitate dall’artista a intervenire su alcune sue opere tessili, in continuità con la sua ricerca su una delle crisi più gravi del nostro tempo, l’accesso all’acqua.

Veduta dell’installazione
GAMeC, Bergamo, 2026
Foto: Lorenzo Palmieri
Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
La mostra di Ana Silva traduce in pratica i presupposti del nuovo programma 2026: l’educazione come esercizio di libertà, consapevolezza e trasformazione sociale. La dimensione collaborativa, il coinvolgimento di una rete di ricamatrici locali non sono elementi accessori, ma parte integrante dell’opera: l’artista attiva un processo di co-creazione che valorizza saperi diffusi, competenze tradizionali e relazioni territoriali. La mostra diventa quindi uno spazio pedagogico, in cui il sapere è costruito attraverso lo scambio e la partecipazione. Affrontando una delle emergenze più urgenti contemporanee, la ricerca dell’artista va ad esplorare anche questioni più ecologiche e politiche. La sola tematica richiama l’idea di una responsabilità collettiva e di interdipendenza tra comunità umane e ambiente, in una visione orientata alla speranza come possibilità di cambiamento, in positivo, concreto. Inoltre, il medium tessile assume una valenza simbolica: il recupero di tessuti, pratiche e saperi tradizionalmente femminili e storicamente marginalizzati rispetto ad altre arti, vengono assunti ora come linguaggio artistico contemporaneo, aprendo a una riflessione sulle gerarchie del sapere e sulle narrazioni dominanti.

Veduta dell’installazione
GAMeC, Bergamo, 2026
Foto: Lorenzo Palmieri
Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Nella prima sala sono presentati i lavori più recenti, dal 2024 al 2026, realizzati su teli di filiselina e crinolina. L’artista gioca sulla leggerezza del gesto, in contrasto con la forza del tema affrontato. I ricami, i dettagli creati dai glitter e paillettes, e le figure, presenze fragili inserite nei pattern geometrici, costruiscono una trama visiva molto delicata ma incisiva, dove, attraverso questi elementi, il linguaggio del ricamo denuncia la carenza d’acqua e la trasforma in immagine simbolo di un bisogno umano negato. La seconda sala ospita invece lavori precedenti al 2023. In queste opere Silva recupera materiali di uso quotidiano, sacchi di plastica intrecciata e rafia, utilizzati per il trasporto di abiti dall’Europa all’Africa, destinati ai mercati dell’usato, trasformandoli in superfici narrative sulle quali intervenire e supporti artistici e strumenti di riflessione.
I ricami di Silva sono fini, sottili, leggeri, specchio di una fragilità che deve emergere; sono trame delicate che sembrano quasi dissolversi nello spazio, e proprio per questo capaci di rendere visibile una fragilità che va riconosciuta.
La mostra costruisce un’esperienza che mette in relazione arte, comunità e responsabilità sociale, incarnando pienamente gli obiettivi del programma “Pedagogia della Speranza”, nato dalla coprogettazione tra Sara Tonelli e Rachele Bellini del Dipartimento Educativo e il team curatoriale composto da Sara Fumagalli, Valentina Gervasoni e Irene Guandalini. “Eau” rimarrà visibile alla GAMeC fino a settembre del 2026; a seguire verrà presentata la mostra di Selma Selman, artista bosniaca di origine rom che ha aperto una scuola per donne rom. Coerentemente con il programma, si riporta l’attenzione su figure artistiche capaci di attivare processi educativi concreti o di sperimentare, attraverso la propria pratica, nuove forme di trasformazione sociale.


