Anima. Il ritorno necessario di Anzai Tsuyoshi

Alla Fondazione Mudima, la pittura torna a essere gesto originario, memoria incarnata, esperienza che precede ogni narrazione. Anima, la mostra personale di Anzai Tsuyoshi, a cura di Gianluca Ranzi, non si presenta infatti come un debutto tardivo, ma come un ritorno inevitabile: quello di un artista che ha attraversato quasi un’intera esistenza prima di tornare alla tela.

Nato a Fukuoka nel 1948 e oggi residente a Tokyo, Anzai costruisce il proprio linguaggio pittorico come sedimentazione emotiva più che come progetto estetico. Le circa trenta tele ad acrilico e le sculture in terracotta dipinta realizzate nell’ultimo anno condensano una biografia complessa, dove arte e vita non procedono parallelamente ma si rincorrono, si interrompono e infine si ricongiungono.

L’origine di Anima affonda in un ricordo intimo: i viaggi d’infanzia trascorsi disegnando accanto al padre. Un rituale domestico, quasi invisibile, che acquisisce peso simbolico quando quel padre confessa il sogno mai realizzato di diventare artista. È in quella frattura — tra desiderio e rinuncia — che si forma la prima consapevolezza di Anzai, destinata a riemergere decenni dopo.

Dopo gli studi giovanili di pittura a olio, la vita lo conduce altrove: una carriera aziendale, poi una lunga e influente attività come mercante e mecenate d’arte durata oltre trentasette anni. Per quasi sessant’anni la pittura rimane sospesa, latente. Il ritorno avviene solo recentemente, come necessità personale prima ancora che scelta professionale. Anima nasce proprio da questa urgenza: dipingere senza spiegare, senza dimostrare, senza costruire un discorso.

Le grandi tele esposte abitano uno spazio visionario e organico, dove l’astrazione assume una qualità quasi biologica. Segni mobili e forme ibride emergono come organismi in trasformazione, attraversati da correnti sottomarine e vibrazioni cosmiche. Non vi è composizione gerarchica, ma un fluire continuo: onde, maree, galassie interiori che sembrano espandersi oltre il limite fisico della superficie pittorica.

La ricerca cromatica oscilla tra campiture prossime alla monocromia e improvvise accensioni primarie, attraversate da velature sottili che aprono profondità inattese. Lo spazio diventa così instabile, immersivo, sospeso tra dimensione acquatica e immaginario astrale. In queste stratificazioni emerge una pittura che respira, che pulsa, che sembra muoversi secondo un ritmo naturale più che umano.

Elemento ricorrente sono le aggregazioni di segni simili a graffe — tracce minime ma insistenti — che costruiscono costellazioni energetiche in continua formazione e dissoluzione. Come vie lattee o correnti oceaniche, diventano metafora di un nomadismo perpetuo: quello dell’esperienza, della memoria, dell’identità stessa.

Il titolo Anima, scelto intuitivamente dall’artista, sintetizza questa tensione vitale. Non indica una dimensione spirituale astratta, ma una forza interna che attraversa le opere e le tiene in movimento. È la pittura come deposito di tempo vissuto, come riemersione di ciò che non era mai davvero scomparso.

La mostra milanese — prima presentazione internazionale di Anzai Tsuyoshi — assume così il valore di un passaggio simbolico: non l’inizio di una carriera, ma l’apertura pubblica di un percorso maturato lontano dallo sguardo, dove l’arte torna a coincidere con la necessità più primaria del fare.

Anima rende visibile qualcosa che era sempre rimasto in attesa. E che finalmente trova forma.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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Paola Martino
Paola Martino
Giornalista, appassionata di lingua araba e di arte, vive a Milano. Per focusmediterranee.com e il giornale off scrive per la sezione Culture, soffermandosi su artisti, mostre, eventi e progetti culturali che non hanno confini. Per lei, infatti, la cultura è un mezzo per migliorare il dialogo e la conoscenza reciproca, anche tra le due sponde: Sud Europa e Nord Africa. Si è diplomata in lingua e cultura araba all’Ismeo di Milano e ha lavorato come giornalista radiofonica e per diverse testate.

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