Negli spazi sconsacrati della Chiesa di San Vittore e Quaranta Martiri a Milano, la ricerca di Maddalena Rossetti prende forma in una costellazione di presenze intime e stratificate. La mostra Anime in scatola, accompagnata da un testo critico di Vera Agosti, si configura come un attraversamento poetico e concettuale dell’identità, della memoria e della relazione tra interno ed esterno.
Il progetto si articola in circa cento scatole lignee, realizzate a mano, che custodiscono immagini fotografiche di interventi pittorici su materiali eterogenei: frammenti di carte dimenticate, appunti, lettere, tracce di esistenze anonime. Rossetti interviene su queste superfici con un segno plurale, matita, olio, acrilico, smalto, restituendo una grammatica visiva che oscilla tra gesto e sedimentazione, tra appropriazione e ascolto.
Le scatole diventano così dispositivi simbolici ambivalenti: da un lato contenitori, dall’altro corpi; luoghi di protezione e insieme di costrizione. Racchiudono un’anima, ma ne dichiarano anche il limite, la tensione tra ciò che si trattiene e ciò che sfugge. La fotografia introduce un ulteriore scarto percettivo, amplificando la distanza tra origine e rappresentazione, tra materia e immagine.
All’interno della serie Il difficile mestiere di stare insieme, le singole unità si aggregano in installazioni modulari che riflettono sulla dimensione relazionale, evocando, anche per assonanza, il titolo de Il mestiere di vivere di Cesare Pavese. A questa si affianca il ciclo Il difficile mestiere di lasciare andare, in cui la frammentazione diventa gesto necessario, quasi catartico, capace di restituire il senso della perdita come processo trasformativo.
Nel testo critico, Vera Agosti sottolinea la natura stratificata e trasversale della ricerca:
“Il lavoro della Rossetti, squisitamente personale e universale al contempo, abbraccia diversi ambiti, dalla filosofia esistenzialista alla psicologia, fino all’arte terapia e alla poesia. Le scatole sono le sue ‘bambine’, interlocutrici del suo tempo, presenze vive con cui l’artista costruisce un dialogo continuo.”
Formatasi all’Accademia di Belle Arti di Brera e alla Scuola del Castello Sforzesco, Rossetti approda con questo ciclo a una sintesi matura della propria pratica: dalla pittura informale degli esordi a una ricerca che integra pittura e fotografia in una dimensione tridimensionale e installativa. Anime in scatola si inserisce così in un percorso in divenire, dove ogni opera è autonoma e al tempo stesso parte di un organismo più ampio, aperto, potenzialmente infinito. La mostra resta visitabile fino al 14 aprile, offrendo un’esperienza che invita a confrontarsi con la propria interiorità attraverso frammenti di vite altrui, custoditi e mai del tutto trattenuti dentro piccole architetture dell’anima



