Una coincidenza di vita, l’ombra di un mistero irrisolto e il potere della parola scritta per elaborare eventi che hanno segnato la sua giovinezza. Questa è la storia che Anna Cherubini, nota scrittrice, sceneggiatrice e sorella minore di Lorenzo Cherubini, meglio conosciuto come Jovanotti, ha scelto di condividere nel suo ultimo libro, “Diventeremo amiche”.
Raccontata come una lettera a Emanuela Orlandi, il libro esplora i ricordi nebulosi di una conoscenza a distanza tra due ragazze le cui vite, per un breve periodo, hanno percorso percorsi simili. Entrambe figlie di padri che lavoravano presso il Vaticano, entrambe allieve dell’Accademia di Musica Tommaso Ludovico da Victoria, ed entrambe giovani donne che hanno avuto a che fare con l’ombra pesante del male nel mondo.
“Il rapimento Orlandi è stato scioccante”, rivela Cherubini, rievocando i suoi ricordi adolescenziali dell’incidente che ha avuto luogo il 22 giugno 1983, quando Emanuela Orlandi, all’epoca quindicenne, è sparita senza lasciare traccia. “Mi ha colpito di fianco, mi ha fatto perdere l’innocenza e mi ha fatto scoprire di colpo come esistesse il male”.
Il libro non si concentra solo sull’impatto del rapimento sulla vita di Cherubini, bensì offre anche uno sguardo intimo sulla vita di Emanuela Orlandi. Attraverso incontri con la famiglia di Emanuela e le ricerche personali, Cherubini descrive Emanuela come una ragazza sicura di sé, libera, con una passione per la musica che ha risuonato con lei stessa.
“Emanuela mi colpiva”, afferma Cherubini nel libro, “trasmetteva un senso di sicurezza, di libertà… La sua era una vera passione, io studiavo il piano ed ero un po’ meno convinta, più timida. Ma mi sono ritrovata a frequentare quella stessa scuola qualche mese dopo la sua scomparsa”.
Il libro non è solo un resoconto personale, ma una riflessione più ampia sulla società, sulla libertà di espressione e sull’importanza di affrontare apertamente le difficoltà della vita. Alla luce di questo, Cherubini si chiede se la verità sul caso Orlandi uscirà alla luce.
“Dopo 41 anni è difficile”, ammette Cherubini, “ma il fatto che ci sia anche una commissione d’inchiesta è un buon segno”.
“Diventeremo amiche” è un esempio potente del modo in cui la scrittura può servire come strumento per affrontare le sfide della vita, per comprendere il passato e per esercitare empatia verso gli altri. Proiettandoci nella mente di Cherubini, esplorando il vissuto personale di Emanuela attraverso i suoi occhi, ci consente di rivivere quello che resta uno dei misteri più inquietanti della storia recente italiana.
Anna Cherubini, dopo una fruttuosa carriera come sceneggiatrice, lavorando su progetti di successo come Elisa di Rivombrosa, Centovetrine, Vivere e La Squadra, prevede di tornare alla sua vecchia passione, mentre continua a costruire la sua carriera di scrittrice. “Negli ultimi anni è qualcosa che ho fatto meno, dedicandomi più ai libri”, riflette, “Ma quando scrivi un libro sei sola, mentre una sceneggiatura nasce da un lavoro comune, insieme ad altri. Ora che sono cresciuti i figli ho voglia di tornare a quel noi”.
Esprimendo la possibilità di raccontare la storia di Emanuela Orlandi anche sul grande schermo o in una fiction, Cherubini conclude: “Sarebbe sicuramente uno sguardo più personale, su di lei come adolescente in quegli anni, ma non so quanto ci sia ancora lo spazio per farlo, soprattutto dopo una serie documentaria importante come Vatican Girl”.
In ogni caso, il suo desiderio di condividere la storia di Orlandi e la sua personale scoperta del male è un omaggio commovente alla giovane donna scomparsa e un contributo potente alla discussione continua su come affrontare il mistero irrisolto del suo destino.


