Anne Hathaway secondo Leibovitz: un ritratto in nove atti per Vogue

Annie Leibovitz torna a firmare uno dei servizi fotografici più discussi e intensi dell’anno, ritraendo Anne Hathaway per la copertina dell’edizione di Agosto 2025 di Vogue. L’incontro tra due icone – la fotografa che ha fatto della ritrattistica un’arte narrativa, e l’attrice che ha saputo attraversare ruoli, generi e trasformazioni – dà vita a un racconto visivo potente, sensuale e profondamente emotivo.

La sessione fotografica si apre negli spazi sontuosi del Metropolitan Museum of Art di New York, con Hathaway ritratta in una posa audace: indossa un top tempestato di pietre, firmato Givenchy, senza reggiseno, affiancata da un collier Bulgari imponente. Il risultato è un’immagine carica di contrasti: la pelle nuda contro la pietra lucente, il lusso sfacciato e l’eleganza trattenuta, la forza dell’icona e la fragilità del corpo. Leibovitz incide questi elementi con la sua solita luce scultorea, restituendo non solo una figura, ma un’idea: quella di una donna che si mostra senza protezioni, eppure in pieno controllo della propria immagine.

Anne Hathaway in Givenchy by Sarah Burton, photographed by Annie Leibovitz at the Whitney Museum of American Art

La narrazione continua con una serie di look – nove in tutto – e quattro location diverse, in cui Hathaway alterna grazia classica a grinta contemporanea. In un ritratto la vediamo con un abito floreale a collo alto, in un’atmosfera da pittura ottocentesca. In un altro, veste un completo denim stile pilota da combattimento, con uno sguardo tagliente e un atteggiamento sfidante. Ci sono scatti in esterni, sequenze in studio, e una sessione intensa in una sala di registrazione dove l’attrice grida al microfono con una tensione viscerale che evoca il suo nuovo ruolo da cantante tormentata nel film Mother Mary.

Come da tradizione, Leibovitz non si limita a fotografare la celebrità: la attraversa, la scava. La luce non è mai neutra, ma parte integrante del racconto. Spesso calda e bassa, avvolge Hathaway come una seconda pelle, mentre le ombre modellano il viso come in un quadro caravaggesco. La scelta cromatica, però, ha diviso il pubblico: alcuni critici e utenti online hanno definito l’effetto finale “troppo giallognolo” o “carico”, sottolineando come alcune immagini risultino opprimenti, quasi teatrali fino all’eccesso. Ma proprio questa è la cifra di Leibovitz: portare la fotografia editoriale verso i confini della rappresentazione emotiva, più che documentaria.

Anne Hathaway in Givenchy photographed by Annie Leibovitz for Vogue’s 2025 August cover story. (all photos courtesy Vogue)

Le critiche non cancellano l’impatto visivo del servizio. Ogni immagine è pensata, costruita, articolata come una scena di un film. Anne Hathaway non posa: vive, respira, si racconta. La sua espressività cambia da uno scatto all’altro, dalla delicatezza malinconica alla provocazione lucida, dalla donna-oggetto al soggetto che guida la scena. È una performance visiva, più che un semplice shooting.

Anche i dettagli stilistici concorrono al tono complessivo: gioielli monumentali, silhouette precise, tessuti strutturati o impalpabili. Nulla è lasciato al caso. L’estetica è quella del grande ritratto contemporaneo, dove l’abito, la luce e il gesto contribuiscono a costruire un’identità complessa, mai univoca.

Con questo servizio, Annie Leibovitz dimostra ancora una volta la sua capacità di trasformare una copertina in un racconto stratificato, emotivo, cinematografico. E Anne Hathaway si conferma musa ideale: camaleontica, disposta a mettersi in discussione, capace di passare dalla fragilità alla forza in un singolo fotogramma.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Al MUSE(O) per apprendere con tutti i sensi: le proposte di IED Roma

Sono diversi anni ormai che l’Istituto Europeo di Design di Roma ha attivato un filone di ricerca specifico, nato nell’ambito del corso di Product Design, ma sviluppatosi poi nel più generico Master in Design for Children, in modo da integrare le attività di ricerca tradizionali con le nuove sfide educative che stanno investendo istituzioni come la scuola, i musei e il mondo della cultura in genere.

Andrea Chiampo ad Art Basel Miami 2025: MATER NATVRA e il confine tra fisico e digitale

L'edizione 2025 di Art Basel Miami Beach segna un punto di non ritorno per il mercato globale con il debutto di Zero 10. Curata da Eli Scheinman, questa nuova sezione non è solo uno spazio espositivo, ma una piattaforma critica dedicata all'arte dell'era digitale: un ponte necessario tra la solidità del mercato tradizionale e l'avanguardia tecnologica di AI, robotica e blockchain.

Artuu Newsletter

Scelti per te

Formare la forma, riscrivere il ruolo della donna: perché Rachele Bianchi conta ancora oggi

“Sensibilità è partecipare al dolore degli altri”. Basterebbe solo questa frase per spiegare la poetica di Rachele Bianchi, artista multidisciplinare le cui opere, dalla forte carica emotiva ed empatica, parlano e hanno parlato a diverse generazioni.

Seguici su Instagram ogni giorno