Una donna si trova davanti a una figura che le somiglia. Indossa abiti della stessa collezione, ma il volto è nascosto da una maschera. Da qui prende forma Anonymity, il nuovo progetto di Maison Margiela per la collezione Fall–Winter 2026.
Diretto da Thibaut Grevet e interpretato da Rebecca Hall, Anonymity è costruito come il trailer di un thriller psicologico immaginario. Al centro c’è una figura mascherata che sembra essere il doppio della protagonista. Le maschere cambiano, così come cambiano le immagini della donna e del suo alter ego. “Who are you?” è la domanda che attraversa il progetto e introduce il tema dell’identità.
Il riferimento al thriller porta il progetto verso il cinema italiano degli anni Settanta. Grevet lavora con atmosfere che richiamano l’horror e il giallo, tra interni scuri, luci colorate e scene ambientate sotto la pioggia. Anche la musica di Senjan Jansen guarda a quel cinema: la composizione riprende elementi associati alle colonne sonore dei Goblin, con un riferimento particolarmente evidente all’immaginario di Suspiria. Il linguaggio del cinema di genere diventa così la cornice attraverso cui Maison Margiela racconta una figura difficile da identificare.

Il titolo Anonymity riporta al centro uno dei codici più riconoscibili della maison. L’anonimato accompagna Maison Margiela fin dalla prima sfilata del 1988, quando le modelle sfilarono con il volto coperto da veli. Il gesto contribuiva a spostare l’attenzione dalla persona all’abito e sarebbe diventato una presenza ricorrente nel lavoro della casa. Nel corso degli anni, veli, parrucche, trucchi e maschere hanno continuato a nascondere il volto di chi indossava le collezioni.
La scelta riguardava anche Martin Margiela; il designer ha mantenuto per anni un rapporto estremamente riservato con la stampa, evitando di trasformare la propria immagine in un elemento centrale della maison. Il volto del fondatore è rimasto quindi lontano dalla comunicazione del marchio, mentre il nome Margiela diventava sempre più riconoscibile. Nel 2026 questo capitolo della storia della maison è stato ripreso anche dalla mostra Anonymity: Our History of Masks, presentata a Pechino e dedicata alle maschere presenti negli archivi della casa.

In Anonymity, quelle maschere diventano parte della narrazione. Sono state realizzate dall’atelier Artisanal di Maison Margiela a Parigi e accompagnano le diverse apparizioni del doppio di Rebecca Hall. Il volto rimane nascosto, mentre le variazioni della maschera modificano ogni volta l’aspetto della figura.
Anche gli abiti della FW26 partecipano alla costruzione del progetto. La collezione lavora su capi e materiali sottoposti a trasformazioni, con riferimenti all’abbigliamento edoardiano, tessuti tapestry e silhouette effetto seconda pelle. Tra gli accessori compaiono la Link bag, ispirata alle borse portamonete circolari, e nuove interpretazioni della Tabi, uno degli elementi più riconoscibili della maison.
La sfilata della FW26 era stata presentata a Shanghai all’interno di una scenografia composta da container navali sovrapposti. I modelli attraversavano lo spazio con il volto coperto dalle maschere, mentre la collezione sviluppava il rapporto tra materiali recuperati, trasformazione e nuove forme. Alcuni di questi elementi ritornano nel progetto audiovisivo, creando una continuità tra la passerella e il trailer.
Il rapporto tra Maison Margiela e il cinema non nasce con Anonymity. Negli ultimi anni la maison ha utilizzato più volte il linguaggio audiovisivo per presentare le proprie collezioni. Nel 2021 la collezione Artisanal era stata accompagnata da A Folk Horror Tale, diretto da Olivier Dahan. Nel 2022 era arrivato Cinema Inferno, progetto legato alla collezione Artisanal. Grevet aveva già collaborato con la maison per Joy, il progetto audiovisivo associato alla Spring–Summer 2026.
Con Anonymity, il thriller diventa però particolarmente adatto a raccontare una maison che ha fatto dell’assenza del volto uno dei propri codici. Il trailer introduce una protagonista, un doppio e una serie di immagini che non arrivano a comporre una storia completa. Il film promesso dal trailer non esiste: ciò che rimane è il frammento di un racconto.
La struttura stessa del progetto lascia quindi aperta la domanda iniziale. Chi è la figura mascherata? Quale rapporto ha con la protagonista? E soprattutto, cosa significa riconoscersi quando il volto viene sottratto alla vista?
Maison Margiela lascia ancora una volta che siano la maschera, gli abiti e il linguaggio del thriller a costruire il dubbio. Anonymity diventa così più di una campagna per la FW26: è un modo per riportare nel presente una delle idee che hanno accompagnato la maison fin dagli esordi, trasformando l’anonimato da elemento visivo in materia narrativa.



