Antoh Mansueto porta a Napoli l’esperimento degli Happy Accidents

Dal 30 Novembre 2024 al 1 Marzo 2025, presso le sale al pian terreno di Palazzo Caracciolo di Napoli, resterà visitabile tutti i giorni la mostra Happy Accidents di Antoh Mansueto.

Il lavoro di Antoh Mansueto sembra focalizzarsi sulla ricerca di un linguaggio dinamico, che trasformi i suoi personaggi astratti per mezzo di nuove procedure, testando quindi materiali e tecniche. In questo processo arriva ad uno sdoppiamento creativo, come un doppio binario, analogico e digitale. Va detto che l’appartenenza a questa epoca, condiziona il fare creativo in tal senso, e le tecnologie attuali hanno decisamente influenzato l’idea creativa e quindi l’oggetto artistico.

Procedure tradizionali e sperimentali dialogano per dare forma alle intenzioni, ma in alcuni casi, nell’ambito dell’arte digitale, le tecnologie prevalgono e accantonano la materia, costruendo realtà virtuali, non esistenti ma percepibili, come nel caso di Michael Kutsche con le sue animazioni digitali supportate da AI o Sublime Tecnologico quando proietta possibili architetture animate su strutture preesistenti come in Sublimazione, capolavoro di video mapping al festival Onirica. 

In Antoh Mansueto invece si percepisce un’idea di doppia possibile soluzione.

Sagoma, assembla, scolpisce, taglia, stampa. In tal senso i suoi quadri con pezzi di legno riciclato (Waste Woods 2019), sono un tentativo di dare un’ulteriore dimensione ai suoi personaggi deformi e plurimaterici, così come le sculture del 2017 o le stampe su alluminio sagomato.

Pittore e assemblatore ascrivibile tra i New Pop, nel suo approccio analogico ed in particolar modo nei lavori del 2018 della serie Multiversi and Abstract Mytholohysi avvicina ad un certo astrattismo concreto, molto interessante, contaminato dalle suggestioni di un nuovo surrealismo, in cui però la forma non è riconoscibile, ma esiste, sgravata dal compito di dover descrivere qualcosa di esistente, galleggiando sospesa nel vuoto di una esplosione gassosa, tra detriti e gas irrespirabili. 

Sembrano iniziare la loro esistenza forme di vita allo stato embrionale, pronte a prendere coscienza di sé, attraversano la loro evoluzione passando da uno stato di invisibili batteri a quello di improbabili forme, che indossano cromie brillanti, nel caos disorganizzato di un contesto metropolitano.

A tratti in questa fase ricorda il lavoro di artisti americani come Basquiat o Cutrone, in cui la componente pop derivata dalla cultura della factory di Warhol lascia spazio alla realtà delle strade, dei graffiti. Ma è solo una suggestione dovuta alle cromie e all’utilizzo, in alcuni casi, di materiali non convenzionali, perché di quella cultura sembra in realtà esserci molto poco. Ai muri grezzi delle strade sembra preferire il lavoro in studio, dedicandosi alla ricerca di linguaggi.

Gli Happy Accidents

Gli “incidenti felici”, oltre ad essere un modo di definire gli errori del pittore Bob Ross, sono in questo caso un tentativo di evoluzione formale delle figure astratte già esistenti nel bestiario di Antoh Mansueto. Descrivendo questa sua produzione dichiara di essersi trovato fra le mani un computer, uno scanner, una stampante, un ipod e via dicendo, fino ad un software di intelligenza artificiale, che definisce “caos al galoppo”.

Con questa definizione probabilmente si riferisce alla difficoltà umana di domare l’AI tramite stringhe di testo, del resto come egli stesso dichiara, l’AI è pericolosa, spesso si contraddice e prende cantonate. Chi avesse mai provato ad utilizzare l’intelligenza artificiale per la costruzione di immagini, improvvisando, quindi senza una preparazione tecnica specifica, si sarà sicuramente scontrato con la necessità di doversi adattare a ciò che l’AI interpreta. 

Può non bastare la semplice curiosità per ottenere ciò che si immagina di poter ottenere da questo tipo di tecnologia e ciò che avviene possono essere risultati deludenti, deformazioni o trasformazioni non proprio volute, “allucinazioni” o “incidenti felici”. In mostra una serie di lavori venuti fuori da questo tipo di approccio. 

Da un punto di vista tecnico, Mansueto passa dalla realizzazione dei personaggi, ad una post-produzione su Photoshop, per poi avviare un’interazione con un’applicazione di intelligenza artificiale, da cui scaturiscono una serie di elaborazioni possibili.

La produzione 2023 – 2024 dell’artista napoletano di istanza a Milano, si concentra su questo tipo di lavoro e il risultato è un compromesso con la tecnologia. I suoi personaggi astratti e lontanamente riconoscibili, che fino al 2022 popolavano la sua immaginazione, celebrando una “distruzione creativa”, con l’AI diventano riconoscibili tramite degli “Happy Accidents”. Assolutamente ripuliti e patinati, per certi versi banalizzati in simpatici mostriciattoli stile Pixar, ma con le dovute differenze. 

L’immagine finale, filtrata dal software, viene poi stampata su un foglio di alluminio, rendendo il prodotto sicuramente più commerciale, ma a mio avviso più freddo rispetto a ciò che era la produzione materica antecedente a questa interazione con la tecnologia.

Chiude l’esibizione la proiezione di un video generato con intelligenza artificiale, presentato come un gioco dall’artista, in cui i personaggi rappresentati, parlano una lingua indecifrabile perché inventata. Forse il gioco proposto da Mansueto sta nel decifrare le nostre reazioni rispetto al lavoro mostrato. 

Dico la mia: la manifestazione dell’incidente è chiara, non so se sia felice, ma più di qualcosa non mi ha convinto. L’AI ha forse avuto la meglio in questo scontro e il digitale è un ambito creativo molto complesso.

Quello di Antoh Mansueto è un tentativo, ma non un’adesione totale al digitale. Prova le tecnologie come se stesse utilizzando le tecniche tradizionali e quindi lascia sempre aperta la porta del ritorno all’ordine, che non è una cattiva idea.

Dal 30 Novembre 2024 al 1 Marzo 2025, presso le sale al pian terreno di Palazzo Caracciolo di Napoli, resterà visitabile tutti i giorni la mostra Happy Accidents di Antoh Mansueto.

CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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Roberto Eduardo de Simone
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Dopo aver conseguito il diploma artistico, nel 1996 si trasferisce a Bologna dova studia e si laurea presso il DAMS Arte. Nel 2007 comincia un lavoro di ricerca nell’ambito dell’arte contemporanea bolognese, in collaborazione con il prof. Luciano Nanni docente della cattedra di Estetica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Il lavoro è durato due anni ed ha interessato tredici artisti attivi dal dopoguerra ai primi anni del 2000, ed è servito a raccogliere informazioni sulle tecniche artistiche utilizzate nella fase di produzione artistica. Tornato a Napoli si è specializzato in Grafica Pubblicitaria e negli anni a seguire ha lavorato in questo settore abbinandolo alla sua passione per le arti visive, tra pittura, disegno e fotografia. Dopo una breve parentesi ad Amburgo, è tornato a vivere a Napoli, dove continua a coltivare la sua passione per l’Arte contemporanea e le ultime tendenze.

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