Nella mostra TRAUMA | ARTE | SOGNO ospitata da Between The Twigs e curata da Silvia Bianchi, l’artista-artigiano ucraino Anton Sokolov trasforma il dolore della guerra in gioielli che vibrano di memoria e resistenza. Ogni sua creazione – anelli, spille, ciondoli, bracciali – è realizzata con bossoli di proiettili, frammenti di missili, vetri e argento, raccolti tra le macerie della sua Kharkiv devastata dalla guerra. Pezzi unici, numerati con il giorno del conflitto in cui i materiali sono stati trovati, segni tangibili di una cronaca personale e collettiva.
Il nome stesso della sua linea, TRAUMART, intreccia i concetti di trauma, arte e sogno, evocando un percorso di sofferenza e speranza. Questa pratica, che unisce memoria storica e gesto artigianale, trova analogie nel lavoro di artisti come Cornelia Parker, che ha trasformato armi e oggetti distrutti in installazioni poetiche, o nel lavoro di Ai Weiwei, che ha usato materiali legati a tragedie umane, come l’acciaio recuperato dalle scuole crollate nel terremoto del Sichuan. Come Parker e Ai Weiwei, anche Sokolov affida alla materia il compito di custodire il trauma e trasformarlo in racconto visivo.
La pratica di Sokolov si muove tra arte orafa e ready-made, dove il materiale bellico viene trasfigurato, ma non perde il suo carico simbolico. Questo processo richiama le opere di Piero Manzoni, che faceva della materia il veicolo di un messaggio concettuale, ma anche quelle di Rebecca Horn, dove il metallo diventa protesi e memoria corporea. I suoi gioielli, però, mantengono un legame intimo e personale: non sono solo simboli, ma reliquie di un’esperienza vissuta, oggetti che contengono il tempo, come le celebri opere di Christian Boltanski, dove la memoria individuale si fonde con la tragedia collettiva.
C’è, nella sua arte, una riflessione potente sulla materia ferita: il metallo dei bossoli, destinato alla distruzione, diventa simbolo di resistenza e trasformazione, come accade nei progetti di Ghada Amer, che intreccia il gesto artistico alla memoria del conflitto, o nelle sculture di Monica Bonvicini, che riflette sull’oppressione attraverso materiali industriali. In Sokolov, però, la scala si fa intima: il gioiello, oggetto da indossare, porta il trauma sulla pelle, trasformando chi lo possiede in testimone vivente.
Anche la storia personale di Anton Sokolov è parte integrante della sua arte. Formatosi come dentista, trova la sua strada nella gioielleria solo dopo la morte della madre e l’inizio della guerra, due eventi che segnano una frattura esistenziale. Il suo percorso richiama quello di artisti come Louise Bourgeois, per la quale l’arte divenne strumento di rielaborazione del trauma familiare. Come Bourgeois trasformava l’angoscia in sculture che evocavano il corpo e la casa, Sokolov trasforma il dolore in gioielli, piccole architetture di memoria.
Il legame con il contesto storico è evidente: ogni creazione è datata con il giorno esatto della guerra da cui provengono i materiali, trasformando l’oggetto in una cronaca tangibile. Questa tensione tra arte, storia e memoria ricorda il lavoro di Shimon Attie, che proietta immagini del passato sulle architetture urbane per ricostruire una storia visibile, o quello di Anselm Kiefer, che nella sua pittura stratifica cenere, piombo e memorie della guerra. Come Kiefer, Sokolov si confronta con il peso della storia attraverso la materia, ma scegliendo il formato intimo del gioiello, crea un rapporto personale e quotidiano con il trauma.
Il concetto di rinascita è centrale nella sua opera. I bossoli, simbolo di morte, si fanno oggetti di bellezza: un processo che richiama la filosofia giapponese del kintsugi, l’arte di riparare ceramiche rotte con oro per celebrare le cicatrici come parte della storia dell’oggetto. Nei suoi gioielli, il trauma non è nascosto, ma esposto e trasformato, come avviene nel lavoro di Doris Salcedo, dove le crepe e le rotture diventano ferite visibili della storia.
Nella scelta dei materiali e nella forma del gioiello c’è anche un’eco dell’arte ex-voto, dove l’oggetto sacro è testimone di una grazia ricevuta o di una sopravvivenza. Ogni creazione di Sokolov è un ex-voto laico, un oggetto che celebra non solo la sua vita salvata, ma la resilienza di un popolo.
Con TRAUMA | ARTE | SOGNO, Anton Sokolov ci consegna non solo gioielli, ma reliquie del nostro tempo, oggetti che condensano storia, dolore e speranza, trasformando il trauma personale e collettivo in arte da indossare, in memoria da portare sulla pelle, ricordandoci, come diceva Hannah Arendt, che “l’arte è la forma più alta della testimonianza umana”.





