Dopo le straordinarie porte della Bellezza e delle Farfalle, opere monumentali in ceramica che hanno coinvolto artisti di tutto il mondo insieme ai bambini di Librino, il quartiere “difficile” alle porte di Catania, tre nuove opere sono state recentemente inaugurate nel museo a cielo aperto MAGMA: Le grandi madri della fotografa americana Lynn Johnson, I Cavalli Eretici della fotografa Monika Bulaj e l’installazione Cromatismo emozionale dell’artista Paolo Bini.
Approfitto di queste grandi novità – non ultima la recente apertura del nuovo Atelier sul mare a Villa Margi a un anno di distanza dalla chiusura del famoso Art Hotel di Castel di Tusa – per intervistare colui che le ha pensate e soprattutto volute, il grande mecenate visionario Antonio Presti, ideatore del parco d’arte contemporanea Fiumara d’Arte, che lavora da oltre 20 anni per portare bellezza e identità collettiva in Sicilia.
In questa intervista si discute del ruolo dell’arte nel restituire identità e bellezza alle comunità, dell’importanza della condivisione e del concetto di “sentirsi opera”, dell’eresia e di come per Antonio Presti questa sia sinonimo di bellezza e di differenza. Il grande mecenate ci racconta del suo desiderio di “seminare”, indipendentemente dalle critiche o dai riconoscimenti, e della sua costante ricerca di una bellezza “invisibile”, in antitesi alla “cecità” della società contemporanea.

Antonio Presti, negli ultimi mesi la tua attività artistica in Sicilia ha vissuto nuove e importanti tappe. Quali sono i progetti che oggi ti stanno più a cuore?
Recentemente ho lavorato a Librino, un quartiere alle porte di Catania, con progetti che manifestano la bellezza e restituiscono a tutti i ragazzi e a tutte le famiglie la possibilità di sentirsi “opera”. Abbiamo creato due opere monumentali, la Porta della Bellezza e la Porta delle Farfalle, ma abbiamo fatto anche delle opere di luce che di notte restituiscono visione. Le ultime due opere sono state due gigantografie monumentali all’interno del quartiere: una delle gigantografie rappresenta le madri di Librino e l’altra l’amore per il cavallo.
Cosa intendi quando dici che dai alle persone la possibilità di “sentirsi opera”, è questo l’augurio che senti di fare al tuo pubblico?
Si, ad un pubblico che trova nella manifestazione della bellezza il suo senso di appartenenza. L’importante è restituire un’identità, un’anima attraverso l’opera, ogni opera dovrebbe restituire una visione, un’idea di bellezza.
La tua convinta affermazione del diritto alla bellezza mi fa pensare ad una mirabile scena di “Harry a pezzi” (1997) in cui Woody Allen scende in ascensore in un moderno inferno dantesco, arrivato nei piani più infimi e bassi, incontra un signore la cui colpa consiste nell’avere realizzato per tutta la vita “infissi in alluminio anodizzato”!
Eh sì, quello è!

L’architettura delle città influisce sulle nostre vite più di quanto non si immagini, restituire bellezza agli spazi urbani e ai “non luoghi” è ciò che fai abitualmente da quanti anni?
Da una vita, contare gli anni ormai è superfluo.
La comunità è stata sempre al centro di tutti i tuoi progetti, fin dall’inizio hai sempre cercato un rapporto con essa.
Sì, il coinvolgimento e la condivisione attraverso l’arte sono la cosa più importante per me.

Il nuovo Atelier sul mare di Villa Margi, luogo della tua infanzia, cos’ha di diverso rispetto al precedente?
Il fatto che la bellezza si rigenera, si trasforma sempre. La bellezza è la forza che ci permette di poter rigenerare sempre una visione. Questo è l’importante e di questo sono molto felice.
Dal nuovo art hotel si può ammirare la poetica “finestra sul mare” di Tano Festa (Monumento per un Poeta Morto, 1989), quali artisti hai coinvolto questa volta?
Qui a Villa Margi abbiamo il “cavallo eretico” di Bonanno Conti e poi abbiamo fatto l’omaggio al maestro palermitano Giusto Sucato con una grande amonite a presidiare l’ingresso dell’Atelier sul mare.
Hai detto che “solo nel dubbio si trova lo spazio per l’eresia”, che cosa c’è di eretico nell’arte secondo te?
Eretico è tutto ciò che è differenza. Fino a quando un artista manifesta con l’eresia il valore della differenza, ciò è sicuramente bellezza.

Sei sempre stato eretico e molto divisivo: c’è chi ti ama tantissimo e c’è invece chi ti ha osteggiato.
Per me l’importante è seminare. Non ho un rapporto egocentrico con il riconoscimento, mi piace di più lavorare sempre per la semina. Nella semina si trova sempre il valore della bellezza e io semino a prescindere. Non voglio essere né amato né odiato, voglio essere sempre un uomo che semina a prescindere e parlare con coloro che fanno, non solo con coloro che criticano.
È una cosa abbastanza frequente, purtroppo.
E allora bisogna assumere anche una distanza da quei giudizi che si nutrono di pregiudizi.
Penso che questa sia una cosa che si impara con il tempo e con l’esperienza, tu hai acquisito questa distanza e questa saggezza.
Ho imparato a ringraziare l’ingratitudine.
Interessante spunto di riflessione… Tra non molto ci sarà il Rito della Luce alla Piramide di Mauro Staccioli, quali sono le novità di quest’anno, come procede?
Il 21 e il 22 giugno, in occasione del solstizio d’estate, celebreremo il rito che quest’anno viene dedicato all’Incanto dell’invisibile. Penso che in questo momento, nel bilancio universale della bellezza, non di quella rappresentata dai like, ma della bellezza che si manifesta nel valore della visione dell’invisibile, l’invisibile forse potrebbe salvare l’umanità.

Forse perché oggi l’invisibile è più tangibile di ciò che vediamo costantemente nell’“oggetto magico” che portiamo sempre con noi: tutti questi cuoricini, questi like sono certamente visibili ma, al tempo stesso, assolutamente inesistenti. Ecco il paradosso.
Il male in questa contemporaneità è la cecità, gli occhi guardano e non vedono. La visione dell’invisibile è una visione spirituale della vita, del valore di essere.
Credi veramente, attraverso le tue opere, di poter influenzare un cambiamento? Hai visto nascere dei frutti dai tuoi semi?
Chi sceglie la semina come raccolta ha sempre semina. Quello è il frutto della semina. Seminare per seminare e non interrompere mai la semina come io faccio ancora oggi, nonostante l’esperienza di Tusa.
Progetti per il futuro?
Essere presenti.





