Armand Louis a Venezia: quando il vetro di Murano diventa partitura visiva e sonora

C’è un momento preciso in cui l’osservazione si trasforma in forma. Per Armand Louis, co-fondatore di Atelier Oï e tra le figure più riconoscibili del design svizzero contemporaneo, quel momento è il cuore di tutta la ricerca. Dallo Sguardo al Segno, la sua prima personale a Venezia, approda alle Fondamenta Zattere al Ponte Longo presso Lo Studio – Nadja Romain, in collaborazione con la Galleria Rossana Orlandi. Il vernissage è fissato per il 28 agosto 2026 alle 17:30; la mostra resterà aperta fino al 30 ottobre 2026, dal martedì al sabato dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00, la domenica dalle 12:00 alle 18:00.

Louis, nato nel 1966 e formatosi tra architettura, design e costruzione navale, ha fondato nel 1991 insieme ad Aurel Aebi e Patrick Reymond Atelier Oï, studio multidisciplinare con base in Svizzera, attivo su scala internazionale in campi che spaziano dall’interior design alla scenografia, con collaborazioni che includono Louis Vuitton, Foscarini e Rimowa. Dopo oltre trentacinque anni di ricerca sulla materia, sulla struttura e sull’artigianato, la mostra veneziana rappresenta un capitolo nuovo: un corpus di opere in vetro soffiato sviluppate in stretto dialogo con i maestri vetrai di Wave Murano Glass. Il contesto non è accessorio — Venezia, con la sua secolare tradizione della lavorazione del vetro, diventa l’interlocutore naturale di un approccio che ha sempre privilegiato il materiale come soggetto pensante, non come mezzo passivo.

Le singole serie esposte rivelano la logica del metodo. Oxydis nasce dal rame destabilizzato dal fuoco. Echinozoa deriva dalla struttura geometrica delle spine di un riccio di mare. Confluo nasce dall’incontro — e dalla tensione — tra vetro colato e vetro soffiato. Auris è generata dalla forza centrifuga che apre la materia su sé stessa. Innesto, ispirata alle piante epifite e alle loro forme di crescita basate sulla coesistenza, richiede l’orchestrazione simultanea dei gesti di più maestri vetrai. In ognuno di questi lavori, la forma non viene imposta al materiale ma estratta da esso: Louis osserva un fenomeno naturale o fisico, ne interpreta la logica sottostante e lascia che il vetro — nella sua fluidità, trasparenza, tensione — riveli le possibilità che sembra già custodire. Non si tratta di biomimetismo decorativo, ma di una vera e propria epistemologia della materia.

Il lavoro più radicale, almeno sul piano concettuale, è Pentafonia, sviluppata con Studio Pase. Parte da una domanda diretta: si può dare forma a un suono? Cinque sculture in vetro soffiato vengono progettate per esplorare il rapporto tra geometria, materia e risonanza. Ogni forma possiede una propria firma sonora, generata attraverso percussioni e sollecitazioni della superficie; quei suoni vengono registrati, dilatati e trasformati, poi restituiti alle stesse forme attraverso trasduttori che ne rimettono in vibrazione la materia. Il risultato è un sistema circolare in cui suono, scultura e architettura dello spazio si fondono. Il visitatore, prima ancora di vedere le sculture, ne ascolta le risonanze diffuse nell’ambiente; avvicinandosi, suono e corpo fisico tornano a coincidere in un passaggio continuo tra prossimità e distanza, tra il percepito e il visibile. Non è un’installazione sonora nel senso convenzionale: è la dimostrazione che il vetro ha una dimensione invisibile, acustica, che esiste indipendentemente dallo sguardo.

Dallo Sguardo al Segno è presentata con il patrocinio del Consolato di Svizzera a Venezia e si inserisce nel calendario della Venice Glass Week 2026 e di Homo Faber 2026, due appuntamenti che ogni due anni ridefiniscono Venezia come polo internazionale dell’artigianato d’eccellenza. La scelta di questi contenitori istituzionali non è casuale: la ricerca di Louis dialoga direttamente con i valori che entrambe le manifestazioni mettono al centro, ovvero il rapporto tra sapere artigianale, sperimentazione e contemporaneità. La mostra non è, in questo senso, un’operazione di design che ambisce all’arte, né il contrario: è il risultato di decenni di lavoro in cui quella distinzione non ha mai avuto molto senso.

Contatti stampa: Cristina Gatti Press & P.R. – Venezia – [email protected]

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