Fino al 3 agosto 2025, il Museo St. Ulrich di Ratisbona ospita Armonia come Utopia, la nuova mostra dell’artista Julia Krahn, promossa dalle Kunstsammlungen des Bistums Regensburg in collaborazione con il coro Regensburger Domspatzen, tra i più antichi e noti al mondo. L’installazione, realizzata per celebrare i 1050 anni del coro, mette al centro la nozione di armonia non solo come concetto musicale ma come ipotesi concreta di convivenza sociale.
La mostra si sviluppa come un’esperienza immersiva, pensata per attivare una riflessione collettiva a partire da un elemento primario e condiviso: il respiro. In dialogo con le voci del coro, Krahn ha realizzato una serie di ritratti fotografici in grande formato, stampati su teli trasparenti alti cinque metri, sospesi nello spazio proto-gotico della chiesa. Ogni volto sembra colto nell’atto del canto: le bocche aperte, i corpi attraversati dalla luce, l’architettura visibile in trasparenza, costruiscono una presenza fragile ma intensa, che coinvolge lo spettatore in una percezione amplificata del tempo e dello spazio.
Un respiro udibile anima la mostra, simulando il ritmo vitale di un organismo collettivo. Le immagini si sollevano e si abbassano come se respirassero, e il pubblico, camminando tra i volti sospesi, finisce per sincronizzare inconsapevolmente il proprio respiro con quello dell’installazione. L’effetto è un’esperienza percettiva che si sviluppa attraverso il corpo e richiama l’idea di empatia fisica come fondamento per nuove forme di relazione.
Nel transetto meridionale sono esposte le sculture della serie Organo (2020), oggetti che richiamano arti, strumenti e contenitori, ma che sono privati della loro funzione originaria. Queste forme ambigue e organiche evocano un’idea di corpo collettivo e disfunzionale, rimandando simbolicamente alla tensione tra potenzialità e mancanza, tra suono ed afasia.
Uno degli elementi più significativi del progetto è la produzione di un vinile in edizione limitata (144 copie numerate e firmate), in cui otto voci soliste del coro interpretano, in registrazione isolata, Incipit Lamentatio di Giovanni Pierluigi da Palestrina. L’edizione include anche un testo critico di Antonio Grulli, che sottolinea la natura ambivalente delle immagini: «Una duplice tensione tra voce e silenzio, presenza e sparizione, canto e mancanza di respiro». L’assenza di voce come assenza di pensiero, e l’assenza di pensiero come perdita del respiro, diventano chiavi di lettura di una condizione più ampia, culturale e politica, che la mostra suggerisce ma non dichiara.
Julia Krahn concepisce l’armonia come un modello sociale possibile, una forma di relazione fondata sull’ascolto reciproco e sulla coesistenza delle differenze. Come afferma l’artista, “Se soltanto fossimo simili alla musica, la nostra convivenza si fonderebbe su una maggiore empatia”. Questo progetto nasce da una visione profondamente personale ma si offre al pubblico come strumento di pensiero collettivo, capace di far riflettere sul senso di appartenenza, sull’identità, e su ciò che significa oggi vivere insieme.
Il finissage è previsto per il 3 agosto 2025, a chiusura di un’esposizione che intreccia arte visiva, suono e riflessione sociale in uno dei luoghi simbolici della città.





