Arriva “Napoli come vuoi”, la guida illustrata e corale che sfida gli stereotipi narrativi

Has taking the perfect photo ruined tourism?

È con questa domanda più che legittima che il New Yorker invita alla visione del documentario “The spectacle”, di Yasmin Van Dorp. Una serie di immagini contemplative – così vengono definite – senza commentario alcuno, presso alcuni dei luoghi più belli del mondo per denunciare – col solo potere dell’imbarazzo – la scarsa capacità di raccoglimento a fronte dell’ossessione della conquista del perfetto scatto instagrammabile.

Se da un lato lo spettatore può godere di scorci meravigliosi durante la visione del documentario, la stessa narrazione lo pone dinanzi ad una importante riflessione: quanto siamo disposti a sacrificare ai fini dell’apparire? Una rinuncia a vedere per essere visti, ad osservare per essere osservati. Una delle piaghe del fast tourism, che predilige approssimazione e superficialità, discepole del credo dell’ostentazione. Solo una lista di luoghi da spuntare sulla mappa: ne è la deriva dapprima l’overtourism, poi la turistificazione, modalità causa/effetto dell’egocentrismo itinerante.

Non richiede studio né dedizione, tale approccio. Occhi aperti eppure non presenti. E se il punto non fosse neanche più guardare?

La tua ombra cambia forma in viaggio […]. Vedendo la tua ombra cambiare, ti accorgi che muovendoti non rimani mai uguale”, ha scritto l’antropologo Marco Aime: quello che forse dovremmo cercare dal tourismo, è proprio la sua essenza, quella dottrina del girare – etimologicamente roteare su tornio – che implica sì avere un centro, un punto fisso, un nucleo di appartenenza; ma che contempli anche muoversi, cambiare ritmo, costruirsi. 

Cosa che non può accadere con spirito passivo: si rende necessaria un’immersione momentanea, una volontaria permeabilità, una disposizione emotiva. Modelleranno la forma della nostra percezione e il punto allora diverrà: sentire.

Dal New Yorker, “The Napolitaner” prende in prestito il font, la cadenza settimanale e l’indiscussa e simbolica cover, divenuta un pretesto per raccontare la città attraverso gli occhi dei creativi. Un’intuizione divenuta realtà, così contemporanea da essere sempre sul pezzo. E senza volerlo, si trova sulla stessa lunghezza d’onda del suo mentore statunitense, stremata dalla narrazione di una Napoli stereotipata e preconfezionata, in vendita al bancone di un fast (m)ood. 

È uscita infatti, lo scorso 17 Marzo, “Napoli come vuoi, una guida della città non solo illustrata – e condita quindi con colori, forme e immaginazione di chi l’odore di Napoli lo inspira ed espira sotto forma d’arte – ma anche e soprattutto corale: quattordici autori l’hanno resa multiforme e multisensoriale, spinti da un senso di responsabilità in cui fluiscono l’effettiva e necessaria leggibilità di una guida turistica e un racconto non semplificato di Napoli, fatto di esperienze, sentimenti e consapevolezze di chi la città la vive e intrinsecamente cambia com’essa cambia.

Edita da SEM libri, “Napoli come vuoi” è quindi una storia di anime che si incontrano e scontrano continuamente, un dedalo di impressioni e solchi, un racconto culturale da sentire sulla propria pelle. Tra radici e vita, arte e architetture, tre capitoli accompagnano alla scoperta dell’identità di una Napoli che abbraccia – e ha abbracciato – resiliente qualunque avvenire. Esperienze contemporanee e rituali d’oggi sono descritti con la disarmante intimità di chi ti mostra luci e ombre di casa propria, e la brutale sincerità di chi ama lealmente.

Testi e creatività, divulgazione culturale e partecipazione emotiva: la guida di Napolitaner, proprio come il documentario di Yasmin Van Dorp, attira e in egual misura scuote, poiché la promessa di un turismo senza tour non sarà mai abbastanza. La copertina, a cura di Lorenzo Cipollaro, è una camminata nei pressi del MANN, a pochi metri da reperti che continuano a scrivere la storia dell’umanità. Non un Vesuvio, né uno scorcio instagrammabile, ma l’importanza di un momento in cui essere presenti: sono la nostra volontà e modalità di fruizione a decretare il successo di un’avventura. 

La pubblicazione, apre forse la strada ad una antica, nuova e ritrovata tipologia di guida, travelogues al confine tra geografia e spiritualità.

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Marina Piccola Cerrotta
Marina Piccola Cerrotta
Marina Piccola Cerrotta nasce a Napoli nel 1991. Studia Antropologia e Storia dell'arte, conseguendo la Laurea Magistrale presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Vince poi il concorso Generazione Cultura e frequenta la LUISS Business School. Dopo le esperienze di redattrice per Vesuviolive e Fanpage, cura nel 2018 la mostra "Forcella Reigns", di Francesca Bifulco e Alex Schetter, a Los Angeles. Ha collaborato al reparto cretivo e come art consultant delle gallerie d'arte Liquid art system. Nel 2023 pubblica il suo libro "Una limonata blu", edito da Guida Editori con la prefazione del Prof. Marino Niola.

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