Art Basel Hong Kong 2026: mercato solido, collezionismo selettivo e Asia-Pacifico al centro della scena globale

Iniziata e finita in un batter d’occhio l’edizione 2026 di Art Basel Hong Kong. Da mercoledì 25 marzo a domenica 29 marzo (apertura al pubblico dal venerdì) capolavori da tutto il mondo hanno animato il Convention and Exhibition Center di Hong Kong (HKCEC) situato lungo il Victoria Harbor. La moltitudine di guerre che imperversano per tutto il globo non si sono fatte sentire, né tra gli addetti ai lavori né tra i collezionisti, e una miscela di ansia e cauto ottimismo ha animato i giorni di allestimento. D’altronde, l’ex colonia cinese è unanimemente riconosciuta come porto franco, contrariamente alla Cina continentale dove i dazi USA sfiorano il 30%.

La prima, in ordine di calendario, delle fiere-sorelle che condividono il brand Art Basel e la pesante sponsorizzazione UBS, ha visto la partecipazione di 240 gallerie (23 le new entry) provenienti da 41 paesi. L’HKCEC ha accolto 91.500 visitatori durante i giorni di fiera, sottolineando la portata e il coinvolgimento di pubblico sia all’interno dei padiglioni stessi, che nel più ampio panorama culturale di Hong Kong.

L’edizione appena conclusasi era suddivisa in sette sezioni: Galleries, Discoveries, Insights, Echoes, Encounters, Kabinett e Zero10.

Interessante sottolineare il debutto asiatico di Zero 10 , dopo il suo lancio globale ad Art Basel Miami Beach nel 2025, ha segnato una significativa espansione dell’impegno del brand svizzero nei confronti dell’arte dell’era digitale. 

La fiera si è svolta in un momento cruciale per il mercato dell’arte di Hong Kong, che ha dovuto affrontare la recessione economica nella Cina continentale, l’assestamento del mercato immobiliare (settore trainante per l’economia locale) e un calo dei risultati delle ultime aste.

Le gallerie hanno registrato vendite costanti durante tutta la settimana, con un’attività che si è mantenuta anche dopo i giorni di apertura riservati ai VIP e che si è estesa a tutti i segmenti del mercato. La domanda è stata particolarmente elevata per gli artisti provenienti dall’Asia-Pacifico, con un forte interesse sia per le figure affermate che per quelle emergenti

Agli occhi di molti collezionisti asiatici questo è visto come un buon momento per acquistare, e in effetti, diversi magnati di spicco hanno acquistato e c’è stata una solida affluenza internazionale, tra cui molti gruppi museali, provenienti da tutta la regione Asia-Pacifico, dagli Stati Uniti e dall’Europa. La partecipazione istituzionale è rimasta una caratteristica distintiva della settimana, con rappresentanti di oltre 170 musei e fondazioni provenienti da 27 paesi. 

La sezione principale, Galleries, ha visto la partecipazione di tutti i nomi blue chip, da Ropac a Hauser & Wirth, da Gagosian a Zwirner. Le gallerie hanno notato un aumento del coinvolgimento di collezionisti di diverse generazioni e un incremento significativo di acquirenti che si affacciano per la prima volta al mercato.

Art Basel Hong Kong 2026. Courtesy of Art Basel.

Lehmann Maupin ha segnalato 15 opere vendute, con un Price range tra i 200.000 e i 400.000 dollari, che comprendono artisti come Lee Bul, Do Ho Suh e Mandy El-Sayegh. Wendy Xu, amministratore delegato per l’Asia di White Cube, ha affermato che la mega-galleria britannica ha realizzato circa 5 milioni di sterline di vendite totali e circa 20 opere collocate. Entusiastica è stata la risposta alle opere di Antony Gormley e Tracey Emin con Take Me to Heaven (2024) venduta per 1.2 milioni di sterline. Inoltre ha comunicato importanti acquisizioni di pezzi di Etel Adnan, Mona Hatoum, Howardena Pindell e Shao Fan.

Ma salendo più in alto nella scala, l’ambiente di vendita sembra decisamente soleggiato. David Zwirner ha probabilmente messo a segno la vendita più preziosa della settimana, con un lavoro del 2006 di Liu Ye, venduto per 3.8 milioni di dollari.  La galleria ha segnalato di aver venduto un dipinto del 2002 di Marlene Dumas per 3.5 milioni e un’importante tela di Borremans per poco più di un milione di dollari. Gagosian ha realizzato vendite trasversali, che includono lavori di Louise Bonnet, Takashi Murakami, Ed Ruscha, e Stanley Whitney. Come al solito quando si parla di Gagosian non vengono rivelate le cifre.

Perrotin ha venduto circa il 70% dello stand durante il primo giorno di fiera, con prezzi che sfioravano il milione di dollari. Sempre in cima alla piramide, la mega-galleria Hauser & Wirth ha avuto una fiera solida, vendendo due opere di Louise Bourgeois, la tela A Baudelaire (#1) del 2008 e la scultura Couple del 2002, rispettivamente per 2.95 milioni e 2.2 milioni di dollari. Da Hauser hanno riferito di aver venduto un dipinto di George Condo, Prismatic Head (2021) per 2.3 milioni di dollari.

Per quanto riguarda la compagine italiana troviamo buone vendite da Cardi, che ha piazzato un dipinto di Léger per 1.8 milioni di dollari e un lavoro degli anni sessanta (1966) di Giorgio De Chirico, venduto per 800.000 dollari. MASSIMODECARLO ha venduto opere di Yan Pei-Ming e Danh Vo per cifre comprese tra i 200.000 e i 350.000 dollari.

L’arte del XX secolo ha giocato un ruolo importante in fiera. La stella? Un Picasso del 1964, Le Peintre et son modèle, presentato dalla berlinese Bastian. La richiesta? 3.5 milioni di euro.

Diverse gallerie provenienti dall’Asia e dall’Occidente hanno dichiarato di ritenersi soddisfatte della fiera, anche se alcune hanno affermato che le vendite si sono mosse lentamente. La maggior parte dei commercianti ha giocato sul sicuro con la scelta delle opere.

Il “ritmo folle” delle vendite in passato è stato sostituito da un approccio cauto e misurato, forse anche più sano. C’è molto interesse, studio, osservazione, comprensione. I collezionisti sono più conservativi e più selettivi rispetto agli anni precedenti.

Va però sottolineata la sostenuta domanda interregionale, che riflette la crescente importanza del mercato Asia-Pacifico, mentre l’ampia partecipazione di collezionisti e musei internazionali, l’evoluzione dei modelli curatoriali e una più profonda integrazione riaffermano la posizione della fiera come destinazione fondamentale nell’ecosistema globale dell’arte.

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Andrea Cacàci
Andrea Cacàci
Art dealer e gallery manager presso la Galleria 1/9unosunove di Roma. Laureato in Storia dell’Arte all’Università “La Sapienza” di Roma e con un master in Art Management presso la Luiss BS. Ha sempre dedicato un’attenzione particolare all’arte contemporanea e ultra contemporanea, alle sue dinamiche e al punto d’incontro tra arte ed economia.

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