Dopo le tappe di Basilea e Miami, Zero 10 arriva anche a Art Basel Hong Kong, consolidando un formato che Art Basel sta progressivamente integrando come parte strutturale della fiera. La sezione, dedicata alle pratiche dell’era digitale, segna una continuità operativa e curatoriale, inserendosi in modo organico all’interno del sistema espositivo globale.
Zero 10 si presenta come una piattaforma focalizzata su arte generativa, intelligenza artificiale, ambienti immersivi e sistemi algoritmici, con un approccio che mette in relazione produzione artistica e infrastruttura tecnologica. La sua presenza a Hong Kong rappresenta il debutto asiatico dopo il lancio a Miami Beach nel 2025, e coinvolge una rete di 14 espositori internazionali, tra cui gallerie e piattaforme come Art Blocks, bitforms, Fellowship & ARTXCODE e TAEX .
Tra i progetti più visibili, DeeKay Kwon presenta DeePle The People, una proiezione digitale su larga scala che trasforma lo skyline di Hong Kong in un ambiente animato, costruito attraverso una estetica che richiama il linguaggio dei videogiochi e una narrazione collettiva della città . Il lavoro si colloca tra installazione pubblica e intervento urbano, ampliando il perimetro della fiera oltre lo spazio espositivo.
All’interno della sezione, la presenza di artisti come Sougwen Chung, Refik Anadol, Claire Silver e Jonas Lund definisce un campo di ricerca articolato, in cui l’opera si sviluppa come processo computazionale più che come oggetto statico. Lund presenta The Future of Growth (2026), progetto che riflette sulle dinamiche economiche e sulle logiche algoritmiche della produzione artistica , mentre le pratiche di Chung e Silver esplorano sistemi di co-creazione tra umano e macchina.
Parallelamente, la presenza di figure come Kevin Abosch, Robert Alice e il progetto autonomo Botto introduce una riflessione sul rapporto tra autorialità e automazione, mettendo in evidenza modelli in cui l’artista coincide con un sistema o una rete decentralizzata . In questo contesto, l’opera si configura come output di un’infrastruttura, piuttosto che come espressione individuale.
Un elemento centrale della sezione è la sua capacità di ibridare formati. Accanto alle opere puramente digitali, compaiono installazioni fisiche e sculture che incorporano tecnologie avanzate. Il lavoro di Tim Yip, ad esempio, presenta una figura antropomorfa su larga scala che riflette su scenari futuri e identità artificiali, combinando estetica scultorea e immaginario digitale .
Dal punto di vista curatoriale, Zero 10 si posiziona come spazio di integrazione, in cui il digitale entra in relazione diretta con il sistema del mercato. La scelta di includere opere che esistono sia come file che come manifestazioni fisiche risponde a una precisa esigenza: rendere queste pratiche accessibili a un contesto collezionistico abituato alla materialità.
La sua introduzione a Hong Kong si inserisce in un momento di riattivazione del mercato asiatico, con una nuova generazione di collezionisti provenienti dal settore tecnologico e una crescente apertura verso formati sperimentali . In questo scenario, Zero 10 funziona come dispositivo di connessione tra domanda e offerta, tra innovazione e struttura.
All’interno di Art Basel, la sezione assume quindi un ruolo preciso: trasformare il digitale in una componente operativa della fiera, definendo nuove modalità di produzione, esposizione e acquisizione. Più che una novità isolata, Zero 10 si configura come una piattaforma che rende visibile una trasformazione già in atto, portandola al centro del sistema contemporaneo.


