La primavera ha accolto Art Paris e PAD, le due raffinate fiere parigine che solitamente inaugurano con l’arrivo del primo caldo. Art Paris, giunta ormai alla sua 28ª edizione, ha visto la partecipazione di 160 gallerie provenienti da circa 20 paesi, con il 30% di new entries.
Di fronte al Grand Palais, due colossali sagome gonfiabili, simili a caramelle Haribo, hanno accolto i visitatori. L’opera dell’artista francese Fabrice Hyber (rappresentato dalla Galerie Nathalie Obadia) ha introdotto un tocco di leggerezza e brio ad Art Paris, fiera francese relativamente sobria che attrae principalmente collezionisti locali e un raffinato nucleo di avventori internazionali. Sotto un caldo sole primaverile che filtrava attraverso la storica navata vetrata, l’atmosfera della giornata d’anteprima era più un piacevole mormorio che un’effervescenza frizzante; nessuno indossava abiti sgargianti, nessuno era lì per mettersi in mostra.
Art Paris offre uno sguardo mirato sulla scena artistica parigina e, più in generale, francese, con poche mega-gallerie tra gli stand, a eccezione di Almine Rech e Galerie Lelong.
Almine Rech è una presenza fissa ad Art Paris da anni. Le opere esposte nello stand avevano prezzi che variavano dai 20.000 ai 100.000 euro (il limite di 100.000 euro è stata una scelta intenzionale). Art Basel Paris attira un pubblico molto più internazionale e disposto a spendere, quindi si tratta di due realtà che necessitano di presentazioni estremamente diverse. Il pubblico di Art Paris è francese o, più localmente, europeo, e i prezzi lo riflettono. È inoltre una fiera “rilassata”, si ha il tempo di conversare e costruire o alimentare rapporti umani, cosa che potrebbe non essere possibile durante Art Basel, con acquirenti che si affrettano ad accaparrarsi le opere desiderate.
Il mercato parigino è cambiato molto negli ultimi anni, inizialmente era un mercato piuttosto locale: parigini che acquistavano da gallerie parigine (un po’ come nel secolo scorso avveniva per il settore dell’automotive). Negli ultimi anni, con l’arrivo di Art Basel, è diventato estremamente internazionale, senza snaturare quell’anima indissolubilmente parisien.
Tra le grandi gallerie internazionali presenti in fiera troviamo anche la tedesca Esther Schipper.
Lo stand si concentrava sulle opere dell’artista francese Etienne Chambaud (€10.000-€30.000), che esplora il tema degli animali (aquile, agnelli) rappresentati nelle icone religiose, solitamente acquistate in asta. Accanto a Chambaud le tele di Sojourner Truth Parsons, artista canadese residente a New York, caratterizzate da strati di colori fosforescenti: le sue opere sono attualmente in mostra nello spazio parigino della galleria, situato in un cortile interno di Place Vendôme. Tutte le opere esposte avevano un prezzo inferiore a 50.000 euro, con l’artista tedesco Matti Braun che esponeva l’opera più costosa a 48.000 euro.
Il piano superiore, lungo la balconata sul lato sud del Grand Palais, era dedicato alle gallerie fondate meno di dieci anni fa (sezione Promises) e selezionate dal curatore Marc Donnadieu. Qui, gli spazi hanno una dimensione più internazionale rispetto al piano inferiore, con galleristi provenienti dall’Australia, dal Marocco e dal sud-est asiatico. Ne è un esempio la giovanissima Galerie Prima, aperta da un anno e mezzo, che ha presentato opere di due pittori: Bryce Delplanque (nature morte con prezzi compresi tra 6.000 e 9.000 euro) e Gaspard Girard d’Albissin (opere figurative ispirate a immagini online e servizi fotografici di moda, con price range tra 3.500 e 10.000 euro). È la seconda partecipazione di Prima alla fiera. La galleria ha venduto tutti i dipinti di Delplanque e ha dato nuova visibilità ai murales in ceramica di Héloïse Rival nel 2025, a testimonianza che Art Paris è una fiera che funziona su prezzi contenuti e per promuovere giovani artisti.
Come ogni fiera, anche questa si rivolge a un pubblico eterogeneo. Oltre alle nuove proposte si potevano incrociare opere di artisti affermati: due Cibachrome di Nan Goldin del 2000 e del 2013 presso la galleria Yvon Lambert e un’opera tempestata di strass del 2009 di Mickalene Thomas (Keri On, 2009) presso la galleria Opera. Alla Gowen Contemporary era presente anche una stravagante teiera in ferro grezzo di dimensioni esagerate di Joana Vasconcelos, nella quale i visitatori hanno fatto a gara per sedersi.
Nelle stesse soleggiate giornate di Art Paris la capitale francese ha ospitato anche il Padiglione dell’Arte e del Design, meglio conosciuto come PAD.
I visitatori abituali del PAD Paris si aspettano un’entusiastica rivisitazione del design degli anni ’80, poiché i galleristi della Generazione Z parigina rivolgono molta attenzione a quel decennio. Paul Ménacer-Poussin e Paul-Louis Betto, i giovanissimi fondatori della Pulp Galerie, abbracciano regolarmente il mondo del design decorativo come Mattia Bonetti ed Elizabeth Garouste. Per questa presentazione, hanno aggiunto la severità quasi da bunker della poltrona Quarta (1984) in lamiera di alluminio di Mario Botta e l’allegra lampada Square (1986) di Gaetano Pesce, realizzata in resina colorata e dalla consistenza gelatinosa. Nascosto dietro una parete di colonne gonfiabili in PVC trasparente, il loro stand era stato definito dai due come “un monumentale frigorifero”.
Ma la vera sorpresa di questa edizione è stata l’ascesa degli anni ’70. Tra i galleristi più esperti è considerato il decennio del momento. Presso l’olandese Atkris era possibile ammirare due lampade totemiche di Carlo Nason (circa 16.000 dollari ciascuna), che negli anni ’60 e ’70 progettò numerose lampade in vetro fuso per Mazzega.
Julien Spitzer, noto per la sua accurata selezione al Marché Serpette del famoso Les Puces de Paris Saint-Ouen di Parigi, ha portato un imponente divano componibile di Hans Hopfer, originariamente realizzato da Roche Bobois nel 1974, che dominava lo stand. Ironicamente, le sedie, di provenienza e designer sconosciuti, distoglievano l’attenzione da una straordinaria esposizione di 51 ceramiche di Picasso, realizzate con Suzanne Ramié presso l’Atelier Madoura di Vallauris, tra cui i famosi gufi e le ballerine.
Da Patrick Fourtin, la cui galleria si trova accanto all’Agence Grateau nella celebre serie Emily in Paris, era in mostra un lato diverso dello stile anni ’70, rappresentato dalle opere laccate lucide del designer belga Emiel Veranneman. Questi pezzi unici, realizzati su misura per clienti facoltosi, includevano un secretaire rosso intenso, completo di una complessa rete di cassetti e scomparti interni, e una consolle giallo canarino, entrambi a dimostrazione della maestria di Veranneman nell’uso della lacca e del colore.
Essendo questa l’edizione parigina di PAD, degli avventori d’eccezione hanno percorso i corridoi alla ricerca dei pezzi migliori. Julia Restoin Roitfeld, figlia della celebre direttrice di Vogue France Carine Roitfeld, è stata avvistata mentre provava gioielli presso lo specialista parigino Karry Berreby. Tra gli altri hanno presenziato la fondatrice dell’iconico concept store Colette, Sarah Andelman, la star dell’arredamento India Mahdavi e lo stilista Simon Porte Jacquemus.
La quota italiana è stata rappresentata da Achille Salvagni. Il designer romano, con gallerie a Roma, Londra e New York, ha optato per i colori primari, tra cui una nuova edizione del suo mobile Indore in blu reale. La storia del mobile risale al 2019 ed è stato ispirato dalla visita del designer a una mostra al Musée des Arts Décoratifs di Parigi, dove ha potuto ammirare la collezione del Maharaja di Indore.
Elie Top, ex assistente di Yves Saint Laurent e designer di gioielli durante gli anni di Alber Elbaz alla Lanvin, ha creato una nuova serie, La Dama del Lago, per PAD 2026. Ispirato alla leggenda arturiana, il design flirta con un lieve medievalismo. I pezzi classici testimoniano il suo amore per le pietre preziose preesistenti, a volte con tagli antichi che sacrificano la brillantezza contemporanea in favore del valore storico.
Da domani è la volta delle aste primaverili parigine, che negli ultimi anni stanno avendo sempre più successo e peso specifico in un sistema dell’arte che si sta riassestando ed inevitabilmente riequilibrando. Staremo a vedere se la Spring Season delle aste internazionali confermerà il cauto ottimismo e gli ottimi risultati del novembre scorso.



