Il prossimo mese, la grande mela diverrà teatro della 79^ Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Torneranno a far sentire le loro voci i rappresentanti dei paesi membri, per condividere strategie e decisioni su tematiche dal respiro mondiale: dal cambiamento climatico al conflitto bellico, passando per le questioni economiche fino alle vessazioni dei diritti umani. Nel mezzo di questi dialoghi impegnativi, si ergerà una voce diversa, quella del potere evocativo dell’arte.
In attesa di questo evento cruciale, un gruppo selezionato di artisti internazionali si è messo al lavoro per contribuire a definire un’immagine tangibile di un futuro migliore. Grazie all’iniziativa Future Ours, promossa dall’organizzazione non profit Art 2030, quasi una ventina di artisti e collettivi offriranno il loro contributo artistico in risposta ai temi chiave dell’assemblea: l’accesso all’istruzione di qualità per tutti, l’uguaglianza di genere e l’energia pulita e accessibile.
Oltre ad essere esposte all’interno della sede delle Nazioni Unite, le opere d’arte verranno riprodotte su larga scala in centinaia di pensiline degli autobus distribuite in tutta New York, con l’obiettivo di far interagire l’arte con i cittadini in spazi pubblici comunemente dedicati alla pubblicità, rendendo, in tal modo, l’arte accessibile a tutti. Le opere viaggeranno poi verso nord, per essere ospitate alla Kunsthal Charlottenborg di Copenaghen nella successiva edizione della Biennale.
Il team curatoriale, composto dall’artista Patricia Domínguez, dal direttore artistico delle Serpentine Galleries Hans Ulrich Obrist e dal curatore e critico indipendente Jeppe Ugelvig, ha selezionato un cast internazionale di artisti di spicco. Tra questi spiccano la Congolese Plantation Workers Art League (CATPC) dalla Repubblica Democratica del Congo, l’artista danese-islandese Olafur Eliasson, l’architetto-designer americana Maya Lin e la sua Fondazione What Is Missing?, l’artista nigeriano-belga Otobong Nkanga, il collettivo indiano Raqs Media Collective, e l’artista britannico-nigeriano Yinka Shonibare CBE.
Future Ours è il frutto della sinergia tra arte e politica promossa da Luise Faurschou, curatrice, consulente d’arte e imprenditrice culturale danese, fondatrice dell’Art 2030 nel 2016. L’organizzazione si propone di concepire e realizzare progetti artistici che possano innescare una riflessione parallela ai dibattiti in corso all’interno dell’ONU.
Le opere dei vari artisti si ispirano alle tematiche globali affrontate dalle Nazioni Unite, ma anche a iniziative personali di carattere sociale e ambientale. L’artista britannico-nigeriano Yinka Shonibare, ad esempio, propone un poster con l’interno di una serra, riferimento al suo progetto agricolo in Nigeria; l’artista argentino Eduardo Navarro, noto per il suo impegno verso la protezione dell’ambiente, presenta un progetto con sé stesso in un costume da foca, in riferimento alla sua futura associazione di volontariato per la salvaguardia dell’habitat marino, la FOCA.
Ogni opera artistica, pertanto, traccia una mappa per immaginare un futuro più sostenibile e inclusivo. È un invito a ripensare, tramite l’arte, i concetti di appartenenza e condivisione in relazione al nostro pianeta. L’intento ultimo di Future Ours, pertanto, è duplice: da un lato incoraggiare il dialogo artistico-culturale tra individui di diversa estrazione, dall’altro stimolare una presa di coscienza collettiva sulle sfide che la società contemporanea deve affrontare.
L’evento offre, dunque, un’opportunità unica per gli artisti di contribuire in maniera vitale ai dibattiti globali, ponendo l’arte sullo stesso piano del dibattito politico. Come dichiarato dalla Faurschou stessa, “non possiamo plasmare un futuro che non riusciamo a vedere”. Attraverso quest’arte visionaria, sentiamo prepotentemente l’urgenza e la necessità di immaginare e costruire insieme un futuro sostenibile e pieno di speranza. Questo è il valore intrinseco dell’arte: una potentissima lente attraverso cui riflettere sul presente e proiettarsi con coraggio nel domani.




