Presentato ieri a Milano, il progetto Superstudio Design 2026 si configura come una delle piattaforme più articolate della prossima Milano Design Week, distinguendosi per una presenza artistica strutturata e diffusa. Dal 20 al 26 aprile 2026, su una superficie complessiva di 30.000 mq distribuiti tra Superstudio Più, Superstudio Maxi e il nuovo Superstudio Village, il progetto costruisce una geografia culturale che attraversa la città e ridefinisce il ruolo stesso del Fuorisalone.
All’interno di questo sistema, è soprattutto la dimensione artistica a emergere come uno degli elementi più rilevanti. Non più semplice complemento al design, ma linguaggio autonomo capace di attivare gli spazi e orientare l’esperienza del pubblico. Nel distretto di Superstudio Più a Tortona, il percorso SuperNova concentra gli interventi più esplicitamente legati alla ricerca contemporanea. Il Roof ospita Circle – Circle of the Arts, un programma di atelier aperti, live painting e performance che trasforma lo spazio in una piattaforma attiva, dove il processo creativo diventa parte integrante della fruizione.

Alla MyOwnGallery, la mostra From Object to Vision di Franco Perrotti sviluppa una riflessione sul superamento dell’oggetto come funzione, mentre l’installazione Dissuader estende il progetto nello spazio esterno, creando un dialogo diretto con il contesto urbano. Negli ambienti del FLA – FlavioLucchiniArt Museum, la mostra MIRRORS riunisce una selezione di specchi d’autore firmati da protagonisti come Ettore Sottsass, Alessandro Mendini e Philippe Starck, ponendo l’accento sul valore simbolico della superficie riflettente come dispositivo visivo e concettuale.
Sempre nello stesso spazio, Skyscrapers mette in relazione i digital painting di Flavio Lucchini con le fotografie di Giangiacomo Rocco di Torrepadula, costruendo una narrazione sulla città contemporanea come spazio di tensione tra visione e realtà. Il dialogo tra le sculture di Jacopo Mandich e la dimensione audiovisiva di Eric Oder introduce invece una riflessione sulla relazione tra materia e immaterialità, sempre più centrale nella ricerca artistica attuale.
Nel progetto SuperCity, al Superstudio Maxi, la componente artistica si articola in una riflessione sullo spazio urbano e sull’abitare. Il percorso When Design Becomes Art esplicita il superamento della funzione, trasformando oggetti in installazioni visive autonome. Gli elementi d’arredo diventano composizioni simboliche, mentre il progetto Portraits – fotografia | design affida allo sguardo fotografico il compito di restituire agli oggetti una dimensione narrativa, sospesa tra realtà e rappresentazione.
L’Art Boulevard, attraversato dalle sculture di Maria Cristina Carlini, introduce una dimensione quasi paesaggistica, trasformando lo spazio espositivo in un ambiente percorribile in cui materia e percezione si intrecciano. Qui il confine tra installazione e architettura si dissolve, rafforzando l’idea di un ecosistema visivo unitario.
Nel nuovo Superstudio Village, il progetto SuperPlayground rappresenta il versante più sperimentale. L’installazione Keep Your Bubble di Lousy Auber costruisce un ambiente immersivo realizzato con materiali di recupero, invitando il pubblico a entrare fisicamente nell’opera e a riflettere sul rapporto tra dimensione individuale e collettiva. Il contributo del festival Graphic Days introduce invece una riflessione sui linguaggi visivi contemporanei, mentre il progetto ARIA esplora l’elemento invisibile come spazio di connessione tra design, ambiente e cultura.
Nel suo insieme, Superstudio Design 2026 si presenta come un dispositivo culturale complesso, in cui l’arte assume un ruolo strutturale.



