Torna anche quest’anno Artist of the Year, la sfida ideata da Artuu per interrogare lo stato dell’arte italiana contemporanea senza scorciatoie celebrative. Non un premio nel senso tradizionale del termine, ma una competizione critica che, edizione dopo edizione, ha dimostrato di saper intercettare i cambi di clima, le mutazioni di linguaggio, le linee di frattura che attraversano la scena artistica nazionale. La prima edizione, nel 2023, aveva fotografato una stagione dominata dal ritorno del pop e dall’uso consapevole dell’iconografia contemporanea, con la vittoria di Giuseppe Veneziano, seguito da Andrea Crespi e Chiara Calore. Un trittico che parlava apertamente di immaginario mediatico, cultura visuale e rapporto diretto con il presente.
Il 2024, al contrario, ha segnato uno spostamento netto: l’affermazione di Roberto Floreani, con Sara Forte e Nello Petrucci, ha riportato al centro l’astrazione, la pittura come campo di ricerca autonoma, il tempo lungo della forma e del linguaggio. Due edizioni, due esiti molto diversi, che raccontano bene la natura di Artist of the Year: non un format prescrittivo, ma un dispositivo di lettura sensibile ai movimenti reali del sistema.

L’edizione 2025 riparte da qui, confermando il proprio impianto: venti giurati, una sola segnalazione ciascuno, nessun tema imposto. Le venti segnalazioni costituiranno la rosa dei finalisti, sulla quale saranno poi chiamati a esprimersi i lettori, con una votazione aperta dal 19 dicembre 2025 al 10 gennaio 2026.
Il risultato finale nascerà dall’intreccio fra sguardo esperto e partecipazione pubblica.
Cuore del progetto resta, come sempre, la giuria: non un “semplice” elenco di nomi, ma una vera e propria mappa del sistema dell’arte contemporanea italiana attraversata da competenze diverse, approcci spesso divergenti, sensibilità non allineate. Le novità quest’anno sono molte: se infatti fino all’anno scorso la giuria era composta esclusivamente da critici “militanti”, oggi abbiamo deciso di cambiare passo, aprendo a collezionisti, storici dell’arte, direttori di musei e di fondazioni d’arte contemporanea. Ecco, uno per uno, chi sono i nostri giurati. Da domani, i lettori troveranno online anche l’elenco dei venti artisti selezionati dai nostri venti giurati d’eccezione: artisti italiani viventi che, nel corso del 2025, si sono distinti per la qualità e la rilevanza del loro lavoro, attraverso progetti, mostre e percorsi di ricerca capaci di incidere sul dibattito contemporaneo.
Direttori di musei, editoria, spazi sul territorio
Non possiamo non partire con questa disanima della nostra giuria di Artist of the Year che con nomi di grande prestigio non solo per la loro storia di critici, saggisti e storici dell’arte con molta esperienza alle spalle, ma anche per il loro attuale ruolo di direttori di alcuni importanti musei italiani, di riviste culturali e di spazi sul territorio.

Primo tra tutti, non poteva che essere Angelo Crespi. Direttore della Pinacoteca di Brera e del Cenacolo Vinciano (oltre che del rinato Palazzo Citterio, progetto fortemente voluto dal neodirettore e aperto anche al contemporaneo), Angelo Crespi rappresenta una figura centrale nel dibattito sul ruolo delle grandi istituzioni storiche nel presente. Critico e saggista, la sua direzione si muove lungo una linea che mira a restituire centralità al museo come luogo di ricerca, confronto e produzione culturale, capace di tenere insieme tutela del patrimonio e interrogazione del contemporaneo. Un’impostazione che rifiuta tanto la musealizzazione sterile quanto la spettacolarizzazione forzata, puntando piuttosto su una programmazione che favorisca letture complesse e non semplificate delle opere. Nel suo lavoro a Brera, Crespi insiste sul museo come spazio vivo, attraversato da stratificazioni storiche ma aperto al dialogo con il presente, dove la dimensione critica non è subordinata alla sola funzione espositiva. La sua presenza nella giuria di Artist of the Year introduce dunque uno sguardo istituzionale forte, attento non solo alla qualità della ricerca artistica, ma anche alla sua tenuta storica, alla capacità dei linguaggi contemporanei di confrontarsi con il patrimonio e di inserirsi in una prospettiva di lungo periodo.

Direttrice del MAN di Nuoro, anche Chiara Gatti è una figura centrale nel panorama curatoriale italiano, riconosciuta per la capacità di coniugare rigore critico e progettualità istituzionale. Alla guida del museo sardo ha sviluppato una programmazione attenta alla ricerca contemporanea, capace di dialogare con il contesto internazionale senza perdere il rapporto con il territorio e con le specificità culturali in cui l’istituzione opera. Il lavoro di Chiara Gatti si distingue per un approccio curatoriale che privilegia il tempo lungo dei progetti, la costruzione di percorsi coerenti e la capacità di mettere in relazione linguaggi diversi, dalla pittura alla scultura, dalle pratiche installative alla riflessione teorica. Il MAN, sotto la sua direzione, si è configurato come uno spazio di sperimentazione e confronto, più che come semplice luogo espositivo, mantenendo una forte attenzione alla qualità scientifica delle mostre. La sua presenza nella giuria di Artist of the Year introduce uno sguardo istituzionale sensibile alle dinamiche della ricerca artistica e alla sua capacità di incidere nei contesti reali, valutando i progetti non solo per l’impatto immediato, ma per la loro solidità curatoriale e per la loro capacità di generare senso nel tempo.

Tra i curatori più attivi e più dinamici sulla scena contemporanea italiana, ma attivissimo anche dal punto di vista della comunicazione e della divulgazione d’arte di alto profilo, non poteva mancare Nicolas Ballario, tra le figure più riconoscibili della critica d’arte contemporanea applicata ai media. La sua traiettoria – dalla factory di Oliviero Toscani, La Sterpaia, fino alla radio, al web e alla televisione – racconta un’idea di critica capace di uscire dai recinti specialistici senza perdere spessore. Autore e conduttore per Rai Radio Uno e Sky Arte, Ballario ha costruito negli anni un linguaggio diretto, leggibile, ma mai semplificato, portando l’arte contemporanea dentro il dibattito pubblico. Accanto all’attività giornalistica, la fondazione della società di produzione di mostre Piuma ne conferma la dimensione progettuale: uno sguardo che non si limita al commento, ma interviene nella costruzione concreta dei contesti espositivi.

Editore, già Presidente dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, Paola Gribaudo è una figura che incrocia in modo naturale editoria, formazione e politiche culturali, con un percorso costruito nel tempo all’interno di alcune delle principali istituzioni artistiche italiane; ha lavorato a lungo sul rapporto tra produzione culturale, formazione artistica e costruzione di un pensiero critico condiviso. Durante il suo mandato all’Albertina, Gribaudo ha sostenuto una visione dell’Accademia come luogo non solo di didattica, ma di ricerca, sperimentazione e confronto con il contemporaneo, rafforzando il dialogo tra artisti, docenti, studenti e sistema dell’arte. Un approccio che ha insistito sulla necessità di tenere insieme rigore formativo e apertura ai linguaggi attuali, evitando tanto l’autoreferenzialità accademica quanto l’adeguamento passivo alle tendenze del momento. All’interno della giuria di Artist of the Year, Paola Gribaudo porta uno sguardo attento ai processi di crescita degli artisti, alla qualità della ricerca in relazione alla formazione e alla capacità dei percorsi di strutturarsi nel tempo, con una consapevolezza maturata tra editoria, istituzioni e didattica artistica.

Infine, a cavallo tra pratica curatoriale dal basso, nuove forme di comunicazione web e attenzione alle culture street e controcultura, Christian Gangitano, tra gli storici contributor del nostro magazine, è una figura di riferimento nel campo delle pratiche urbane, della street art e, più in generale, delleculture visive contemporanee che si sviluppano a cavallo tra spazio pubblico, comunicazione e contesto sociale. Il suo lavoro si muove da anni lungo una linea di confine tra istituzioni, spazi indipendenti e urban culture, con un approccio che privilegia l’analisi dei processi e delle dinamiche reali piuttosto che la semplice formalizzazione estetica. Tra i primi in Italia a occuparsi in modo sistematico di street art e rigenerazione urbana, Gangitano ha costruito una competenza riconosciuta nel dialogo tra arte e città, lavorando su progetti che intrecciano intervento artistico, partecipazione e dimensione pubblica. A questa attenzione per il contesto urbano si affianca un interesse profondo per la cultura visiva giapponese, dal mondo kawaii alle sue declinazioni più ibride e pop, che attraversa tanto la sua attività curatoriale quanto quella critica. In questo senso si inserisce il progetto Cottura Creativa (già Spaghetti Boost), di cui Gangitano è direttore artistico e co-ideatore insieme a Francesco Sghirripa, e che rappresenta una delle realtà emergenti più interessanti sul piano di una comunicazione ibrida e non convenzionale del contemporaneo, tra arte, moda, design, editoria e cultura pop. Fondamentale è infine il suo ruolo di co-fondatore di Casa degli Artisti a Milano, uno dei più significativi esempi recenti di spazio istituzionale dedicato alla ricerca e alla produzione contemporanea, capace di tenere insieme residenze, progettualità indipendenti e dialogo con il territorio urbano. All’interno della giuria di Artist of the Year, Gangitano porta uno sguardo attento alle pratiche artistiche che operano nello spazio pubblico, alle forme di comunicazione alternative e alla capacità dell’arte di incidere nei contesti reali, sociali e culturali.
Storici dell’arte, curatori e critici “militanti”

Di alto livello anche la lista dei curatori e dei critici d’arte. Partiamo con Chiara Canali, che lavora da anni sulle soglie dei linguaggi contemporanei, con particolare attenzione alle nuove tecnologie, alla fotografia, ai media digitali e alle pratiche urbane. Il suo percorso critico è segnato da una costante attenzione ai processi di trasformazione dell’arte in relazione allo spazio pubblico, alle dinamiche sociali e ai mutamenti tecnologici. Nella giuria di Artist of the Year porta uno sguardo attento alle forme emergenti, alle pratiche ibride e alle modalità con cui l’arte intercetta e rielabora le trasformazioni della contemporaneità, senza perdere rigore analitico.

A seguire, tra le new entry, ecco Valentino Catricalà: curatore e critico d’arte, rappresenta una delle voci più autorevoli nel campo della riflessione sui rapporti tra arte, cinema, media e nuove tecnologie. Ricercatore, curatore e teorico, il suo lavoro attraversa ambiti disciplinari differenti e contesti geografici complessi, dall’Europa al Medio Oriente, interrogando il ruolo dell’arte nell’epoca dell’intelligenza artificiale, della sostenibilità e delle nuove economie culturali. La sua presenza nella giuria introduce una prospettiva internazionale e transdisciplinare, capace di leggere le pratiche artistiche non solo in termini estetici, ma come dispositivi culturali inseriti in sistemi tecnologici, politici e sociali in rapida trasformazione.

Caroline Corbetta, curatrice e critica d’arte, anche lei tra le new entry di questa edizione, è una delle studiose e delle esperte d’arte contemporanea più attive e interessanti sulla scena: capace di muoversi tra istituzioni, scrittura critica e piattaforme digitali, è autrice per alcune delle principali riviste internazionali e curatrice di progetti per musei e fondazioni, e ha sempre affiancato al lavoro con artisti affermati un’attività costante di scouting e di sostegno alle pratiche emergenti. Fondatrice de Il Crepaccio, spazio espositivo diventato negli anni una vera e propria “kunsthalle digitale”, Corbetta porta nella giuria uno sguardo attento alle ibridazioni tra arte, moda, design e cultura visiva contemporanea, con una sensibilità particolare per i nuovi formati di produzione e diffusione.

Attivo sulla scena critica italiana dai primissimi anni Duemila, Gianluca Marziani è una delle figure più riconoscibili della critica d’arte italiana contemporanea, con un’attività che attraversa scrittura, curatela e direzione museale. Fin dai suoi esordi, il suo lavoro si è distinto per un’attenzione precoce ai linguaggi digitali, documentata da saggi, pamphlet e progetti espositivi dedicati alla nascente scena digitale e alle trasformazioni dell’immaginario nell’era delle nuove tecnologie. Un interesse che non si è mai risolto in adesione a mode, ma si è sviluppato come osservazione critica dei mutamenti in atto. Accanto a questo filone, Marziani ha seguito con continuità la nuova pittura, interrogandone le evoluzioni e i rapporti con la cultura visuale contemporanea, con i media e con i dispositivi tecnologici. Il suo sguardo si muove da sempre lungo una linea che tiene insieme linguaggio, contesto e impatto culturale, evitando separazioni rigide tra pratiche tradizionali e nuove forme di produzione dell’immagine. Un capitolo centrale della sua attività è rappresentato dalla ricerca su Banksy, di cui è considerato in Italia uno dei massimi esperti. Insieme a Stefano Antonelli, Marziani ha curato alcune delle principali mostre dedicate all’artista, e firmato libri e progetti editoriali costruiti su un impianto scientifico rigoroso, fondato su documentazione, fonti e contestualizzazione storica, contribuendo a sottrarre Banksy a una lettura puramente iconica o mediatica. All’interno della giuria di Artist of the Year, Marziani porta uno sguardo capace di leggere i fenomeni contemporanei nella loro complessità, valutando la qualità della ricerca artistica tanto sul piano del linguaggio quanto su quello della sua reale incidenza culturale, distinguendo tra rilevanza strutturale e semplice esposizione.

Non meno significativa la presenza di Cesare Biasini Selvaggi, figura estremamente attiva nel sistema dell’arte italiano, con attività estremamente variegate e articolte tra cura di mostre, progetti editoriali, consulenza per fondazioni e istituzioni culturali. Direttore editoriale di Exibart, curatore indipendente, manager culturale, la sua attività si muove da anni sul crinale tra riflessione critica, progettazione espositiva e costruzione di modelli sostenibili per le istituzioni culturali. Autore di un vasto corpus di saggi e cataloghi, curatore di mostre in musei e spazi culturali di grande rilievo in Italia e all’estero, Biasini Selvaggi è molto attento ai linguaggi tradizionali della pittura e della scultura, sempre con uno sguardo estremamente innobvativo e contemporaneo. La sua presenza nella giuria introduce uno sguardo lucido, non ideologico, attento tanto alla qualità della ricerca e dei linguaggi quanto alla sua capacità di reggere nel tempo, di strutturarsi, di lasciare tracce verificabili.

Ancora una critica d’arte e storica dell’arte, Jacqueline Ceresoli è considerata una delle voci più autorevoli nel campo della storia della fotografia, dell’arte contemporanea e dell’archeologia industriale. La sua ricerca si concentra da anni sui processi di trasformazione dell’immagine, sul rapporto tra arte e spazio urbano e sulle pratiche di arte pubblica, con particolare attenzione alla light art come forma di intervento sul paesaggio contemporaneo, oltre che alle figure femminili nell’arte: il suo ultimo libro, Donne, luce e libertà. Storie di Light Art e di altre illuminazioni (Postmedia Books) è dedicato proprio alle figure storiche di artiste che utilizzano il linguaggio della light art. Nella giuria di Artist of the Year, Ceresoli porta una competenza storica solida, capace di leggere il presente alla luce delle genealogie dell’immagine e delle trasformazioni materiali dei contesti produttivi e urbani.

Curatore, critico e storico dell’arte, Alberto Mattia Martini ha sviluppato il proprio percorso anche attraverso una lunga collaborazione, in gioventù, con Pierre Restany, figura centrale della critica internazionale e fondatore del Nouveau Réalisme. Un confronto che ha inciso in modo profondo sul suo approccio teorico e sul modo di leggere le pratiche artistiche in relazione al contesto sociale e culturale, orientando fin da subito il suo lavoro verso una lettura non formalistica dell’opera. Nel corso degli anni Martini ha costruito un’attività critica attenta ai linguaggi dell’arte moderna e contemporanea, con una particolare sensibilità per i processi storici e per la genealogia delle forme, elementi che attraversano costantemente la sua scrittura e le sue scelte curatoriali. Parallelamente, l’attività di consulenza per archivi d’artista e cataloghi generali ha rafforzato una competenza specifica sulla tenuta storica delle opere e sulla costruzione della memoria artistica. All’interno della giuria di Artist of the Year, Alberto Mattia Martini porta uno sguardo rigoroso, capace di valutare i lavori non solo per l’efficacia immediata, ma per la loro solidità teorica e per la capacità di reggere nel tempo all’interno di una prospettiva storica più ampia.
Collezionisti e Fondazioni per il contemporaneo
Non poteva mancare una buona presenza di personalità provenienti dalla direzione di musei pubblici, di Fondazioni, di realtà attive sul territorio e presenze importanti del collezionismo italiano.

Cominciamo con i collezionisti. Umberta Gnutti Beretta rappresenta una delle figure più significative del collezionismo italiano contemporaneo per chiarezza di visione e continuità progettuale. Il suo lavoro non si è mai configurato come semplice accumulazione di opere, ma come costruzione di un pensiero critico attraverso la collezione, intesa come organismo vivo, in dialogo costante con il presente. Un passaggio emblematico del suo percorso è stato il coinvolgimento in The Floating Piers di Christo e Jeanne Claude sul Lago d’Iseo (2016), progetto che ha mostrato come un’opera radicale potesse diventare esperienza collettiva senza perdere forza concettuale. Nel corso degli anni, la sua raccolta si è strutturata attorno a una forte attenzione per la ricerca contemporanea, con uno sguardo sensibile ai linguaggi della pittura, della scultura e delle pratiche concettuali, privilegiando percorsi coerenti, spesso non immediatamente allineati alle mode del mercato. L’apertura, nel 2023, della Collezione Umberta Gnutti Beretta a Brescia ha segnato un passaggio decisivo in questa direzione: non un gesto simbolico, ma la volontà esplicita di restituire la collezione a una dimensione pubblica, rendendola accessibile come spazio di studio, confronto e approfondimento. Un progetto che si inserisce in una tradizione europea di collezionismo responsabile, dove il privato si assume il compito di produrre valore culturale condiviso, attivando relazioni con il territorio, le istituzioni e il pubblico. Nella giuria di Artist of the Year, Umberta Gnutti Beretta porta uno sguardo attento alla tenuta nel tempo delle ricerche artistiche, alla loro capacità di svilupparsi coerentemente e di dialogare con contesti diversi. Uno sguardo che valuta il lavoro degli artisti non solo per l’impatto immediato, ma per la sua solidità, per la sua necessità, per la sua capacità di continuare a parlare oltre l’urgenza del presente.

Ancora nel campo dei collezionisti, non poteva mancare uno dei padri nobili del collezionismo italiano, Giorgio Fasol. Figura centrale del collezionismo italiano contemporaneo, con la fondazione di AGI Verona – Associazione Collezionisti Arte Italiana ha dato forma a un modello innovativo, basato sull’idea che il collezionismo non debba essere un atto solitario, ma una pratica condivisa, dialogica e responsabile. AGI Verona nasce infatti come piattaforma di confronto tra collezionisti, critici, curatori e artisti, con l’obiettivo di sostenere la ricerca sull’arte italiana contemporanea, promuovendo studio, conoscenza e circolazione delle opere. Non una semplice rete di interessi, ma un laboratorio culturale che lavora sul medio e lungo periodo, favorendo un collezionismo consapevole, capace di interrogarsi sulle proprie scelte e sul proprio impatto. Il percorso di Fasol si distingue per un’attenzione costante alla qualità della ricerca, spesso intercettata in fasi non ancora pienamente riconosciute dal mercato. Attraverso AGI Verona, Fasol ha inoltre contribuito a riportare il collezionismo dentro una dimensione pubblica, costruendo occasioni di apertura, mostre, incontri, progetti editoriali e momenti di confronto che hanno ampliato il dialogo tra il mondo degli addetti ai lavori e un pubblico più vasto. Un approccio che rifiuta l’idea della collezione come spazio chiuso e autoreferenziale, per trasformarla in infrastruttura culturale. Nella giuria di Artist of the Year, Giorgio Fasol porta dunque uno sguardo profondamente informato, che valuta il lavoro degli artisti nella loro capacità di sviluppare una ricerca autentica, di attraversare il tempo e di costruire senso oltre le logiche dell’attualità. Uno sguardo che tiene insieme passione, responsabilità e una visione sistemica rara nel panorama italiano.

Non meno rilevante nel panorama del collezionismo italiano del contemporaneo, Antonio Martino, medico di professione, si avvicina all’arte contemporanea nel 1989, costruendo nel tempo un percorso che intreccia collezionismo, divulgazione e progettualità culturale. Il suo lavoro si fonda su un confronto diretto con gli artisti e con i processi di produzione, affiancando all’attenzione per figure già riconosciute un interesse costante per le ricerche emergenti. Nel corso degli anni ha sostenuto progetti espositivi e percorsi di ricerca orientati al linguaggio e alla sperimentazione, collaborando con istituzioni museali e contesti accademici, dal MACRO di Roma al Festival di Spoleto. Accanto a questo, svolge un’intensa attività di divulgazione culturale, anche attraverso un gruppo Facebook fondato nel 2009 e seguito da oltre 12.000 persone, dedicato al dibattito sull’arte contemporanea, moderna e antica. Tra i progetti più significativi da lui ideati figura “Partorire con l’Arte”, un percorso interdisciplinare rivolto alle donne in gravidanza, realizzato in importanti musei italiani (MAXXI Roma, Gallerie d’Italia Milano, Madre Napoli, MACRO Roma), che mette in dialogo arte, medicina, scienza e riflessione culturale, portando per la prima volta il tema della nascita all’interno delle istituzioni museali, con ampia attenzione anche internazionale. Ha inoltre curato progetti espositivi, tra cui un omaggio a Carlo Maria Mariani alla Temple University di Roma, ed è membro del board della Fondazione Carlo Maria Mariani di New York. All’interno della giuria di Artist of the Year, Antonio Martino porta uno sguardo attento alla vitalità delle ricerche, alla loro coerenza e alla loro capacità di svilupparsi nel tempo, oltre l’urgenza del momento.

Infine, uno sguardo molto particolare, attento e specifico è quello di Antonio Menon. Figura atipica nel panorama del collezionismo italiano contemporaneo, per l’approccio dichiaratamente analitico e strutturato con cui guarda al linguaggio della pittura (con particolare attenzione alla pittura d’immagine), Menon ha contribuito, attraverso la Fondazione The Bank di Bassano del Grappa, alla costruzione di un progetto che si configura come un vero e proprio centro di studio, dedicato all’osservazione e all’approfondimento della pittura contemporanea italiana. Il lavoro della Fondazione si sviluppa attraverso mostre, archivi, attività di ricerca e momenti di confronto pubblico, con l’obiettivo di produrre strumenti critici e conoscitivi più che eventi. Un’impostazione che privilegia il tempo lungo, la stratificazione delle ricerche e la possibilità di leggere la pittura come linguaggio ancora centrale, capace di rinnovarsi e di interrogare il presente, ma anche di sostenere concretamente il lavoro degli artisti, anche i più giovani, non solo attraverso acquisizioni ma anche attraverso l’ideazione e l’organizzazione di mostre pubbliche in musei e spazi di rilievo. Nella giuria di Artist of the Year, Antonio Menon porta uno sguardo attento alla solidità dei percorsi pittorici, alla loro coerenza e alla capacità degli artisti di costruire una ricerca che regga nel tempo.

Artista visivo attivo tra pittura, scultura, installazione e video, ma anche direttore della Fondazione Carlo Maria Mariani, Clayton Calvert rappresenta una figura ibrida che unisce pratica artistica e lavoro curatoriale. Alla guida della Fondazione, il suo impegno si è concentrato in modo diretto sulla realizzazione di mostre e progetti espositivi, con un’attenzione specifica alla pittura e alla figurazione contemporanea, intese come ambiti di ricerca ancora pienamente attivi. Il lavoro curatoriale di Calvert si muove lungo una linea sobria, orientata alla costruzione di contesti di lettura chiari, capaci di mettere in relazione le opere, le pratiche e l’eredità culturale della Fondazione, senza forzature spettacolari. Un approccio che riflette una conoscenza interna dei processi artistici e una visione curatoriale attenta alla coerenza dei percorsi più che alla loro esposizione mediatica. All’interno della giuria di Artist of the Year, Calvert porta uno sguardo informato dai due fronti: quello dell’artista e quello del curatore, attento ai processi, alle scelte espositive e alla capacità di un progetto di reggere sul piano culturale prima ancora che su quello della visibilità.

Infine, la sua presenza è necessaria per dare continuità al progetto: con Roberto Floreani, vincitore dell’edizione 2024, Artist of the Year introduce nella giuria lo sguardo di un astrattista storico, ma anche di un teorico e saggista, autore di libri che hanno contribuito in modo significativo al dibattito sull’astrazione e sul ruolo della pittura nel contemporaneo. La sua vittoria, l’anno passato – maturata anche grazie a una partecipazione popolare ampia e convinta – ha confermato due tendenze evidenti dell’arte italiana recente: da un lato un rinnovato interesse per la pittura, tornata centrale dopo anni di predominio dei linguaggi installativi ed extrapittorici; dall’altro, un ritorno deciso dell’astrazione, intesa non come stile ma come campo di riflessione sui moti interiori, sulle dimensioni spirituali e sulle strutture profonde della realtà. In questo senso, Floreani è stato più volte indicato – già da Luca Beatrice, che lo volle nel Padiglione Italia della Biennale di Venezia del 2009 – come uno dei pionieri del nuovo corso dell’astrazione italiana, capace di intercettare la fluidità e la complessità del presente senza rifugiarsi nelle categorie storiche dell’avanguardia. Accanto alla pratica pittorica, Floreani ha sviluppato un’importante attività teorica. Grande studioso delle avanguardie storiche, e in particolare del Futurismo, nel 2017 ha pubblicato per Electa il volume Umberto Boccioni. Arte-Vita, uno studio ampio e rigoroso che testimonia il suo approccio filologico e insieme partecipato alla storia dell’arte. A questa ricerca si affianca un lavoro più direttamente legato al presente, come il saggio Astrazione come resistenza (De Piante, 2021), in cui Floreani legge l’astrazione come risposta critica a una contemporaneità dominata da esteriorità, materialismo e sovraesposizione mediatica, rivendicando il valore dell’introspezione, del silenzio e di una rinnovata dimensione spirituale dell’arte. Figura intellettuale a tutto tondo – pittore, scrittore, saggista, uomo di teatro – Floreani ha affiancato negli anni alla produzione artistica anche un’intensa attività curatoriale, come dimostra la recente mostra “POP/BEAT – Italia 1960–1979. Liberi di sognare”, allestita alla Basilica Palladiana di Vicenza. Un percorso che conferma come, nel suo lavoro, il quadro non sia mai un punto di arrivo isolato, ma uno degli strumenti attraverso cui attivare un discorso culturale più ampio. Come ogni altro giurato, Roberto Floreani è chiamato a indicare un finalista per l’edizione in corso, contribuendo in modo diretto alla definizione della rosa dei candidati. La sua presenza nella giuria introduce così una competenza che tiene insieme pratica artistica e riflessione teorica, esperienza storica e attenzione al presente, rafforzando la continuità e la profondità critica del progetto.

A guidare anche quest’anno la giuria di Artist of the Year è Alessandro Riva, nel suo duplice ruolo di critico e curatore di lungo corso e di rappresentante della rivista Artuu, nonché anima e ideatore della competizione fin dalla sua nascita. Al suo percorso si devono alcune mostre chiave dei primi anni Duemila – da Sui Generis a Street Art Sweet Art – così come il progetto Italian Factory, dedicato al rilancio della pittura italiana in Italia e all’estero, in una fase in cui il dibattito sembrava essersi spostato quasi esclusivamente su altri linguaggi. Negli anni, Riva ha inoltre curato numerosi progetti espositivi in ambito internazionale, con una particolare attenzione alla valorizzazione dell’arte italiana in contesti extraeuropei, dalla Cina ad altri paesi asiatici come la Corea del Sud, continuando al tempo stesso a esercitare una presenza critica costante attraverso una pratica di giornalismo d’arte molto attiva. Ha scritto per numerose testate, firmando articoli, saggi e approfondimenti che hanno accompagnato e spesso anticipato il dibattito sull’arte contemporanea italiana. Accanto all’attività curatoriale, è anche scrittore e autore di format televisivi e web dedicati all’arte contemporanea, sviluppando una pratica di divulgazione critica che affianca alla ricerca specialistica un lavoro costante di racconto e mediazione culturale.
Questa è la giuria di Artist of the Year: un organismo composito, costruito per competenze, esperienze e sensibilità differenti, che riunisce critici, curatori, direttori di istituzioni, collezionisti e artisti. Una giuria chiamata, come ogni anno, a svolgere un lavoro di selezione rigoroso, fatto di confronto, valutazioni incrociate e assunzione di responsabilità critica, per individuare i finalisti di una competizione che ambisce a fotografare il presente dell’arte italiana senza scorciatoie né semplificazioni.
Da questo momento in poi, però, la parola passa ai lettori. Artist of the Year è oggi una delle pochissime competizioni artistiche capaci di tenere insieme due livelli che raramente dialogano davvero: da un lato una selezione iniziale severa, affidata a una giuria di alto livello e specializzata; dall’altro una giuria popolare, chiamata a esprimersi direttamente, rendendo il pubblico parte attiva del processo. È in questo equilibrio, fragile e necessario, tra competenza critica e partecipazione diffusa, che la sfida entra nel vivo. Ora il giudizio si apre, si espone, si mette in gioco. E come ogni anno, saranno i lettori a decidere chi saprà incarnare, meglio di altri, lo spirito del presente. Da domani, 18 dicembre, saranno online i nomi dei venti finalisti e si apriranno ufficialmente le votazioni, che resteranno attive fino al 10 gennaio 2026: da quel momento, la parola spetta definitivamente ai lettori.
a questo link potete trovare l’elenco dei 20 finalisti:


