Artista: quando maschile e femminile si incontrano

Sin dalla definizione del vocabolario il termine artista si rivolge ai due sessi, senza alcuna differenza di valore indica un mestiere.

La storia dell’arte ci insegna a rispettare ideali diametralmente opposti, azzardi inenarrabili, fantasie utopiche in quanto frutto di ingegno ed intelletto unici; questo accade anche quando l’artista non è un singolo individuo ma è una coppia di nome e di fatto. 

Non sempre la condivisione di una carriera ha portato vantaggi ad entrambe le parti, al contrario (chi lo avrebbe mai detto) la donna viene spesso e volentieri offre la sua presenza mascherata da attiva partecipazione, ma raramente ottiene i legittimi riconoscimenti.

Affrontare questa tematica preclude il riconoscere oggettivamente quali coppie riconoscono il ruolo dell’altro, quali donne salgono sullo stesso gradino dei mariti e quali mariti concedono egual spazio alle mogli. 

Because we create works of art of joy and beauty, because that’s the same with all creative artists we create for us first. It’s beacause the idea is in our heart.

Partendo dalla recente inaugurazione dell’opera postuma di Christo e Jeanne Claude The Arc de Triomphe, Wrapped a Parigi, si può richiamare la storia dell’invidiabile coraggio di due artisti di non cedere alla fama e all’esperienza ma di continuare a sognare, anche oltre la propria esistenza. Lungi dal voler forzatamente romanticizzare un lavoro che è in gran parte tecnico e concettuale, l’energia che emerge esemplifica il genuino equilibrio tra generi, l’innocente compartecipazione di due menti affini a cui tutt’oggi si dovrebbe aspirare. La donna, come l’uomo, è risorsa nella coppia, ispirazione ma al tempo stesso consigliera e complice

Capita invece a volte di venire a conoscenza di un’artista solamente in funzione del compagno, triste paradigma di un’epoca che fortunatamente è sfumata, ma che ha oscurato innumerevoli talenti, colpevoli di appartenere al genere ‘sbagliato’. Scoprire la delicatezza delle statue di Camille Claudel decenni dopo i suoi esordi priva intere generazioni di un riferimento cardine per la rivendicazione di autorevolezza e riconoscimento che le artiste portano avanti da sempre. 

Camille Claudel, Femme accroupie, 1884-85, intonaco patinato, Musée Camille Claudel, Nogent-sur-Seine, Francia

Ci sono state artiste che hanno trovato il coraggio di uscire dalla gabbia matrimoniale, imponendosi come individui perfettamente autonomi, sfacciatamente creative aprendo strade mai pensate prima da altre colleghe; la rivoluzione di Diane Arbus, dalle riviste patinate ai locali più stravaganti del Lower Manhattan, parla a tutte quelle donne che non hanno avuto la forza di uscire dai tracciati maschili mettendo a tacere i propri interessi.

Diane e Allan Arbus, 1950, Credit.Frances McLaughlin-Gill/Condé Nast, via Getty Images

Era la rappresentazione piú estrema possibile della fiducia. Io reggevo un grosso arco e Ulay ne tendeva la corda, reggendo tra le dita le base di una freccia puntata contro il mio petto.

Marina Abramović e Ulay, Rest Energy, 1980, performance di 4:00 minuti, NIMk – Netherlands Media Art Institute, Amsterdam

Con queste parole Marina Abramović descrive la concreta tensione di due corpi, affidati uno all’altro nella performance come in gran parte della loro vita; la realizzazione istantanea della precarietà della fiducia reciproca porta a chiedersi quanto valga tutto questo, non solo nella vita privata, ma anche in una lunga e condivisa carriera artistica. 

Cover Photo Credits: Jeanne-Claude e Christo, luglio 1995 sullo sfondo la bozza del Reichstag impacchettato.(Photo by Weychardt/ullstein bild via Getty Images)

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Chiara Pasquino
Chiara Pasquino
Apprezza l’arte in tutte le sue forme, dalla danza all’arte figurativa. Si sofferma maggiormente sul ruolo delle artiste donne dedicando ad esse una pagina social per farle conoscere meglio. Laureata in Scienze dei Beni Culturali e successivamente in Arte, Valorizzazione e Mercato insegue il sogno di allestire e curare mostre.

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