Audrey Flack, la pioniera del fotorealismo che ha valorizzato il quotidiano, scompare a 93 anni

La luminosa luce, che per decenni ha arricchito il mondo dell’arte, si è attenuata. Audrey Flack, una pioniera del fotorealismo e valorosa esponente della pittura femminista, è deceduta a Southampton, New York, il 28 giugno. Il mondo artistico perde una delle sue voci più incisive e originali, autrice di opere che hanno letteralmente trasformato la percezione della quotidianità.

Nata a New York nel 1931, Flack ha studiato presso la Cooper Union della città, ottenendo poi una borsa di studio per la Yale School of Art nel Connecticut, grazie all’estro dell’educatore e pittore di astrazione geometrica Josef Albers. Il suo gusto per l’eclettismo la porta a frequentare posti come 8th Street Club e Cedar Tavern, frequentati da mostri sacri come Jackson Pollock e Willem de Kooning, dando vita a un vivace incrocio di influenze artistiche e sviluppando una peculiare sensibilità che l’accompagnerà tutto il suo percorso artistico.

Audrey Flack ha saputo ritagliarsi uno spazio tutto suo nel mondo dell’arte, affermandosi nella scena artistica newyorkese degli anni ’60 come forza trainante del fotorealismo, stile che da lei acquisisce un sapore e una rilevanza del tutto inediti.

La sua personalissima interpretazione del fotorealismo si traduce in una serie di opere di grandi dimensioni che celebrano la quotidianità di oggetti come gioielli, trucchi, oggetti di cristalleria e simboli religiosi. “Ho infranto il codice non scritto dell’oggetto d’arte accettabile,” ha scritto Flack in una dichiarazione artistica al Brooklyn Museum. La sua produzione artistica spigola tra umanesimo, emotività, simbolismo e riferimenti colti, uno slalom tra dimensioni apparentemente lontane che la distinguono, definendola come artista unica nel suo genere.

Non tutti hanno apprezzato immediatamente l’audacia e l’originalità del suo lavoro. Nella recensione del 1976 per il New York Times, Hilton Kramer la definì “la Barbra Streisand del fotorealismo”, non nascondendo un certo disappunto per il fatto che fosse la prima artista del movimento a vedere un suo pezzo acquistato dal prestigioso Museum of Modern Art di New York.

Ma Audrey Flack ha dimostrato una tenacia fuori dal comune, proseguendo imperterrita sulla strada che aveva scelto, nonostante le iniziali resistenze critiche. La sua carriera, che ha attraversato sette decenni, resterà impressa nell’arte del XX secolo come una voce irresistibile e univoca. Dal Museum of Modern Art al Metropolitan Museum of Art, dal Solomon R. Guggenheim Museum al Whitney Museum of American Art, molte delle più importanti istituzioni artistiche americane conservano sue opere.

Audrey Flack non solo ha lasciato il segno come pittrice, ma ha saputo reinventarsi come scultrice, realizzando monumentali opere in bronzo raffiguranti deità femminili. Questo le ha valso commissioni di grande rilievo, come Civitas del 1991, un monumento che accoglie i visitatori a Rock Hill, in South Carolina.

La sua eredità continua a vivere attraverso i suoi lavori che continuano a inspirare e sfidare. Una forza della natura che ci lascia un importante testamento artistico: il coraggio di essere unici e di andare oltre i limiti del possibile. Audrey Flack, un nome che resterà nel pantheon delle grandi artiste del XX secolo.

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