Alessia Luigetti

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Alessia Luigetti (Catania, 2001) è un’artista e ricercatrice visiva con base a Milano. Si è laureata in Pittura e Arti Visive presso la NABA, dove sta concludendo la magistrale in Arti Visive e Studi Curatoriali. La sua ricerca si concentra sul rifiuto del lavoro, il riposo e l’ozio come pratiche di critica alla performatività contemporanea. Collabora con riviste e progetti indipendenti, approfondendo le connessioni tra arte, teoria critica e forme dell’abitare.

La scrittura corsiva potrebbe diventare patrimonio UNESCO

Negli ultimi mesi la scrittura corsiva è tornata improvvisamente a circolare nel discorso pubblico, non come pratica viva ma come oggetto da proteggere. La sua possibile candidatura a patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO ha spostato l’attenzione su un gesto che molti davano per scontato o superato

Soglie e cortocircuiti: Hyperlocal Rebibbia e la narrazione del confine

Al limite tra città e carcere, tra visibile e invisibile, si apre uno spazio inedito di confronto e di narrazione. Il punto d’incontro non è un luogo neutro, ma un corridoio di percezioni dove storie, corpi, memorie e silenzi si intrecciano.

Per un’arte della vita: Carla Lonzi e il rifiuto dell’opera

Carla Lonzi occupa una posizione anomala nel pensiero critico del secondo Novecento: non perché abbia semplicemente criticato l’arte, ma perché ne ha attraversato il linguaggio fino a renderne impraticabili i presupposti.

Napoli sotto pressione: l’overtourism natalizio tra tradizioni e vivibilità urbana

Ogni dicembre, il centro storico di Napoli viene attraversato da una trasformazione evidente. Le strade si riempiono fin dalle prime ore del giorno, i flussi si addensano nei vicoli più stretti e luoghi come San Gregorio Armeno diventano punti di passaggio obbligato.

Quando la città si accende: il Natale come grande installazione urbana temporanea

Luci colorate che si accendono a intermittenza, mercatini modulari, figure iconiche replicate all’infinito, odori evocativi: il Natale mette in scena una vera e propria installazione urbana temporanea, diffusa e totalizzante

L’estetica dell’esclusione dalle strade ai videogiochi

L’architettura ostile è ormai parte integrante del paesaggio urbano contemporaneo: braccioli centrali sulle panchine per impedire di sdraiarsi, superfici inclinate che scoraggiano la sosta, spuntoni collocati lungo marciapiedi e spazi di riparo, materiali studiati per rendere impossibile restare troppo a lungo

Quando un quartiere diventa un laboratorio di produzione dello spazio urbano: il caso Isola a Milano

A Milano, il quartiere Isola non è mai stato soltanto un insieme di strade, case e capannoni industriali: è un organismo che si costruisce ogni giorno attraverso pratiche sociali, culturali ed economiche, attraverso il modo in cui gli abitanti lo abitano, lo reinventano, lo vivono. 

Il museo come campo di battaglia: per un’istituzione oltre il capitalismo razziale

Il museo, osserva Françoise Vergès, non è mai stato un luogo innocente. Dietro la facciata rassicurante di sale silenziose e pareti bianche si nasconde un dispositivo politico nato all’interno della modernità coloniale. Il museo raccoglie, classifica ed espone, ma in questo gesto produce gerarchie e normalizza rapporti di potere.

Guardare è prendere posizione: la lezione radicale di Ana Mendieta

Untitled (Rape Scene) del 1973 è l’apice di questa volontà radicale di rendere visibile ciò che la società preferisce rimuovere. Oggi, in un tempo in cui i femminicidi e la violenza di genere continuano a essere al centro del dibattito pubblico, questa performance ritorna come un monito, una domanda etica sullo sguardo e sulla responsabilità.

Netflix, like, scroll: anatomia del lavoro invisibile nell’economia dell’attenzione

Nell’economia digitale contemporanea, il confine tra lavoro e tempo libero si è dissolto. Non più circoscritta a fabbriche, uffici o studi professionali, la produzione di valore permea ogni momento della vita sociale e culturale

Il restauro cinematografico come resistenza al tempo digitale: il caso de Il Pianeta Selvaggio di René Laloux

Quando Il Pianeta Selvaggio di René Laloux torna sullo schermo in versione restaurata 4K, non è soltanto un film a rinascere; a riemergere è un modo di vedere, un immaginario, una sensibilità che il tempo aveva quasi assorbito.