Baby Talk, a Milano le inquietanti bambole di Rachel Hobkirk

Pare di sentire la plastica verità scultorea dei bambini sacri di Michelangelo, estratti in rilievo dal marmo nel Tondo Taddei oggi conservato alla Royal Academy of Arts di Londra, nelle tele iper-realiste (e allo stesso tempo surrealiste) di Rachel Hobkirk.

L’artista, una ragazza di superlativo talento, che si è formata proprio nei padiglioni del prestigioso istituto londinese che custodisce il bassorilievo michelangiolesco, compie 28 anni quest’anno, ma ha già in curriculum, da diversi anni, una nutrita serie di mostre collettive e personali realizzate tra Regno Unito, Spagna e Italia. Nel nostro Paese, grazie all’intuito e alla sensibilità di Massimiliano Lorenzelli, ultimo della stirpe di galleristi milanesi che da decenni illustrano di vivida vita artistica i paraggi di Porta Venezia.

Aperta fino al 20 ottobre (visitabile dalle 11 alle 19, dal martedì al venerdì), la mostra personale della fille prodige di origine scozzese, che esprime una dote cromosomica nel codice dell’arte che, dalle Highlands, la connette direttamente al grande Rinascimento italiano, in una luce cromatica trascendente, che illumina drasticamente i lacerti contemporanei del punk e del Pulp.

Rachel Hobkirk indaga ossessivamente, come lei stessa rivela, le atmosfere liminali che separano il fanciullo dall’età adulta, quei momenti terribili dell’evoluzione biologica di un individuo che improvvisamente erompono dalla dolcezza innocente in violenza totale, quando, senza pietà, si stacca una gamba alla bambola che fino a qualche momento prima si era amorevolmente pettinata.

Le pose delle Tiny Tears (le bambole paffute che chiudono gli occhi, lacrimano e ridono nella tradizione dei toys postmoderni) rappresentate dalla Hobkirk rasentano un’oscenità velata sempre da rimembranze pietose di purezza infantile. È una costante contemplazione in equilibrio sospeso tra la vertigine e l’orrore, in tensione permanente sugli argini dei sentimenti più virginali.

E poi, infine, è sorprendente, quasi ipnotico, il fluido attrattivo che costringe lo sguardo sulle opere, vere icone vive dell’immaginario presente, con un piede antico nel passato classico: dai mostruosi bambini “adulti” dell’iconografia pittorica rinascimentale, quei Gesù bambini e santi Giovannini dall’aria assai più che vagamente mostruosa, alle pellicole horror vintage di Dario Argento, pur’egli perseguitato dall’incubo delle bambole, fino ai drammi pacifici, finissimamente ritratti, in un impasto sapiente di olio e acrilico su tela, di questa fille terrible della nuova scena artistica.

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Paolo Sciortino
Paolo Sciortino
Paolo Antonio Sciortino, inteso Nino Santantuono, nasce e scrive a Milano da sessant'anni quasi suonati. Ha scritto articoli di giornale, romanzi, testi poetici, canzoni e testi teatrali, è stato copywriter, ghost writer, art writer. Adesso è un po' stanchino di tutte le parole che hanno invaso il pianeta, dunque ascolta poco e parla ancora meno. Ma siccome respira ancora, continua a scrivere.

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