Banksy e la sua sorprendente performance con zattera di migranti a Glastonbury

Venerdì scorso, al festival musicale di Glastonbury, che solitamente attrae più di 200.000 persone, la performer Marina Abramović ha coinvolto la folla in sette minuti di silenzio. Questo gesto, inteso come simbolo di un “momento oscuro della storia umana”, ha preceduto l’inaspettato intervento serale di un altro artista: Banksy, conosciuto principalmente per i suoi murales e le sue opere in stile graffiti che colorano ed animano le strade delle città.

Tra le luci ed i suoni del palco, durante l’esibizione della band britannica Idles, Banksy ha lanciato nell’audience una zattera gonfiabile. Secondo quanto riferito dal Guardian, che per primo ha riportato la notizia, la band stessa non era a conoscenza dell’esibizione improvvisata dell’artista fino al devastante momento della sua esecuzione.

Quest’ultima provocazione di Banksy consisteva in una zattera gonfiabile creata per imitare quelle comunemente utilizzate dai migranti per attraversare gli oceani. All’interno della zattera c’era un gruppo di manichini progettati per raffigurare, in modo vivido e quasi crudo, quegli stessi migranti.

La zattera ha fatto la sua comparsa durante il brano “Danny Nedelko”, una canzone che tratta esplicitamente il tema dell’immigrazione e contiene versi evocativi come: “La paura conduce al panico, il panico conduce al dolore / Il dolore conduce alla rabbia, la rabbia conduce all’odio”.

Banksy ha l’abitudine di confermare l’autorialità delle sue opere attraverso il suo account Instagram, ma per questa installazione itinerante non lo ha ancora fatto. La notizia è stata invece confermata da un rappresentante della band Idles in un’intervista al Guardian.

Quest’artista anonimo ha spesso riservato la sua arte ai temi dell’immigrazione, andando fino ad adornare la nave utilizzata per trasportare i rifugiati salvati con una delle sue immagini iconiche: una bambina che si allunga verso un palloncino, in questo caso rimodellato come un salvagente a forma di cuore.

L’ultimo lavoro di Banksy arriva in un momento particolarmente delicato, mentre il Primo Ministro britannico Rishi Sunak continua a essere al centro di critiche per la sua politica sull’immigrazione. Sunak sta pianificando, attraverso una legge piuttosto controversa, di deportare in Rwanda i richiedenti asilo che arrivano nel Regno Unito in modo irregolare. Alcuni politici conservatori inglesi considerano il Rwanda una destinazione sicura, nonostante l’opposizione di molti attivisti per i diritti umani.

Il coinvolgimento di Banksy in questioni sociali così importanti non è una novità. Al contrario, questa è l’ennesima dimostrazione di come l’arte possa essere utilizzata per aprire dibattiti, innescare riflessioni e, in ultima analisi, creare il cambiamento. Ce lo ricorda ancora una volta l’enigmatico Banksy, che tramite la sua arte riesce a trasformare un palco di un festival musicale in un potente palcoscenico di protesta e di denuncia.

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