Chi non ha mai sentito nominare Barbie? Da semplice giocattolo, la Barbie ha rappresentato nel corso degli anni modelli distinti di emancipazione femminile, accattivando l’attenzione non solo dei bambini, ma anche dei più grandi. In una sceneggiatura tra femminismo d’ingresso e capitalismo allegro, nel film blockbuster sulla Barbie, appare un curioso riferimento alla “Barbie Proust”. Sebbene non esista una vera e propria Barbie Proust, giocando sulle memorie involontarie e l’abitudine dello scrittore francese, l’eccezionalità della citazione è data dal fatto che i bambini non siano famosi per il loro amore per Proust.
Questo, tuttavia, non rappresenta l’unico esperimento “intellettuale” di Mattel con la sua iconica bambola. Nel 2015, l’azienda ha presentato una linea di Barbie decisamente fuori dal comune, chiamata “Museum Collection”. Questa serie, realizzata dalla designer di Mattel e amante dell’arte Linda Kyaw, riporta le Barbie vestite come le opere dei maestri dell’arte come Gustav Klimt, Leonardo Da Vinci e Vincent Van Gogh.
L’idea nasce dalla volontà di Kyaw di “fare qualcosa di diverso” rispetto ai soliti abiti rosa di Barbie, mettendo l’accento sulla moda di alcuni dei dipinti più iconici di tutti i tempi.
La Barbie ispirata a Van Gogh, ad esempio, veste un abito da cocktail glamour, svasato e con un audace motivo basato su Starry Night (La Notte Stellata) del 1889. Intenzione di Kyaw era proprio quella di “fondere il dipinto originale con una dinamica di moda di tendenza”.
Se invece avete mai desiderato possedere una bambola che assomigliasse ad Adele Bloch-Bauer, allora siete fortunati: la Barbie ispirata a Gustav Klimt è modellata secondo il ritratto di Adele Bloch-Bauer I (1907). La modella del dipinto è morta quasi 100 anni fa, rendendo impossibile sapere se avrebbe mai potuto immaginarsi reincarnata in una Barbie.
Infine, la Barbie ispirata al maestro Leonardo Da Vinci è modellata sulla Mona Lisa, completa di abito verde e sorriso indescrivibile.
Queste creazioni potrebbero sembrare semplici gadget da collezione nel mondo delle bambole, eppure per chiunque abbia anche una conoscenza rudimentale dell’arte, non sono affatto di nicchia.
In uno scenario in cui l’arte e il gioco si fondono, l’interpretazione di queste opere attraverso la moda diventa un modo innovativo e diverso di apprezzarle, sottolineando come, ancora una volta, l’arte riesca a infiltrarsi in ogni aspetto della nostra vita quotidiana. Steve McQueen una volta disse: “L’arte non riguarda solo grandi idee. Riguarda anche il quotidiano”. E cosa potrebbe essere più quotidiano di una Barbie?


