Che cosa rende un’immagine un mito? È questa la domanda fondamentale che pone Wonderland, la mostra di Filippo Tincolini e Laura Veschi presso L’ARCA – Laboratorio per le arti contemporanee di Teramo, a cura di Alessandro Romanini e Roberto Spinetta. Fino al 13 settembre, scultura e fotografia si incontrano in un confronto iniziato due secoli fa, che ancora oggi coinvolge artisti e pubblico.
Una tenda nera marca l’ingresso all’esposizione: una volta varcata la soglia, il buio avvolge ogni angolo in perfetto stile caravaggesco, lasciando come punti luce solo le opere. Sui piedistalli si impongono i pesanti marmi scolpiti da Tincolini: eroi ed eroine dei fumetti appaiono in tutta la loro forza e bellezza nei corpi grecizzanti. Busti, teste ed arti lasciati indietro dalla storia, reperti archeologici di una popolazione futura.
Le stesse immagini sono riflesse nelle fotografie di Laura Veschi, ritratti personali capaci di sostituire le sculture, punti di vista unici e irripetibili. Lo stesso gioco di luci e ombre è fissato per sempre nell’istante dello scatto, netto come il colpo di uno scalpello sulla pietra. Lo vediamo nell’installazione Immagini e suoni del marmo, opera documento del lavoro nelle cave e nei laboratori, luoghi in cui la materia si trasforma. Scorrendo le foto una ad una, lo sguardo è accompagnato dall’eco di voci confuse, parole in gergo di cava unite al rumore degli strumenti all’opera. Alla dimensione uditiva si aggiunge anche l’esplorazione tattile: è possibile, infatti, toccare le sculture presenti in mostra per vivere un’esperienza sensoriale più completa.

Non è la prima volta che i lavori dei due artisti dialogano tra di loro, eppure il risultato stupisce ancora. Laureata all’Università di Firenze in Scienze della Formazione, Laura Veschi si dedica alla fotografia a partire dal 2016, affiancando artisti e scultori per documentare non solo le loro opere, ma anche il processo creativo che le genera. Filippo Tincolini, invece, ha sempre trovato espressione nella scultura; dopo gli studi accademici, nel 2001 apre il suo laboratorio a Fantiscritti, in provincia di Carrara, le cave dove ancora oggi crea le sue opere.
Il marmo non è solo pietra, è luce, lo dice la parola stessa: prima in greco e poi in latino, il suo significato deriva dal verbo “splendere, brillare”. I raggi luminosi attraversano i blocchi bianchi, presenze immobili ma vive, forme in attesa di uscire allo scoperto. La luce anima anche la fotografia, scrittura luminosa che lascia un’impronta permanente sul supporto. Ecco che due forme d’arte, apparentemente lontane, appaiono sovrapponibili: la scultura resiste e persiste nel tempo, la fotografia rende un momento eterno, ed è proprio qui che nasce la meraviglia.

Archetipi e miti continuano a vivere nel presente adattandosi a culture, epoche e linguaggi differenti per sopravvivere: ce lo dimostra la serie Ancient Gods di Tincolini. Ancora più significativa è l’opera Lu Mazzamurellu, misteriosa figura elfica della tradizione orale teramana, che Tincolini rilegge in chiave contemporanea, trasformandola in una presenza reale.
Collocata all’interno del vicino Castello della Monica, l’opera costituisce una delle tappe del percorso espositivo che si apre alla città portando l’arte a contatto diretto con il pubblico. Tre opere della serie Ancient Gods si nascondono per le vie di Teramo, mentre una monumentale scultura di Mario Bross, icona globale della cultura pop, è stata posizionata presso lo Spazio Multiculturale Ca.fè, centro di aggregazione per scuole, bambini e famiglie.
Così si completa il viaggio nel paese delle meraviglie: riflettendo sul potere metamorfico del mito, Wonderland è un invito a riconoscere la continuità delle storie che fin dall’antichità generano meraviglia, permettendoci di vivere il presente nella costante scoperta del nuovo nel vecchio e viceversa.




