Beyond the Departure. Quando restare non è più possibile, Ghanem Hassan


Ghanem Hassan in Beyond the Departure. When Staying is No Longer Possible non racconta il viaggio dal Libano all’Europa come una traversata, bensì come una frattura: uno strappo che separa ciò che si è stati da ciò che, forse, si potrà diventare

Presentata in questi giorni al Parlamento Europeo di Bruxelles, questa mostra non espone la migrazione come tema politico, ma come esperienza fisica e mentale, come una pressione costante che agisce sul corpo e sulla memoria. L’artista libanese, arrivato a Milano nel 2022 dopo aver lasciato il proprio paese, la famiglia e ogni forma di stabilità, costruisce una pittura che non descrive il mondo ma ne registra l’attrito interiore.

Le sue opere non rappresentano luoghi riconoscibili. Non c’è Beirut, non c’è Milano, non c’è l’Europa.
Ci sono superfici, stratificazioni, abrasioni, accumuli di materia che funzionano come mappe emotive. La pittura diventa un territorio sensibile dove l’identità, privata delle sue coordinate, tenta di ridefinirsi. Hassan lavora sulla texture come si lavora su una ferita: non per cancellarla, ma per renderla leggibile.

In questo senso, Beyond the Departure non è una narrazione lineare, ma una costellazione di stati: distanza, solitudine, perdita, ma anche una forma fragile e ostinata di speranza. Ogni tela è una soglia tra ciò che è stato lasciato e ciò che ancora non esiste. Non c’è nostalgia decorativa, non c’è retorica del trauma. C’è, piuttosto, la fatica concreta di ricominciare senza appigli, senza rete, senza garanzie.

Hassan non dipinge la migrazione: dipinge l’interruzione.
I sogni sospesi, le biografie spezzate, la necessità di ricostruire un’identità quando il passato non è più abitabile. Il suo gesto pittorico è insieme fragile e resistente, come se ogni strato di colore fosse un tentativo di trattenere qualcosa che scivola via.

In questo modo, la mostra si colloca in uno spazio politico senza mai dichiararlo. Parlare di diritti, di appartenenza, di dignità umana non significa qui formulare un discorso, ma mostrare cosa accade quando queste dimensioni vengono messe in crisi. Il Parlamento Europeo, luogo della decisione e della norma, diventa così il contenitore di un’esperienza che nasce dall’assenza di ogni garanzia.

“Lasciare il Libano non è stata una scelta, ma una necessità”, afferma Hassan. E questa necessità attraversa ogni opera come una linea di tensione. La pittura non serve a spiegare, ma a sopravvivere. Non è rappresentazione, ma processo di ricostruzione.

Beyond the Departure è, in definitiva, una mostra che non chiede di essere guardata, ma attraversata.
È uno spazio in cui il pubblico è invitato a sostare dentro l’instabilità di chi ha dovuto abbandonare tutto per poter continuare a esistere. Un luogo in cui l’arte non consola, ma rende visibile ciò che spesso resta muto: il prezzo intimo della speranza.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

Joseph Kosuth e i 28 metri di neon al Museo del Novecento

La nuova installazione permanente realizzata dall'artista americano per il Museo del Novecento - una scritta al neon di ventotto metri intitolata Vedere le cose - non si limita ad aggiungere un'opera alla collezione del museo, ma modifica piuttosto il modo in cui ci rapportiamo allo spazio che la ospita e, soprattutto, alla città che la circonda

Infinito Cabinet: miti, oggetti e narrazioni nella Wunderkammer di Maria Cristina Crespo

Tra gli eventi collaterali di una Biennale Arte che sussurra e riverbera l'intima bellezza delle espressioni corali, Infinito Cabinet di Maria Cristina Crespo, organizzato da Eclettica Cultura dell'Arte e a cura di Giusy Caroppo, racconta le infinite storie dell'essere umano. Miti, leggende e narrazioni si intrecciano, tra realtà e finzione, tra passato e presente, tra opera e oggetto, all'interno di uno spazio raccolto, saturo ed eterogeneo, creando una Wunderkammer di storie e simboli.

A Civitanova Marche la grafica di Fares Cachoux attraversa guerre, identità e contraddizioni del presente

La grafica, quando rinuncia alla decorazione e sceglie la precisione, può diventare uno degli strumenti più incisivi per leggere il presente. È su questa capacità di condensare tensioni politiche, ferite collettive e questioni sociali in immagini immediate che si fonda la ricerca di Fares Cachoux, artista franco-siriano protagonista della sua prima mostra personale in Italia. Dal 13 agosto al 3 novembre, lo Spazio Multimediale San Francesco di Civitanova Marche ospita …Oltre, progetto curato da Cristina Falco ed Enrico Lattanzi e organizzato dal Museo MAGMA insieme a Cartacanta APS.
Paola Martino
Paola Martino
Giornalista, appassionata di lingua araba e di arte, vive a Milano. Per focusmediterranee.com e il giornale off scrive per la sezione Culture, soffermandosi su artisti, mostre, eventi e progetti culturali che non hanno confini. Per lei, infatti, la cultura è un mezzo per migliorare il dialogo e la conoscenza reciproca, anche tra le due sponde: Sud Europa e Nord Africa. Si è diplomata in lingua e cultura araba all’Ismeo di Milano e ha lavorato come giornalista radiofonica e per diverse testate.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui