Sarà una giuria tutta al femminile quella della Biennale Arte 2026, che ha appena ufficializzato i nomi chiamati a decidere l’assegnazione dei Leoni. Un passaggio formale, certo, ma anche uno dei momenti chiave che segnano il passaggio dalla costruzione teorica della mostra alla sua concreta messa in scena. La nomina è stata approvata dal Consiglio di Amministrazione della La Biennale di Venezia su proposta della curatrice della mostra internazionale, Koyo Kouoh.
A guidare i lavori sarà Solange Oliveira Farkas, nominata presidente. Accanto a lei, Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi. Cinque figure che, pur provenendo da contesti diversi, condividono un terreno comune: quello della curatela e della ricerca, più che della produzione artistica diretta o della spettacolarizzazione mediatica.
Il compito della giuria è chiaro e centrale: osservare, valutare e infine assegnare i premi ufficiali della Biennale. I Leoni – d’Oro per la miglior partecipazione nazionale e per il miglior artista della mostra internazionale, d’Argento per un giovane emergente – rappresentano da sempre uno dei momenti di maggiore visibilità dell’intera manifestazione. A questi si aggiungono le menzioni speciali, che spesso intercettano pratiche meno evidenti ma ritenute significative. La decisione finale verrà annunciata il 9 maggio 2026, giorno di apertura al pubblico.
La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte si terrà a Venezia dal 9 maggio al 22 novembre 2026, tra Giardini, Arsenale e sedi diffuse. Il progetto curatoriale, intitolato “In Minor Keys”, porta la firma di Koyo Kouoh ed è stato sviluppato dal suo team, mantenendo l’impostazione originaria.
Se si guarda ai profili, emerge una mappa precisa del sistema dell’arte contemporanea internazionale. Farkas ha costruito nel tempo una piattaforma come Videobrasil, dedicata a pratiche artistiche globali. Butt lavora tra Asia ed Europa con un approccio curatoriale indipendente. Dyangani Ose dirige il MACBA dopo esperienze in istituzioni come Tate Modern. Kuzma unisce ricerca e direzione accademica alla Yale School of Art. Zapperi opera tra storia dell’arte e studi visivi all’Università di Ginevra.
La composizione rispetta un formato ormai consolidato, quello di una giuria ristretta, chiamata a lavorare in modo collegiale su un numero elevato di partecipazioni nazionali e progetti espositivi. È un meccanismo che richiede sintesi, confronto e una capacità di lettura trasversale delle opere.
Con questo annuncio, la Biennale completa uno dei passaggi istituzionali più rilevanti del proprio calendario. La giuria entra in scena prima ancora dell’apertura, ma sarà durante i giorni inaugurali che il suo ruolo diventerà pienamente visibile, traducendosi in una serie di scelte destinate a orientare lo sguardo su questa edizione.



