La Commissione europea non ha «perdonato» la riapertura del Padiglione Russia alla Biennale Arte, raccomandando ufficialmente la revoca del finanziamento comunitario da 2 milioni di euro previsto in tre anni. L’annuncio è arrivato via X da Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione, nella serata di sabato scorso: «La Commissione raccomanda all’EACEA di interrompere il finanziamento alla Biennale di Venezia», ha scritto, precisando che la scelta giunge «dopo un’attenta valutazione delle risposte fornite dalla Biennale».
L’irritazione di Bruxelles nasce dalla decisione della Biennale, guidata da Pietrangelo Buttafuoco, di consentire l’apertura del Padiglione russo, sbarrato dal 2022 a causa dell’invasione dell’Ucraina. Il contrasto interno tra l’istituzione veneziana e il ministro della Cultura Alessandro Giuli, allineato alle posizioni europee, è durato mesi e anche qui su Artuu ve lo abbiamo lungamente raccontato. Alla fine, il Padiglione – che si trova ai giardini, in una palazzina stile Liberty – ha aperto solo durante i giorni della preview per la stampa, per poi essere subito richiuso: si possono pero vedere i video delle performance registrate in quei giorni dalle finestre, ma non sembra, stando alle testimonianze sul posto, che il progetto abbia stimolato finora particolare attenzione da pate del pubblico. Continua invece ad alimentarsi lo scontro tra la Biennale e la Commissione europea che ha contestato la compatibilità della riapertura con le sanzioni contro Mosca, ritenendo i chiarimenti formali forniti da Venezia del tutto insoddisfacenti.
Il caso riaccende il dibattito sull’autonomia delle istituzioni culturali. La Biennale, fondata sulla rappresentanza delle nazioni, si trova così al centro di uno scontro inedito tra diplomazia, politica e libertà artistica. Da Ca’ Giustinian, quartier generale dell’ente veneziano, la reazione è gelida: «Apprendiamo su X da autorità politiche, e non dai tecnici preposti, di decisioni sul contributo EACEA». La Biennale precisa di aver risposto nei termini a ogni contestazione e attende una nota formale per far valere le proprie ragioni «in tutte le sedi competenti», rassicurando che i programmi proseguiranno poiché co-finanziati solo in minima parte dai fondi Ue.
Nel frattempo, i Giardini e l’Arsenale rispondono con i numeri, e non sono pochi. A poco più di due mesi dall’inaugurazione, avvenuta lo scorso 9 maggio, la 61ª Esposizione internazionale In Minor Keys, curata dalla compianta Koyo Kouoh (1967-2025), segna un +20% di ingressi rispetto all’ultima edizione del 2024, confermandosi così la Biennale Arte più visitata di sempre in questa fase.




