Bizhan Bassiri – Creazione. Un viaggio tra materia, luce e trasformazione

BUILDING Gallery, sino al 22 marzo, ospita Creazione, la prima grande mostra personale di Bizhan Bassiri a Milano, curata da Bruno Corà. L’artista italo-persiano, nato a Teheran nel 1954 e trasferitosi in Italia nel 1975, è tra le figure più interessanti della sua generazione, capace di intrecciare l’eredità culturale occidentale e orientale in un linguaggio artistico unico.

Bassiri si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma, nella scuola di Toti Scialoja, tra il 1976 e il 1980. In quegli anni, la capitale è un crocevia di artisti e intellettuali, animata da sperimentazioni e nuove riflessioni sull’arte. Bassiri elabora la teoria del Pensiero Magmatico, un concetto che diventa il filo conduttore del suo lavoro: la materia è in perenne trasformazione, un flusso continuo che si manifesta in forme sempre diverse.

Bizhan Bassiri, Inchinato pennino, 2020 courtesy Building Gallery

Negli anni ’80, il suo percorso si incrocia con artisti del calibro di Jannis Kounellis, Alighiero Boetti, Franz West, Gino De Dominicis e altri protagonisti dell’arte contemporanea. Tuttavia, la sua ricerca non si limita all’arte concettuale o all’arte povera: attinge alla tradizione persiana, alla filosofia, alla mitologia, e si nutre di un senso profondo del tempo e della memoria. Nel 2017, Bassiri rappresenta l’Iran alla 57ª Biennale di Venezia con un’installazione che incarna il suo pensiero poetico e visionario.

Entrare nella mostra, in corso al Building,  è come intraprendere un viaggio attraverso la trasformazione della materia e del colore. Una luce rossa intensa apre l’esposizione al piano terra che è dominato dagli Specchi Solari , superfici in acciaio attraversate da segni abrasivi simili a fulmini. Questi specchi non riflettono il mondo, ma sembrano catturare la luce e restituirla in modo autonomo. È una prima immersione potente, quasi un rito di passaggio: ci si trova di fronte a qualcosa che non si limita a rappresentare la realtà, ma la trasforma.

Installation view, Bizhan Bassiri. Creazione, BUILDING Gallery, Milano, ph. Michele Alberto Sereni

Salendo al primo piano, il rosso lascia spazio al blu profondo. Qui sono esposte le Particelle della Tempesta (2024), dipinti materici ottenuti facendo macerare carta di giornali in vasche piene di acqua pigmentata, le superfici rivelano dettagli nascosti, come stratificazioni geologiche di un paesaggio in continua evoluzione. Poco più in là, i disegni Inchinato Pennino (2020), realizzati durante il primo lockdown, sembrano visioni microscopiche di un universo magmatico: piccole fenditure di luce si aprono tra le ombre, evocando paesaggi surreali e misteriosi.

L’ultimo passaggio è al secondo piano, dove il nero avvolge l’intero spazio espositivo. Qui si trovano le Erme (2000-2024), sculture ispirate alle erme classiche, con teste di pietra lavica adagiate su basi metalliche rovesciate. Sono figure statiche ma cariche di tensione, presenze enigmatiche che sembrano osservare il visitatore. Qui il tempo si sospende, e le parole dell’artista tornano alla mente: “Osservando nel buio, il buio vedo”.

Come spiega il curatore Bruno Corà: “In tale drammaturgia visiva, Bassiri esibisce le figure essenziali della sua poetica: l’incessante trasformazione della materia, da lui considerata ‘tempesta’ permanente; lo stupore della luce ricavata dall’opera e offerta come entità correlata allo sguardo individuale; l’ineludibile presenza testimone della cifra antropologica; il rischio serpentino dell’imprevisto; la sorte, invisibile ma attiva forza regolatrice e registro supremo dell’arte che perpetua la tensione vivente, assumendo forme senza tempo”.

Bizhan Bassiri, Tapesh (2017), Installation view, Tapesh. The Golden Reserve of Magmatic Thought, 57ª Biennale d’Arte, Venezia, Padiglione Iran

Ogni piano rappresenta una fase, un passaggio che accompagna il visitatore in un dialogo con la materia, il colore e la luce. L’arte di Bassiri è radicata nella memoria della terra e della sua trasformazione, ma si apre anche a una riflessione più ampia sul tempo e sull’esistenza.

Con questa personale a Milano, Bizhan Bassiri offre un’occasione per esplorare il suo linguaggio fatto di archetipi cosmologici, mitologia e materia viva. Un percorso che, salendo i piani della galleria, diventa sempre più profondo, fino a lasciare il visitatore con una sensazione di sospensione, quasi di mistero irrisolto.

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