Dal 4 dicembre 2025 all’8 gennaio 2026, l’ADI Design Museum di Milano ospita una delle tappe più significative del BMW Art Car World Tour, celebrando i cinquant’anni di una delle collezioni più emblematiche del dialogo tra arte contemporanea e industria automobilistica. A cinquant’anni dalla prima collaborazione con Alexander Calder, la collezione delle Art Car torna in Italia con una mostra che espone otto vetture realizzate da artisti internazionali del calibro di Roy Lichtenstein, Frank Stella, Esther Mahlangu, Jenny Holzer, Sandro Chia, Jeff Koons e Julie Mehretu. Una selezione eterogenea per linguaggi, provenienze e visioni, ma coerente nella riflessione sul rapporto tra arte e velocità, funzione e immaginazione, materia e linguaggio.
Il museo milanese si trasforma così in un luogo d’osservazione privilegiato dove il design automobilistico incontra le trasformazioni della cultura visiva del secondo Novecento e degli anni Duemila. Le auto non sono semplici vetture dipinte: sono manifesti mobili, veicoli che si spingono ben oltre l’oggetto industriale. Il progetto, nato nel 1975 per volontà del pilota e collezionista Hervé Poulain e da subito sostenuto da BMW, è diventato negli anni una piattaforma curatoriale a tutti gli effetti, in grado di coniugare esigenze di comunicazione e sperimentazione estetica.
Non è un caso che sia Milano a ospitare la tappa conclusiva del tour 2025, dopo aver attraversato eventi di rilievo come Art Basel Hong Kong e Le Mans Classic. Secondo Massimiliano Di Silvestre, presidente e CEO di BMW Italia, l’iniziativa rappresenta un gesto chiaro verso l’Italia e la sua centralità nel sistema del design internazionale, ma anche un’opportunità per coinvolgere un pubblico trasversale, composto da appassionati di arte, motori e cultura materiale. L’esposizione all’ADI Design Museum non si limita a mostrare le auto: costruisce un racconto coerente, arricchito da fotografie di René Staud, da una collezione di modelli in scala e da una narrazione curatoriale pensata per collocare le Art Car in un più ampio orizzonte critico.
La presenza di opere di artisti tanto diversi tra loro sottolinea l’evoluzione stessa del progetto. Dalla monumentalità plastica di Calder, che nel 1975 inaugurò la serie con la BMW 3.0 CSL, alla stratificazione astratta e politica dell’ultima vettura firmata da Mehretu, realizzata nel 2024 su un modello ibrido da corsa, l’intera mostra mostra come il rapporto tra pittura, installazione, performance e oggetto industriale sia stato riletto, adattato, a tratti forzato, per restituire all’oggetto auto una dimensione nuova. Le Art Car sono tutte opere nate da un incontro tra esigenze funzionali e immaginari artistici. Alcune sono state pensate per gareggiare in pista, altre per restare icone espositive. In entrambe le configurazioni, ciò che colpisce è la continuità con cui queste vetture parlano del loro tempo: riflettono tensioni estetiche, movimenti culturali, cambiamenti sociali.
Luciano Galimberti, presidente dell’ADI, ha definito le Art Car come “sculture in movimento”, capaci di raccontare la trasformazione del design non solo come funzione o forma, ma come atto critico e visione collettiva. È questo uno degli aspetti più interessanti della mostra: l’assenza di nostalgia e il rifiuto di una narrazione celebrativa fine a sé stessa. Non c’è retorica nel percorso, ma una continua sollecitazione a osservare le auto come oggetti culturali in grado di contenere simboli, tensioni, domande. Ogni vettura è parte di un processo che unisce le ragioni dell’estetica con quelle della tecnica, ma anche le storie personali degli artisti coinvolti con le traiettorie di un marchio industriale.
Thomas Girst, responsabile degli impegni culturali del gruppo BMW, ha sottolineato come l’Italia abbia saputo valorizzare la serie Art Car con un allestimento capace di parlare a pubblici diversi. E in effetti l’ADI Design Museum, con il suo profilo istituzionale ma aperto all’innovazione, rappresenta uno spazio ideale per accogliere una collezione che non ha mai rinunciato alla sua doppia anima di opera e prodotto, macchina e manifesto, oggetto tecnico e superficie simbolica.
Nel complesso, l’arrivo del BMW Art Car World Tour a Milano non è solo una tappa prestigiosa per la città e il museo, ma un’occasione per riattivare il pensiero intorno al ruolo del design oggi: non come forma che insegue la funzionalità, ma come campo di relazione tra discipline, visioni e usi. In un momento in cui il confine tra arte e industria si fa sempre più sottile, l’esempio delle Art Car mostra come proprio lì, dove si incontrano innovazione e memoria, può nascere qualcosa di radicalmente nuovo.





