Bob Ross: su Netflix un documentario sull’eredità del pittore americano

Ha condotto uno show televisivo di ben 31 stagioni, ma alla sua morte è scattata una battaglia legale. Scopriamo insieme cosa è successo…

Capelli ricci, barba, voce suadente e un incredibile talento nella pittura di paesaggio: Bob Ross, con il suo show “The Joy of Painting” è stato una vera e propria icona della televisione americana.

In soli 30 minuti di episodio, Bob mostrava come creare un dipinto completo di dettagli, e non importa se il pubblico a casa non aveva mai impugnato un pennello: per Bob, tutti hanno un talento e tutti sono capaci.

La storia di Bob Ross

Bob si dedica all’arte solo dopo essersi congedato dall’esercito, dopo i 40 anni, tenendo corsi e insegnando la pittura di paesaggio in tutti gli Stati Uniti.

E’ proprio durante una di queste lezioni che la sua grande capacità di coinvolgimento, unita ad una calma e ad una voce serafica e sensuale, vengono notate da Annette Kowalski, la quale spinge Bob ad entrare in società con lei e suo marito Walt.

Era nata la Bob Ross Inc, nel 1982.

Dall’anno successivo Annette e Bob cominciano a produrre “The Joy of Painting”: è da subito un successo, e Bob diventa una vera e propria icona, ma anche un brand commerciale da milioni di dollari.

Infatti, non solo vengono aperte scuole in tutti gli Stati Uniti, ma anche prodotti come pennelli, tele, vernici, magliette, accessori e non solo, diventano un must per i suoi “follower” e studenti.

Il Documentario su Netflix

Nel documentario dal titolo “Bob Ross: arte, tradimento e avidità”, il regista Joshua Rofé si focalizza sul rapporto tra i Kowalski e l’artista, seguendone l’ascesa e il successo, per poi mettere in luce, dopo la morte di Bob nel 1995, degli aspetti quanto meno dubbi legati all’eredità del suo brand e delle sue opere d’arte.

Infatti, durante il film, il figlio di Bob, Steve, dichiara di non aver mai ricevuto alcun compenso dallo sfruttamento dei diritti di immagine e dall’eredità di suo padre, che nel 1995 ammontava a quasi 1,3 milioni di dollari.

Steve ha più volte provato a far valere le sue ragioni, l’ultima perfino nel 2017 attraverso una causa legale, perdendo sempre in tribunale.

I Kowalski, da parte loro, pur essendo stati invitati, hanno deciso di non dare il proprio contributo, affermando che “il regista e i produttori hanno portato avanti la produzione senza la prospettiva di Bob Ross Inc.” e che “la narrativa finale manca di notevoli sfumature e accuratezza e suscita un chiaro pregiudizio a favore di coloro che sono stati intervistati“.

Per scoprire di più, non vi resta che aprire Netflix e guardare questo affascinante quanto controverso documentario…

Cover Photo Credits: Photograph courtesy Netflix

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Mattia Casanova
Mattia Casanova
Laureato in Economia e Gestione degli Eventi Culturali, il suo percorso lo ha portato a specializzarsi in Content Management e Web Design per il settore Artistico. Ha vissuto a Venezia, Londra e Cagliari.

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