Mercoledì 1 maggio 1946 faceva il suo ingresso nel panorama editoriale del Bel Paese un nuovo prodotto. Si chiamava Sport Italia ed era acquistabile per appena 6 lire, inizialmente come inserto de La Gazzetta dello Sport. Alla sua nascita era formato da due sole pagine, e il recto del primo numero esibiva un articolo di fondo dal titolo “Ancora uno”. Sì, perché all’epoca di giornali sportivi in Italia già ce n’erano; però Sport Italia era diverso: intanto per un colore giallino non utilizzato dagli altri, e poi perché questo prodotto editoriale si profilava come organo ufficiale del concorso a pronostici di calcio, che Sisal importò nel Paese dall’estero.
Dunque, oltre a fornire articoli e aneddoti di interesse calcistico, Sport Italia cercava di promuovere quello che in un periodo successivo verrà conosciuto come Totocalcio e sarà destinato a coinvolgere buona parte degli italiani. Specie nei primi numeri, veniva spiegato come compilare la schedina; si presentava il palinsesto calcistico della settimana successiva – l’inserto era settimanale appunto per andare di pari passo con questo; penne importanti del giornalismo sportivo condividevano i propri pronostici e venivano via via rivelati i codici numerici dei fortunati vincitori.
La carta su cui era stampato Sport Italia è fragile: d’altra parte, l’inserto era pensato per durare quel tanto che bastava per essere letto. In più, nel corso dei decenni, questi primi numeri sono stati conservati in modo pessimo, tra sbalzi di temperatura e manipolazioni errate. È in questo contesto che s’inserisce il progetto di restauro dei primi due numeri di Sport Italia voluto dall’Archivio Storico Sisal per restituire voce e materia a una storia profondamente italiana.

Oggi, in occasione degli 80 anni dalla nascita di Sisal, «la scelta di valorizzare proprio Sport Italia e non la schedina, conosciuta ai più» chiarisce Michela Di Giorgio, curatrice dell’Archivio Storico Sisal «nasce proprio dal fatto che Sport Italia era la rappresentazione perfetta di quella capacità innovativa di tipo sistemico che ha sempre contraddistinto l’azienda». Infatti, in un panorama già dominato da altri giornali sportivi, questo riuscì ad inserirsi e a differenziarsi alla luce dei concorsi che promuoveva, in un’epoca – quella del Secondo Dopoguerra – dove fare circolare l’informazione era difficile.
Questo progetto di restauro rappresenta un’opportunità sotto molteplici punti di vista. Per Sisal esso simboleggia «l’occasione ideale per riflettere sul grande patrimonio culturale dell’Azienda, che da oltre 80 anni accompagna l’evoluzione culturale e sociale degli italiani» spiega Fabio Ventoruzzo, Communications Senior Director di Sisal spA e Responsabile Progetti Corporate Heritage di Sisal. Ma, al contempo, il progetto si configura come una grande opportunità anche per i giovani studenti della Scuola di Restauro di Botticino di Milano, ai quali il restauro è stato affidato, guidati dalla docente restauratrice Gaia Petrella.
La Scuola, fondata nel 1974, è da molto tempo considerata un’eccellenza italiana del restauro, ed è cuore pulsante di Valore Italia, luogo dinamico e interdisciplinare, innovativo e sperimentale, dove è possibile studiare le nuove metodologie da applicare al restauro, la conservazione e la valorizzazione del Patrimonio Culturale. Nella Scuola, attraverso questo progetto, «l’obiettivo è restituire vita a un patrimonio cartaceo prezioso e, allo stesso tempo, rafforzare il percorso dei restauratori di domani» dichiara Salvatore Amura, che di Valore Italia è Amministratore Delegato.
Ma c’è di più, perché se da un lato il restauro di un pezzo fondamentale di storia del nostro Paese come Sport Italia rappresenta «la vicinanza della cultura sportiva con la cultura popolare» prosegue Amura, dall’altro mostra «come deve essere per noi l’approccio alla cultura dell’heritage e la valorizzazione del restauro: noi lavoriamo tutti i giorni affinché a questi non sia connessa un’idea di qualcosa di elitario».

Quindi, quando lo scorso 25 novembre la Scuola di Restauro di Botticino ha aperto le porte dei suoi laboratori al pubblico, abbiamo potuto verificare come effettivamente l’arte antica e contemporanea – insomma, i pezzi da museo che necessitano di essere restaurati – convivano lì con oggetti più “quotidiani” e “di massa”, in ultima misura più “pop”, come in questo caso i primi due numeri di Sport Italia, a cui è destinata la stessa cura e attenzione riservata a quadri e sculture.
Siamo stati poi testimoni del confronto degli inserti in questione prima e dopo il restauro. I due numeri, una volta giunti alla Scuola, erano in condizioni tali da non essere più manipolabili. Da alcuni test, la carta risultava avere un pH acido (tra 4 e 5). Chimicamente instabile, si tratta di un supporto molto fragile, a base di lignina. Infatti, si trattava di fogli che, prima del restauro, presentavano strappi e danni consistenti soprattutto ai margini, oltre a deformazioni dovute all’applicazione negli anni Settanta di una sorta di nastro adesivo trasparente che avrebbe dovuto riparare l’inserto, e che però ne compromise la leggibilità completa.
«Il primo obiettivo del progetto è stato la manipolazione dei due numeri» illustra Petrella «di conseguenza, un intervento di restauro, ma minimo: abbiamo cercato di intervenire il meno possibile con materiali nuovi e innovativi. Il terzo obiettivo è stato il condizionamento, quindi riguarda come abbiamo deciso di conservare questi esemplari nel futuro. E infine la valorizzazione degli stessi».
Il processo di restauro ha previsto operazioni come la spolveratura a secco, l’utilizzo di nanoparticelle che sono penetrate all’interno dei legami della cellulosa, la rimozione del nastro adesivo trasparente menzionato con diversi solventi e l’applicazione di un velo sottilissimo e di carta giapponese. Il risultato è stato l’ottenimento di un pH della carta intorno a 6, il risarcimento di strappi, il riposizionamento dei frammenti e il ripristino della totale leggibilità dei fogli.
E una volta ripristinata la leggibilità, è stata ripristinata anche la memoria di un fenomeno di costume, perché Sport Italia «racconta effettivamente l’Italia dagli anni Quaranta in poi» riflette Arianna Beretta, direttrice della Scuola di Restauro di Botticino «quindi ci parla di chi eravamo, di chi siamo, e di come si sono evolute la società, la moda, la grafica e la politica». C’è però di più, perché questi sono elementi che vanno letti alla luce del contesto in cui ci troviamo oggi, che è caratterizzato dalla scomparsa del giornale cartaceo e dalla smaterializzazione della scrittura e dell’editoria. «In un contesto dove ci sono generazioni che non hanno modo di sentire il peso della carta e di percepire con il tatto questo materiale» conclude Beretta «questo restauro è molto importante per mantenere non solo la memoria di chi siamo stati, ma anche degli oggetti che hanno accompagnato la nostra quotidianità e la storia del nostro Paese».





