Non più vernice sul vetro protettivo delle pià famose opere d’arte di tutti i tempi o sui basamenti delle sculture, come nelle azioni simboliche dei ragazzi di Nuova Generazione per scuotere l’opinione pubblica sul disastro climatico. Questa volta l’arte non è l’oggetto della protesta, ma torna a essere il mezzo stesso: Greenpeace porta sul luogo del danno – una piattaforma di gas attiva nel Mare del Nord – Butchered, un’opera concepita da Anish Kapoor, tra i più grandi artisti internazionali, per trasformare la struttura di Shell in una ferita visibile, 12 metri per 8, inzuppata di un rosso sangue biodegradabile. L’arte torna così al centro del conflitto politico globale, non come esercizio di stile o come un gesto simbolico isolato, ma come intervento mirato sui luoghi-chiave dove le crisi si generano e hanno origine. Un approccio che richiama quello di Banksy, quando, oltre cinque anni, fa portò le sue opere in Cisgiordania e a Gaza, anticipando così la drammatica crisi umanitaria esplosa con la carneficina messa in atto dall’esercito israeliano contro la popolazione palestinese.
I fatti. Mercoledì mattina, un gruppo di sette attivisti di Greenpeace ha scalato la piattaforma di gas naturale Shell Skiff, situata a 45 miglia nautiche dalla costa di Norfolk, nel Mare del Nord, e ha installato Butchered, la nuova opera di Anish Kapoor concepita appositamente per l’azione. La tela, di 12 metri per 8, è stata fissata a un lato della struttura e spruzzata con 1.000 litri di liquido rosso composto da acqua di mare, polvere di barbabietola, granuli di caffè decaffeinato biologico e colorante alimentare per stagni. L’operazione, durata dieci minuti, ha lasciato una grande macchia cremisi sul tessuto.
Secondo Greenpeace, si tratta della prima opera d’arte installata su una piattaforma attiva di combustibili fossili. L’ONG ha spiegato che Butchered “simboleggia le profonde ferite che l’industria dei combustibili fossili ha lasciato sul nostro pianeta e il danno che continua a causare alle persone, nella sua incessante ricerca del profitto”. Anish Kapoor, dal canto suo, ha definito il lavoro “fisico, viscerale” e “un urlo visivo”. “L’ho chiamata Butchered (in inglese: “macellato”, ndr), per riferirmi al massacro dell’ambiente. È, a livello più semplice, sangue su una tela. Un riferimento alla distruzione – al sanguinamento – del nostro globo, del nostro stato, del nostro essere”, ha dichiarato al Guardian.
D’altra parte, Kapoor non è nuovo a questo tipo di utilizzo del colore rosso sulla tela. Butchered si inserisce infatti nella lunga indagine che Kapoor conduce da anni sul rosso, un colore che per l’artista concentra la materia stessa della vita e della morte: pigmento della carne, della terra, delle ferite, degli organi interni, delle grandi passioni. Dalla grande installazione veneziana del 2022 alle sale di Palazzo Strozzi a Firenze, Kapoor ha usato il rosso come sostanza fisica, quasi organica, capace di evocare viscere, nascita, decomposizione e intensità emotiva. Nell’azione con Greenpeace, questo linguaggio cromatico diventa strumento di denuncia politica, trasportato dal museo fin dentro il cuore stesso di un’infrastruttura industriale. “Volevo creare qualcosa di visivo, fisico, viscerale che riflettesse la carneficina che stanno infliggendo al nostro pianeta”, ha detto ancora l’artista. “Butchered è anche un omaggio all’eroico lavoro svolto in opposizione a questa distruzione e agli instancabili attivisti che scelgono di interrompere, dissentire e disobbedire”.

“Sembra esserci una volontà collettiva di non guardare chi è la vera responsabilità del riscaldamento globale”, ha aggiunto ancora l’artista. “Viviamo in un’epoca di negazionismo… La nostra testimonianza globale collettiva del riscaldamento globale è inferiore al 10% dei numeri reali. La maggior parte è causata da queste grandi compagnie petrolifere e del gas”.
La performance è avvenuta durante la quarta ondata di caldo estiva in Europa. “Gli eventi meteorologici estremi colpiscono vicino a casa, ma l’estrazione di combustibili fossili che sta causando la crisi climatica è spesso nascosta”, ha dichiarato Philip Evans, responsabile della campagna di Greenpeace UK. “Quest’opera d’arte è un pugno nello stomaco che rende visibili le sofferenze e i danni causati dall’industria petrolifera e del gas proprio dove il danno ha inizio”. Kapoor ha aderito al Polluters Pay Pact, iniziativa globale di Greenpeace che chiede a compagnie petrolifere, del carbone e del gas di pagare per i danni climatici causati.

L’artista ha raccontato di essere in contatto con Greenpeace UK da anni per trovare un’azione congiunta. “Circa un anno fa è nata l’idea di fare qualcosa su una piattaforma di gas e su una piattaforma petrolifera. Ho pensato a cosa si potesse fare e ho inventato Butchered”. L’operazione di mercoledì è stata il secondo tentativo, dopo un fallimento iniziale nel 2024. “È nostro dovere come cittadini avere almeno un qualche tipo di programma politico. È tragico che i governi stiano vietando le proteste e arrestando le persone. È nostro diritto e dovere protestare e mantenere viva la nostra coscienza”, ha affermato Kapoor. Non è la prima volta che Kapoor prende posizione su temi climatici: nel 2019 faceva parte di un gruppo di artisti che chiedeva alla National Portrait Gallery di Londra di interrompere i rapporti con il gigante petrolifero BP. Tuttavia, è la prima volta in assoluto che l’impegno politico entra direttamente a contatto col suo lavoro. Fino ad alcuni anni fa, infatti, l’artista sembrava essere del parere che gli artisti non dovessero mai inserire messaggi esplicitamente “impegnati” nei loro lavori. In un’intervista di pochi anni fa, non a caso, aveva dichiarato: “Credo che l’agitprop – l’arte con messaggi politici espliciti – abbia vita breve e non sono un grande sostenitore di questo metodo. Semplicemente, credo che non produca buona arte”. Aggiungendo però che “il mondo in cui viviamo oggi è disgustoso sotto così tanti aspetti che dobbiamo prendere posizione. Penso che sia un potere che abbiamo come cittadini: tu, io e tutti i nostri fratelli e sorelle”.

Ben diversa, ovviamente, la posizione dell’azienda colpita dall’operazione. Un portavoce di Shell UK ha dichiarato: “La sicurezza in mare è la nostra priorità. Greenpeace è entrata senza autorizzazione in una zona di sicurezza limitata intorno alla piattaforma, stabilita dalla legge britannica per proteggere le persone e prevenire collisioni. Le loro azioni sono state estremamente pericolose, hanno comportato un’intrusione illegale e hanno messo a rischio la propria vita e quella degli altri. Rispettiamo il diritto di individui e organizzazioni a protestare, ma deve essere in modo sicuro e legale”. Da parte loro, Greenpeace e Kapoor rivendicano invece la necessità di portare il conflitto climatico direttamente nei luoghi dove si genera il danno. In questo caso non con un dossier, un report o una conferenza stampa, ma con un’immagine destinata a restare nella memoria visiva: una macchia di rosso su un’icona dell’industria fossile. L’arte torna così ad essere etica e politica, senza indulgere alla retorica o alla descrizione didascalica dell’esistente.


