Bvlgari: tra identità ancestrale e pop, un Mediterraneo contemporaneo

Lusso e arte: tanti e innumerevoli sono gli esempi della creatività al servizio dei brand più esclusivi al mondo. Lo abbiamo visto con Hermès e il restyling curato da Linda Merad; con la campagna Versace Embodied; con le scenografie e le performances all’Haute Couture di Parigi. Lì dove il settore luxury richiama a sé la necessità di essere unico, eccezionale, riconoscibile, la cultura artistica risponde con la capacità di un estro emergente.

Circa un anno fa, apriva a Taormina la nuova boutique Bvlgari: per l’occasione veniva presentata Polychroma, la nuova collezione ideata da Lucia Silvestri, con gioielli che riflettevano non solo un ampio spettro di colori e nuances, ma anche linee sinuose e modelli dalle forme tarsiate. Il legame con la città sicula era – ed è – estremamente palese: la sua vibrante anima ha ospitato quel lancio pensato ad hoc, in una terra che del Mediterraneo e delle sue culture ha preso le infinite sfumature.

Ancora oggi, vediamo l’artista Alessandro Florio tra i protagonisti di questa nuova location taorminese del brand romano: Nel suo linguaggio poetico è impossibile non cogliere echi della storia multiculturale della Sicilia, inclusi influssi che richiamano sottilmente le tradizioni visive del Maghreb e del mondo arabo. Il prezioso si fonde con l’esotismo, simbologie mitiche dialogano con motivi orientali: la ricerca visiva è di immenso impatto. La relazione con Bvlgari – è innegabile. In un’intervista, Florio dirà: “Quando ho scoperto la potenza dei colori, la mia creatività è esplosa”.  Polychroma è la parola che racchiude la sua storia, il suo dogma: il design di Bvlgari lo ricollega alla Natura. Svettano, tra le vetrine in Corso Umberto 111, le sue meravigliose palme su fondo oro.

Ad affiancare Florio per quell’iconico lancio, fu anche Rubelli, storica maison veneziana di tessuti: una serie di dodici arazzi ispirati ai dipinti dell’artista di Taormina. Un lavoro studiato nei minimi dettagli, sinergie più che congruenti e un sistema creativo irripetibile: l’evento ha puntato alla qualità massima di ogni risorsa e in generale la comunicazione Bvlgari si inserisce in quella tendenza contemporanea per cui la vendita di un prodotto di lusso passa non più – o non solo – per la sua patinatura quanto per la sua capacità di soddisfare un bisogno culturale.

In particolare, la nuova scia di Bvulgari prevede anche un certo multiculturalismo. Dall’estetica visual all’esperienza musicale, un recentissimo post IG dello scorso 23 aprile – in attesa della nuova collezione “B.zero1” – racconta che “la maison riunisce forze musicali […] per una collaborazione che attraversa generi, energie e mondi estetici”: sono presenti Kaytranada e La Niña del Sud, intenti a formare nuove sonorità e fluidi scenari identitari.

Ancestralità e pop sembrano quindi fondersi per fare da soundtrack al probabile futuro prossimo di Bvlgari. Il marchio sembra dirigersi sempre più a Sud, verso un’essenza impregnata di rituali ma pulsante di contemporaneità. Un’antica nuova anima: mistica, spirituale, recondita. In poche parole, Mediterranea.

CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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Marina Piccola Cerrotta
Marina Piccola Cerrotta
Marina Piccola Cerrotta nasce a Napoli nel 1991. Studia Antropologia e Storia dell'arte, conseguendo la Laurea Magistrale presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Vince poi il concorso Generazione Cultura e frequenta la LUISS Business School. Dopo le esperienze di redattrice per Vesuviolive e Fanpage, cura nel 2018 la mostra "Forcella Reigns", di Francesca Bifulco e Alex Schetter, a Los Angeles. Ha collaborato al reparto cretivo e come art consultant delle gallerie d'arte Liquid art system. Nel 2023 pubblica il suo libro "Una limonata blu", edito da Guida Editori con la prefazione del Prof. Marino Niola.

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