Ogni residenza artistica davvero riuscita nasce da uno spostamento che riguarda prima lo sguardo e poi la geografia. Nel caso di Camilla Alberti, protagonista della prima edizione di MOZITA, la rassegna culturale promossa dall’Ambasciata d’Italia a Maputo nel 2025 per celebrare i cinquant’anni di relazioni e amicizia tra Italia e Mozambico, questo spostamento ha assunto la forma di un attraversamento materiale, simbolico e culturale. Un viaggio dentro un territorio, dentro le sue tecniche, dentro le sue memorie, ma anche dentro le possibilità che l’arte contemporanea possiede quando accetta il confronto con un contesto diverso dal proprio.
La residenza, promossa da Renco S.p.A. con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Maputo e la cura di Valentina Ciarallo, nasce con l’obiettivo di costruire un ponte culturale stabile tra Italia e Mozambico. Un progetto pensato come occasione di scambio, ricerca e produzione, capace di mettere in relazione artisti italiani e realtà creative locali, generando lavori nati da un contatto diretto con il territorio.
Maputo, capitale del Mozambico, rappresenta in questo senso un luogo particolarmente fertile. La città raccoglie un mosaico di tradizioni, influenze, eredità storiche e tensioni contemporanee. Gallerie, poli culturali, collettivi artistici e realtà indipendenti alimentano un ambiente dinamico, aperto al dialogo internazionale e attraversato da una vitalità espressiva che unisce memoria, artigianato, sperimentazione e identità urbana. Dentro questo paesaggio, Alberti ha potuto sviluppare un’opera nata dalla contaminazione con le radici espressive locali, lavorando su materia, simbolo e trasformazione.
Il risultato della residenza è Cacciatori di Ruggine, opera attualmente custodita presso la Residenza dell’Ambasciata d’Italia a Maputo. Il lavoro nasce dalla collaborazione con gli artigiani dell’associazione ASSEMA – Associação de Escultores de Arte Makonde, realtà legata a una tradizione scultorea profondamente radicata nella cultura mozambicana. Alberti ha scelto di lavorare con il Pau Preto, ebano emblematico della cultura Makonde, accostandolo a materiali di scarto organici e industriali trasformati in polveri, pigmenti e leganti.
La sua ricerca si articola attorno a tre nuclei concettuali: la caccia, la ruggine e il cemento. La caccia diventa tensione alla sopravvivenza, gesto primario, movimento istintivo verso ciò che permette di continuare a esistere. La ruggine introduce l’idea di metamorfosi e resilienza: materia che si consuma, muta, resiste, produce una nuova pelle attraverso il tempo. Il cemento, invece, assume il valore ambiguo di simbolo di status e strumento di trasformazione sociale, materiale dell’edificazione e della crescita urbana, ma anche segno di una modernità che cambia il paesaggio e le relazioni.
In Cacciatori di Ruggine, Alberti intreccia così saperi artigianali e immaginari simbolici, costruendo un’opera che parla di sopravvivenza, trasformazione e memoria della materia. Il dialogo con gli artigiani Makonde diventa parte integrante del processo creativo: una relazione fondata sullo scambio di tecniche, gesti, conoscenze e visioni. L’opera assume il carattere di una soglia tra culture, un dispositivo in cui la pratica contemporanea incontra una tradizione viva e la rilegge attraverso un linguaggio personale.
Conclusa la fase di produzione e ricerca sul campo, il progetto entra ora nella sua restituzione pubblica. La residenza, coerentemente con lo spirito di contatto e condivisione che caratterizza MOZITA, prevede momenti di apertura e racconto dei processi sviluppati durante il soggiorno. Il 17 giugno, la rassegna varcherà i cancelli della sede di Renco a Pesaro per una presentazione ufficiale dedicata ai dipendenti: un’occasione per restituire alla comunità aziendale i valori della residenza e i risultati della ricerca artistica che ne è scaturita.
Dopo l’estate, il dialogo tra Italia e Mozambico troverà il suo momento culminante a Maputo, dove l’opera di Camilla Alberti verrà presentata ufficialmente al pubblico. L’evento coinciderà con l’avvio della seconda edizione della residenza, sancendo un passaggio ideale tra artisti e confermando la volontà di dare continuità a questo percorso di scambio internazionale.
MOZITA si configura così come un progetto capace di andare oltre la celebrazione diplomatica, trasformando l’anniversario dei rapporti tra Italia e Mozambico in un’esperienza concreta di produzione culturale. Attraverso il lavoro di Camilla Alberti, l’arte diventa luogo di incontro tra materiali, territori e comunità, dimostrando come ogni vera relazione culturale nasca da un ascolto profondo e dalla possibilità di lasciare che la materia stessa racconti nuove forme di appartenenza.


