Capitale Italiana della Cultura 2028, oggi le audizioni decisive a Roma: le dieci città finaliste si giocano il titolo

Roma, Sala Spadolini. Ore 11.30. Oggi, giovedì 26 febbraio, entrano nel vivo le audizioni pubbliche per la designazione della Capitale Italiana della Cultura 2028. Nella sede del Ministero della Cultura, davanti alla giuria nominata dal dicastero, le dieci città finaliste presentano la propria visione strategica, difendono il dossier e provano a trasformare un progetto culturale in una promessa di futuro. Trenta minuti per raccontarsi, trenta per rispondere alle domande: un’ora che vale un anno intero di programmazione e un milione di euro di finanziamento statale.

Non è una semplice competizione tra territori. È un esercizio di narrazione politica e culturale, in cui ogni città è chiamata a dimostrare coerenza, sostenibilità economica, capacità di coinvolgimento e impatto a lungo termine. Le audizioni, trasmesse in streaming per garantire trasparenza, sono il momento in cui la retorica deve farsi struttura e la visione deve diventare calendario, budget, governance.

Le dieci finaliste selezionate dalla giuria raccontano un’Italia policentrica, stratificata, lontana dai soliti capoluoghi metropolitani. Sono Anagni (FR) con il progetto Hernica Saxa. Dove la storia lega, la cultura unisce; Ancona con Questo adesso; Catania con Catania continua; Colle di Val d’Elsa (SI) con Colle28. Per tutti, dappertutto; Forlì con I sentieri della bellezza; Gravina in Puglia (BA) con Radici al futuro; Massa con La Luna, la pietra. Dove Tirreno e Apuane incontrano la storia; Mirabella Eclano (AV) con L’Appia dei popoli; Sarzana (SP) con L’impavida. Sarzana crocevia del futuro; Tarquinia (VT) con La cultura è volo. Dieci traiettorie differenti che mettono al centro patrimonio, paesaggio, comunità e innovazione.

Il format è rigoroso. Ogni delegazione — sindaco, direttore di progetto, partner culturali — espone il proprio programma annuale, illustra le infrastrutture previste, chiarisce il piano economico-finanziario e prova a convincere la commissione della solidità della governance. Poi arrivano le domande: sostenibilità nel medio periodo, coinvolgimento delle imprese, accessibilità, misurazione dell’impatto, eredità post-2028. È qui che la narrazione si misura con la fattibilità.

Negli anni, il titolo di Capitale Italiana della Cultura si è trasformato da riconoscimento simbolico a leva di rigenerazione urbana e identitaria. Non basta più programmare mostre e festival: occorre dimostrare che la cultura può essere infrastruttura, welfare, attrattività turistica, formazione. Le città finaliste lo sanno e costruiscono dossier sempre più articolati, capaci di intrecciare archeologia e digitale, tradizione e creatività contemporanea, memoria e sviluppo.

Il verdetto arriverà entro il 27 marzo 2026. La città designata riceverà un contributo di un milione di euro per realizzare il programma presentato, ma soprattutto conquisterà una visibilità nazionale che può ridefinire la propria traiettoria economica e culturale. Per le altre nove resterà comunque un patrimonio progettuale: reti attivate, visioni condivise, strategie già pronte per essere declinate altrove.

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